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Neon Genesis Evangelion: l'amore è più distruttivo dei robot

Neon Genesis Evangelion approda su Netflix: non so se siamo pronti a una nuova ondata di meme sulla depressione dei protagonisti, sulla lotta eterna per quale sia la ragazza più carina, alle disquisizioni sulla coppia meglio assortita e alle speculazioni sul destino del pinguino Pen Pen

 

Nel frattempo però possiamo prepararci a questo Impact e provare ad analizzare la serie televisiva animata di Hideaki Anno risalente nel 1995 e realizzata dallo studio Gainax insieme a The End of Evangelion(1997), il film che ne suggella il finale, cercando di chiarire le idee a chi l’ha visto solo una volta e di riordinare quelle dei veterani.

 

Eviterò di parlare della tetralogia cinematografica dei Rebuild of Evangelion, in quanto incompleta.

 

 



Neon Genesis Evangelion (letteralmente: il Vangelo del Nuovo Secolo) è un’opera d’arte.

 

Se dopo vent'anni la gente specula ancora a riguardo vuol dire che è penetrata nel cuore e nelle teste degli spettatori. 

 

Cosa vuol dire essere umani?

Chi siamo noi in relazione alle altre persone?

Neon Genesis Evangelion è al contempo un'opera corale ed individuale: rappresenta il processo catartico di Hideaki Anno travolto dalla depressione ma si pone interrogativi esistenziali che prima o poi chiunque si trova ad affrontare nel proprio percorso di vita.

 

La trama, in apparenza, è molto semplice: siamo nel 2015 e delle creature mostruose chiamate Angeli - che nel nuovo doppiaggio verranno tradotti come Apostoli - attaccano ripetutamente Neo Tokyo 3.

 

Qualsiasi tecnologia contro questi esseri non serve a nulla in quanto sono in grado di difendersi tramite gli AT-Field, un campo protettivo di cui inizialmente non si conosce la matrice. 

Gli unici in grado di contrastare queste creature sono gli Evangelion, mecha antropomorfi il cui design è ispirato ai demoni del folclore giapponese.

 

 

Questi super “robot” (le virgolette, per chi ha visto la serie, sono d’obbligo) vengono pilotati dai Children, tre ragazzini di quattordici anni, i quali non hanno a disposizione una vera e propria cabina di pilotaggio ma controllano il mecha sincronizzandosi con esso.  

 

 

 

 

- Un mondo post-apocalittico

 

La serie è ambientata nel 2015, in un mondo distrutto.

L’umanità è stata precedentemente decimata nel 2000 da un avvenimento definito come Second Impact.

 

Ufficialmente questo disastro che ha decimato la popolazione mondiale è stato provocato da un meteorite di enormi dimensioni precipitato in Antartide.

In seguito l’asse terrestre si è spostato e il livello del mare si è alzato; le conseguenze sono state catastrofiche, dalla morte di più della metà della popolazione mondiale all’annichilimento di qualsiasi forma di vita nel raggio di migliaia di chilometri dall’impatto, con cambiamenti climatici di enorme portata che hanno portato alla mancanza del ciclo delle quattro stagioni.

 

Un effetto domino di tragedie: oltre che a eruzioni vulcaniche e alluvioni il Second Impact ha provocato dissidi tra i vari Paesi e la rifondazione in senso fortemente militaristico delle Nazioni Unite.

 

In realtà veniamo presto a conoscenza di un’organizzazione segreta denominata Seele che ha organizzato proprio in quell’anno una spedizione in Antartide capeggiata dal dottor Katsuragi, padre di Misato Katsuragi, uno dei personaggi principali dell’opera.

 

L’obiettivo di quella missione era analizzare Adam, una forma di vita sconosciuta dotata di una fonte di energia pressoché inesauribile.

A causare il disastro dunque non è stato un meteorite ma un esperimento di contatto, durante il quale l’equipe di scienziati volle analizzare il primo Angelo per conoscerne i segreti.

 

 



Lo scopo dell’esperimento di contatto tra DNA umano ed angelico era quello di ridurre Adam ad uno stato embrionale probabilmente per favorirne l’analisi.

 

Il risultato è stato il risveglio dell’Angelo che si trasformò in un gigante di luce, dall’aspetto terribilmente simile a quello di un Evangelion.

 

Per quanto a primo acchito può sembrare un errore di tracotanza, dovuto agli scienziati che non hanno saputo porsi dei limiti di fronte a qualcosa di divino, ben presto scopriamo che dietro questo avvenimento c’è la Seele, un’organizzazione segreta che tramerà nell’ombra nel corso di tutta la serie e del film.

 

La Seele infatti era a conoscenza degli avvenimenti poiché questi erano trascritti in antichi rotoli di origine sconosciuta, chiamate Pergamene del Mar Morto, nei quali sono trascritti anche gli avvenimenti del 2015. 

 

 



L’ambientazione post-apocalittica di Neon Genesis Evangelion è indubbiamente influenzata dal terrore nipponico di un nuovo conflitto atomico.

 

Una parte consistente dell’animazione giapponese del Dopoguerra e della Guerra Fredda tra USA e URSS presenta infatti un’ambientazione futuristica, un’umanità in ricostruzione dopo una esplosione di grande entità e che spesso è nuovamente minacciata dall’apocalisse.

 

Seppur tutt’oggi sia un topos ricorrente negli anime nel corso del Novecento la tensione palpabile e le riflessioni ad essa associate hanno contribuito a far nascere opere imponenti capaci di lasciare un segno del piccolo e grande schermo: basti pensare, oltre ad Evangelion, ad Akira di Katsuhiro Otomo o a Nausicaa dalla valle del vento di Hayao Miyazaki.

 

Le bombe atomiche esplose a Hiroshima e Nagasaki hanno lasciato un impatto indelebile nel cuore dei giapponesi, una sorta di atavico terrore negli occhi e delle matite di chi ha vissuto con i propri occhi la massima eredità della capacità distruttiva dell’uomo.

 

Nel caso di Neon Genesis Evangelion infatti il nemico finale sarà la già citata Seele, nascosta dietro le Nazioni Unite, e in possesso di tecnologie avanzatissime capaci di annientare il mondo intero.

 

Un altro fenomeno che ha impresso la sua impronta nell’opera di Anno fu Aum Shinrikyo, una setta religiosa fondata nel 1984 la cui dottrina rappresenta un pot-pourri di elementi buddhisti, induisti, cristiani e folkloristici, oltre che a far riferimento alla letteratura e all’animazione fantascientifica orientale e occidentale.

 

La setta ha influenzato il moderno cinema giapponese, basti pensare a film dai toni diametralmente opposti ma derivanti dalle stesse suggestioni come Distance di Hirokazu Kore’eda (2001) o a Love exposure di Sion Sono (2008).

 

La setta plasmò gli elementi più fragili della società, tant’è che il fenomeno si accavallò a quello degli otaku, in concomitanza con lo sviluppo di capitalismo e relativismo.

 

L’avvicinamento a questa religione dell’impronta post-moderna e la tendenza degli otaku all’isolamento sono due facce dello stesso meccanismo di difesa e sono due fenomeni che, a giudicare dalle numerose interviste, sono stati di vitale ispirazione per la stesura di Neon Genesis Evangelion.

 

Aum Shinrikyo si macchiò di diversi atti di violenza pubblica, rapine e omicidi tant’è che il suo fondatore è stato condannato a morte.

La visione del futuro della setta era sostanzialmente apocalittica e nichilista e l’obiettivo era espandersi riuscendo a coinvolgere i poteri forti.

 

Le analogie con la Seele sono evidenti: entrambi utilizzano e plasmano simboli religiosi per attuare un piano apocalittico e alienante.

 

Nel mondo di Neo Tokyo 3 la Seele è riuscita ad infilare i tentacoli in ogni branca del potere per attuare il cosiddetto Progetto di Perfezionamento dell’Uomo scatenando il Third Impact.  

  

 



 - Il Progetto di Perfezionamento dell’Uomo e la Genesi dell’umanità

 

In cosa consiste il Progetto di Perfezionamento dell’Uomo?

 

Per spiegarlo cerchiamo di fare un discorso ad ampio respiro, in cui tentiamo di dare una genesi agli esseri umani e agli Angeli, i loro nemici.

 

Gli Angeli discendono dal capostipite Adam, mentre gli esseri umani dal secondo Angelo Lilith.

Adam possiede il Frutto della Vita: gli Angeli, grazie al motore S2, sono immortali, ma hanno un’intelligenza elementare e un comportamento fortemente istintivo.

 

Sono creature dalle caratteristiche uniche, pare non agiscano in gruppo, anche se questa possibilità non è esclusa e sembra inoltre che i loro embrioni siano distribuiti in varie parti della Terra e dello spazio.

 

Durante la serie gli Angeli diventano sempre più curiosi della natura umana e i loro metodi di attacco sempre più difficili da contrastare: probabilmente è proprio nel contatto con gli esseri umani che gli Angeli riescono ad evolversi, sottolineando ancora di più uno degli obiettivi della serie: l’interazione con gli altri è l’unico terreno in cui crescere.

 

Tabris, il diciassettesimo angelo nei panni di Kaworu Nagisa, è l’ultimo nemico e rappresenta il libero arbitrio, il compimento evolutivo della psicologia degli angeli.

 

 



Lilith invece possiede il Frutto della Conoscenza così come i suoi discendenti: gli esseri umani sono fragili ma dotati del dono dell’intelligenza, il cui massimo compimento sta nella scienza.

 

Quando si parla degli Angeli in Neon Genesis Evangelion si parla di Armi e, bazzicando tra varie fonti tra cui interviste e interpretando i passaggi più criptici della serie e del film, si può ipotizzare che le due entità progenitrici siano state spedite sulla terra da entità esterne, probabilmente una razza ancestrale in estinzione oppure entità divine in possesso dei semi della vita.

 

Per primo è arrivato Adam a bordo di un planetoide chiamato Luna Bianca che si è schiantato in Antartide; poi è giunta Lilith a bordo della Luna Nera provocando quello che viene definito il Giant Impact o First Impact.

 

Il luogo in cui si è schiantata la Luna Nera è Neo-Tokyo 3 - dove ha sede la Nerv, l’organizzazione adibita al contrasto degli Angeli - nella cui zona sotterranea profonda sette chilometri è presente da quattro miliardi di anni proprio Lilith crocifissa.

 

Dallo schianto della Luna nera con la Terra è nata la Luna così come la conosciamo.

 

Non a caso l'ending dell'anime è proprio una cover di Fly me to the moon di Frank Sinatra.

 

L’arrivo di Lilith è stato un errore di origine ignota: la presenza delle due entità progenitrici sullo stesso pianeta non erano previste in quanto l’unione tra Adam e Lilith, il Frutto della Vita e il Frutto della Conoscenza, sarebbe stato il principio della divinità.

 

Insieme ad Adam e Lilith sono giunti dei dispositivi chiamati Lance di Longino, capaci disattivare gli Angeli e renderli innocui e le Pergamene del Mar Morto, dei documenti di cui la Seele è in possesso, in cui vengono annunciati i nomi degli angeli, l’ordine di apparizione e alla fine il Third Impact.

 

 

 


Conoscendo gli antefatti finalmente possiamo definire il Progetto di Perfezionamento dell’Uomo, il piano che permea ogni puntata di Evangelion e l’obiettivo ultimo della Seele: l’umanità che ritorna a Lilith.

 

Come gli Angeli scopriamo hanno l’obiettivo di ricongiungersi con Adam gli esseri umani, secondo la Seele, dovranno tornare a Lilith.

 

Si comprende che il 18° Angelo è l’essere umano e come tale ognuno possiede un AT-Field, che è il muro dell’anima e ciò che determina l’individualità.

 

La Seele vuole sfruttare il motore S2 di Lilith per generare un Anti AT-Field capace di infrangere gli AT-Field personali e rendere l’umanità un flusso di anime unico e immortale, prive di corpo e di personalità.

 

Nonostante il piano della Seele riesca, seppur con alcuni intoppi, la scelta finale sul destino dell’umanità spetterà al protagonista della serie: Shinji Ikari. 

 

 



- Religione e mecha

 

Neon Genesis Evangelion è costellato da citazioni al cristianesimo, basti pensare alla Lancia di Longino che ha trafitto Gesù sulla croce o al super computer Magi che deve il nome ai tre saggi che profetizzarono la nascita di Cristo nel Nuovo Testamento.

 

Per quanto ci si possa scervellare lo stesso Hideaki Anno ha confessato che la sua conoscenza di questa religione sia superficiale e che sono state scelte per una sorta di suggestione esotica.

 

D’altra parte è molto più interessante notare quanto invece Neon Genesis Evangelion sia stato influenzato dalla Cabala ebraica, un insieme di insegnamenti esoterici che tentano di spiegare il rapporto tra Dio e la Creazione, l’immortalità e la mortalità.

 

Si nota fin dalla sigla in cui appare l’Albero della Vita, o Albero dei Sephirot, che è anche presente profeticamente nell’ufficio di Gendo Ikari, comandante supremo della Nerv e padre di Shinji.

 

L’Albero della Vita ha tre pilastri che rappresentano l’Amore, la Forza e la Compassione.

 

 



I pilastri a destra e sinistra rappresentano inoltre il maschile e il femminile, dai quali si generano tutte le altre coppie di opposti presenti nella creazione.

 

L’incomunicabilità tra uomo e donna è uno dei punti cardine della serie e della psicologia dei personaggi, sia per i Children che hanno l’età in cui si incomincia a scoprire l’altro sesso, che siano gli adulti.

 

Le relazioni in Neon Genesis Evangelion hanno sempre un retrogusto amaro, spesso sono malsane, gli amori corrisposti o meno sono il motore delle azioni dei protagonisti.

I due pilastri rappresentano inoltre il lato creativo e il lato razionale dell’essere umano e, se vogliamo vederla in un senso più moderno, l’emisfero destro e sinistro del cervello.

 

Alla perfezione si può giungere non solo tramite la combinazione dei due pilastri ma soprattutto con la compassione, l’empatia e la capacità di immedesimazione negli altri.

In questo senso il tronco centrale è davvero fondamentale.

 

In poche parole l’Albero della Vita rappresenta gli step dell’esistenza; Shinji inizialmente è un ragazzino un po’ piagnucolone come tanti altri e conclude la serie nei panni di una divinità, dopo aver sperimentato i vari rami dell’Albero della Vita.

 

Volendo trascendere la componente fantasy di Neon Genesis Evangelion possiamo dire che Shinji alla fine è diventato una persona adulta e ha capito che il suo desiderio di essere accettato dagli altri non poteva prescindere dalla sua capacità di provare compassione per loro.

 

È questa la salvezza per l’umanità.

Gli stessi Angeli sono ispirati alla cabala ebraica nel loro tanto dettagliato quanto inquietante design.

 

Il primo Angelo ad apparire all’umanità quindici anni dopo il Second Impact fu Sachiel, l’Angelo dell’acqua, che infatti arriva dal mare.

 

C’è Shamshiel che è l’angelo del giorno, Ramiel quello del tuono, Gaghiel quello dei pesci, Israfael l’angelo della musica, Sandalphon l’angelo dei bambini non nati, Matarael quello della pioggia, Sahaquiel che è l’angelo del cielo, Ireul quello del terrore, Leliel quello della notte, Bardiel di fulmini e grandine, Zeruel quello del potere, Arael l’angelo degli uccelli, Armirael l’angelo dell’utero ed infine Kaworu Nagisa, l’angelo del libero arbitrio.

 

 



Per alcuni i riferimenti sono piuttosto chiari, come ad esempio nel caso di Sandalphon: individuato in stato fetale la sua stessa forma richiama quella di un feto.

 

Emblematico è anche Israfael che viene sconfitto dai due Children a bordo dell’Eva 01 e 02 tramite una danza coordinata che, in modo giocoso e piacevole, è la prima dimostrazione dell’importanza dell’armonia degli opposti.

 

Sachiel e Shamshiel sono i due cherubini a guardia del Giardino dell’Eden: i primi ad impedire agli esseri umani di raggiungere il livello divino.

 

Entrambi possiedono spade fiammeggianti con cui difendere l’Albero della Vita dall’Uomo.

Ogni angelo, in tutti i casi, ha poteri che in modo palese o meno richiamano la propria origine esoterica.

 

Le macchine da combattimento umanoidi multifunzione Evangelion, o semplicemente Eva, però non sono semplicemente macchine create per la distruzione degli Angeli, ma organismi biologici veri e propri.

 

 



Il sistema di pilotaggio degli Eva è nervoso, sono umanoidi giganti protetti da una corazza, hanno scheletro, apparato circolatorio, colonna vertebrale.

 

Come gli Angeli e gli esseri umani generano AT-Field.

 

Sono alimentati tramite un cavo chiamato Umbilical Cave, all'altezza del ventre c'è il cubicolo in cui alloggia il pilota è l’Entry Plug riempito di LCL, uno speciale liquido che ricorda pericolosamente il brodo primordiale: in comune hanno anche la possibilità di poter assorbire l’individuo.

 

Entrambi non sono nient’altro che il liquido amniotico prodotto da Lilith.

Quando il pilota è in pericolo l’Eva può entrare in un pericoloso stato di berserk in cui agisce autonomamente.

 

 



Dai riferimenti al liquido amniotico e dal nome “Eva” possiamo intuire la natura di questi inquietanti esseri umanoidi un terzo uomini un terzo macchine e un terzo divinità.

 

Ad eccezione dell’Eva 00 pilotato da Rei negli altri robot risiedono le anime delle madri dei protagonisti.

La funziona del LCL è quella di garantire ai ragazzini uno stato di tranquillità.

 

L’interfaccia è sensibile alla lingua in cui pensa il pilota e agisce sempre in sua difesa.

I ragazzini capaci di pilotarli hanno quattordici anni, un po’ perché nati dal Second Impact - che, come una sorta di Apocalisse, ha avuto modo di purificare l’umanità dal peccato originale - sia perché appena adolescenti, consapevoli di sé ma ancora abbastanza fragili da permettere la sincronizzazione con la loro madre/Eva.

 

Lilith, così come Rei e l'Eva 01, rappresenta inoltre l'archetipo della Grande Madre, teorizzato da Carl Gustav Jung, cioè la magica autorità del femminile che rappresenta da un lato la protezione e la fecondità, dall'altro l'abisso tenebroso e ineluttabile, un mistero irrisolvibile e ineluttabile. 

 

 



- Psicologia e filosofia in Evangelion 

 

"In passato non avevo alcun interesse nello studiare la psicologia umana.

Avevo solamente frequentato un corso all'università, ma credo di aver sempre avuto qualcosa nella mia mente con cui potevo analizzare la psiche umana.

 

Pensavo di non essere interessato molto agli umani, ma quando incominciavo a parlare di me, avvertivo il bisogno di parole giuste per spiegarmi. Così, incominciai a leggere libri sulla psicologia.

Dal sedicesimo episodio, la trama di Neon Genesis Evangelion prese una direzione con la quale si intendeva chiedere solo com'è la mente umana al suo interno.

Ho scritto su di me.

 

Un mio amico mi prestò un libro sulle malattie mentali, e questo mi diede una scossa, come se avessi finalmente trovato quello che dovevo dire..."

 

Se possiamo dire che i riferimenti religiosi derivino da una suggestione esotica piuttosto che da una vera passione non possiamo affermare la stessa cosa per la psicologia.

 

L’interesse di Anno si è sviluppato con la serie così, nell’avanzare delle puntate, sono aumentati sempre più i riferimenti a questa scienza.

La stesura di Neon Genesis Evangelion ha rappresentato un modo per l’autore per esorcizzare e comprendere lo stato depressivo in cui versava.

 

Dietro a una storia di apocalisse e mecha c’è la debolezza di un uomo, la cui vastità di sensazioni è palesata in ognuno dei personaggi principali della serie. 

Nell'episodio 20 sullo schermo appare una parola: alienazione. Shinji, ma anche Asuka Langley Soryu, il Second Children, dimostrano una sensazione di estraneità verso l’ambiente in cui vivono.

 

I due giovani piloti, in un continuo alternarsi di attrazione e repulsione sessuale, non riescono mai a entrare nella sfera dell’altro ma hanno più di un elemento in comune.

 

Entrambi infatti soffrono di ansia da separazione; anche questa parola apparirà sovrimpressione durante l'episodio 25.

 

 



Dopo aver perso entrambi la madre da bambini e aver vissuto un rapporto conflittuale con il padre il desiderio di condivisione è attutito sempre dal terrore di un nuovo abbandono.

 

Asuka stessa, nei suoi monologhi interiori, afferma di pilotare l’Eva perché non vuole rimanere sola.

 

Il culmine dell'incomunicabilità del loro rapporto è la celebre scena in The End of Evangelion in cui Shinji si masturba davanti al corpo comatoso di Asuka. 

 

 



Gli adulti non ne sono estranei: Misato è incapace di stabilire un rapporto stabile, veniamo a scoprire che l’abile e logorroica stratega ha sofferto un passato di mutismo dopo aver perso un padre a cui avrebbe voluto dire troppe cose.

 

Si chiuderà di nuovo in se stessa dopo la morte di Kaji, l’amore della sua vita.

Un brano della colonna sonora è chiamato persino Separation Anxiety.

 

Un altro concetto importante è quello di dipendenza.

Anche in questo caso è la serie stessa a dircelo: un brano della colonna sonora è intitolato Infantile Dependence, Adult Dependency e il titolo del ventesimo episodio è Oral Stage, riferito alla dipendenza che Shinji sviluppo nelle due versioni di sua madre, cioè l’Eva 01 e Rei.

 

Come tipica personalità orale Shinji è costantemente concentrato su se stesso ed è incline al vittimismo.

 

Anno stesso dichiara di non essere mai uscito dalla fase orale e di sentirsi come un ragazzino di quattordici anni.

Alla fase orale è strettamente legato il processo di identificazione per cui Shinji prova stima e disprezzo verso il padre.

 

Sono molti i concetti che appaiono sullo schermo in maniera implicita o meno: introiezione, identificazione, complesso di inferiorità, complesso di Edipo, protesta virile. 

 

I principi espressi dalla serie si fermano sostanzialmente alla psicologia classica.

 

La bellezza è come tutti questi concetti più o meno approfonditi siano inseriti in un medium perlopiù mainstream in modo tale da risultare affascinante e mai fuori luogo.

 

Un tema che merita un pensiero a parte è quello di Eros e Thanatos.

Il primo rappresenta le pulsioni di vita, in cui sono comprese le pulsioni sessuali; il secondo invece le pulsioni di morte, che portano all’aggressività verso gli altri e all’autodistruzione.

 

In questo senso è utile introdurre un altro dei personaggi fondamentali della serie cioè Rei Ayanami, il First Children, di cui ho riportato una sua citazione poetica quanto triste:

 

"Sole al tramonto. Una vita che si spegne.

Il mio desiderio. Non mi piace."
  

Le sue azioni belliche fin dal primo episodio si dimostrano autodistruttive e spesso suicide. Anche il suo diniego verso la società ha un risvolto autolesionista.

 

Rei, che è un clone di Yui con l’anima di Lilith, riscopre il proprio Eros tramite Shinji e così una nuova volontà alla vita.

La ragazza, che tutto è tranne che un vero e proprio essere umano, finisce con il temere la morte e sviluppando un insolito istinto di autoconservazione.

 

 



Anche Shinji si trova a dover scegliere più di una volta tra vivere o perire, ma in modo diverso.

 

Il ragazzo infatti dovrà decidere se essere se stesso nella sua totalità, accettando il pendolo di gioie e dolori, o unirsi a qualcos’altro: all’umanità intera, nel brodo primordiale, o all’Eva 01.

 

Anche Asuka tenta il suicidio in una vasca da bagno quando si viene a scontrare con i suoi limiti.

Ancora una volta ci viene incontro la colonna sonora con un brano dal nome Thanatos.

 

Love is destructive è la prima parte di The End of Evangelion, una frase semplice che racchiude in sé l’inscindibilità di libido e destrudo, di Eros e Thanatos, di amore e di odio.

 

Un altro cardine dell’opera di Anno è il dilemma del porcospino, raccontato da Ritsuko a Misato, con riferimento a Shinji in uno dei primi episodi della serie, in cui la stessa musica di sottofondo è intitolata Hedgehog's Dilemma.  

 

"È proprio il dilemma del porcospino: più si avvicina al prossimo e più lo ferisce.

Adesso capisco: quel ragazzo... quel ragazzo non conosce nessun altro modo per comunicare il suo stato d'animo”

 

Un racconto di Arthur Schopenhauer parla di come i porcospini necessitino di accomodarsi vicino per scaldarsi e che si sforzino di trovare la distanza giusta per non ferirsi l'un l'altro.

 

Così l’essere umano non può avere calore proprio tale da non aver bisogno di interagire, ma avvicinarsi all’altro vuol dire rischiare di farsi del male. 

 

A riprendere il concetto nell'episodio 24 sarà Kaworu:

 

«Senza conoscere altre persone non è possibile né tradirsi né ferirsi l'un l'altro.

 

Però non è neanche possibile dimenticare la solitudine. Gli esseri umani non potranno mai affrancarsi dalla solitudine.
   

Del resto ogni uomo è comunque solo. Ed è soltanto poiché è possibile dimenticarlo che gli uomini riescono a vivere.»
  

Nell'episodio 26, l'ultimo della serie, vengono esplicitati altri riferimenti filosofici.

 

The End of Evangelion non è nient'altro che ciò che avviene in realtà, mentre gli ultimi due episodi della serie rappresentano ciò che avviene nella psiche dei protagonisti.

Sono due facce della stessa medaglia, due facce complementari di un unico volto.

 

 

 

 

In particolare, dopo aver identificato se stesso prima nell’atto di pilotare l’Eva e poi nei suoi ricordi, Shinji giunge a diverse conclusioni. 

 

“Il mondo della libertà. […] Che non viene limitato da alcuno. Finché io non penso.

Anche tu stesso puoi cambiare, poiché a dare forma a te stesso sono il tuo stesso animo e il mondo che lo circonda.”                                   
  

Il pilota si rende conto che pensare limita il mondo della libertà ma è solo nel momento in cui pensa a definire se stesso.

 

Il cartesiano cogito ergo sum.

Il messaggio che vuole dare Anno però ai suoi spettatori tramite Shinji però è positivo:

 

“A recepire la realtà come brutta e spiacevole è il tuo animo. […] Esistono tante verità quante sono le persone.

Però la tua verità è soltanto una […] La visione del mondo che una singola persona può avere e minuscola.

Eppure le persone non possono che osservare le cose attraverso le verità date dagl’altri.

 

Allegria nei giorni di sole, malinconia nei giorni di pioggia. Se così ci viene insegnato di questo ci convinciamo, ma anche nei giorni di pioggia ci possono essere cose piacevoli.

La verità che è dentro le persone è una cosa tanto fragile da cambiare totalmente nel solo modo di riceverla.

Tale è il livello di verità negli esseri umani, anche se proprio per questo si desidera la conoscenza di una verità più profonda.

         

 



Semplicemente è solo che tu non sei abituato a piacere al tuo prossimo, e quindi per questo non è necessario preoccuparsi tanto degli sguardi degli altri.

 

 

Però gli altri non mi odiano tutti?

Ma sei stupido?!

Non è forse soltanto che ti sei autonomamente convinto di questo?

 

Però io mi odio.

Le persone che odiano se stesse non sono in grado di amare né di credere nel loro prossimo […]  Però forse potrei riuscire a piacermi […]

Ma certo io sono io, per me è possibile esistere.”

 

 

Alla fine Shinji sceglie di liberarsi e liberare l’umanità dalla non-esistenza del brodo primordiale e vivere - come vediamo nel film del 1997 - nonostante tutto.       

Chi lo ha scritto

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12 commenti

Vito Di Maida

3 mesi fa

Analisi super interessante di una serie che va vista almeno 3 volte giusto per scalfirne le parti salienti! Complimenti!

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Marco Dal Canto

3 mesi fa

Non è riuscita a piacermi, purtroppo

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Sirio

4 mesi fa

Dicono che la traduzione di Netflix sia pessima

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Lorenza Guerra

4 mesi fa

Sirio
Ha mandato tutti i fan in "stato di furia" 😂

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Paino

3 mesi fa

Lorenza Guerra
Ahahahaha addirittura cosí pessima? 😂

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Giovanni Berardi

4 mesi fa

Beh, Neon Genesis Evangelion è l'ANIME per eccellenza, dove all'interno c'è veramente di tutto.
L'articolo è semplicemente magnifico e perfetto per chi voglia iniziare a vedere la serie e anche per chi l'ha appena finita una volta e voglia approfondire tutto l'universo che c'è dietro il pensiero che ha portato Anno a costruire tale meraviglia dell'animazione!

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Lorenza Guerra

4 mesi fa

Giovanni Berardi
Grazie :3

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Dario Turtura

4 mesi fa

Anime PAZZESCO
ps: bel riassunto ;)

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Lorenza Guerra

4 mesi fa

Dario Turtura
Grazie :) Uno degli anime più belli di sempre per me

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Luca Colombo

4 mesi fa

Articolo enorme, praticamente l'enciclopedia base per chiunque voglia approcciare la serie.
Una cosa: "nel nuovo doppiaggio verranno tradotti come Apostoli" è confermata sta cosa? E chi devo denunciare per vilipendio?

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Lorenza Guerra

4 mesi fa

Luca Colombo
Non è completamente sbagliato apostoli dato che "shito" vuol dire apostolo. Però sui vari dispositivi appare sempre la scritta "Angel". In ogni caso ci sono problemi ben maggiori nell'adattamento purtroppo...

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Luca Colombo

3 mesi fa

Lorenza Guerra
Sì, però era una questione più complessa perchè "shito" non è proprio apostolo per come lo intendiamo noi (il giapponese è una lingua infernale). Vedremo il prossimo adattamento XD

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