close

NUOVO LIVELLO

COMPLIMENTI !

nuovo livello

Hai raggiunto il livello:

livello

#cinefacts

#articoli

Unicorn Store: L'epica avventura di abbracciare la vera felicità - Recensione

Unicorn Store è una commedia del 2017, prodotta da Sycamore Pictures e Rip Cord Productions e distribuita il 5 Aprile 2019 da Netflix.

Il film segna il debutto registico su un lungometraggio dell'attrice premio Oscar Brie Larson, che interpreta anche il personaggio principale della pellicola.

 

Ad affiancarla, nel cast, troviamo Samuel L. Jackson, Bradley Whitford, Joan Cusack e Mamoudou Athie.

Il film è sceneggiato da Samantha McIntyre.

 

 



Unicorn Store parla di Kit, una giovane artista che, dovendo fronteggiare il fallimento nel mondo creativo, sembra trovarsi costretta a tuffarsi nel grigio mondo del lavoro da ufficio, almeno fino a quando non si affaccerà l'incredibile possibilità di possedere quel qualcosa che ha sempre desiderato, sin da quando era bambina: un unicorno.

 

La notizia arriva dal misterioso proprietario, interpretato da Jackson, di un negozio tanto particolare e unico nel suo genere da essere chiamato appunto solo "The Store".

 

 



La trama sembra abbastanza classica per una commedia, soprattutto forse per il sottogenere che vede come obiettivo quello di lascare un messaggio aspirazionale o ispirativo, ma in realtà Unicorn Store è molto più di questo.

 

Per parlare al meglio di cosa riesce ad essere questo film bisognerebbe forse analizzare la storiografia della commedia come genere dalle sue origini ad oggi, ma un'analisi simile rischierebbe di finire con il mettere in ombra proprio il centro del nostro discorso, ovvero il film stesso.

 

Per dirla nella maniera più breve ma esplicativa possibile Unicorn Store è una commedia che riesce ad intessere un racconto tale - nelle sue particolarità, nel suo ritmo e con i suoi messaggi finali - che è facilmente catalogabile come epica contemporanea.

 

Dove con "epica" s'intende proprio la narrazione poetica di gesta eroiche, così come la si trova per definizione nei libri di letteratura.

 

 



Originariamente la commedia non era nata per creare eroi ma anzi, per l'opposto, per deridere - per usare un termine azzeccato per l'epoca quanto fuoriluogo nel contesto moderno - coloro che nella storia raccontata commettevano atti che andavano contro gli usi e i costumi della società.

 

Ovviamente Unicorn Store non è il primo film che rompe e capovolge questo schema - a cui troppi film ancora soccombono - ma riesce con un ritmo coinvolgente e scorrevole a presentare personaggi imperfetti, ad analizzarli, destrutturarli e redimerli proprio come di solito saremmo abituati a vedere in un racconto epico.

 

 

 


Il fine di Kit, l'obiettivo della sua personale Odissea, non è l'Unicorno ma tanto, tanto di più importante, e nonostante questo una menzione speciale (spoiler free) va al finale, che avrebbe potuto prendere nei minuti finali una svolta classicamente hollywoodiana ma la rifiuta, scegliendo un percorso più maturo e coerente con la storia.

 

Come nei racconti epici, il personaggio meglio delineato e costruito è quello principale, Kit: non è assolutamente perfetta né completamente apprezzabile, almeno all'inizio del viaggio, ma sicuramente è comprensibile e degna di empatia da parte dello spettatore.

 

Brie Larson riesce a catturare appieno il personaggio e i suoi difetti, lo interpreta con convinzione dandogli tutta l'umanità di cui il personaggio ha bisogno, perché nonostante l'epico percorso personale che lei compie è comunque la protagonista di una commedia, ovvero una persona sotto diversi aspetti classificabile come "normale".

 

 

 


Anche gli altri attori, come Joan Cusack e Bradley Whitford, riescono a sfruttare appieno il potenziale dei loro personaggi che, come tutti i personaggi secondari di Unicorn Store, non sono monodimensionali o "vivi" solo in funzione del personaggio principale, ma hanno una loro evoluzione e una propria sottotrama.

 

Interessante il personaggio di Mamoudou Athie e il suo modo di riuscire a passare da personaggio di contorno a personaggio secondario, in poche ma importanti scene.

Anche i dialoghi sono realistici e aiutano a costruire e a chiarire le relazioni tra i personaggi.

 

La regia della Larson è la chiave della scorrevolezza della storia soprattutto nella prima parte, quando ancora Unicorn Store sembra l'ennesimo film che parla dell'esperienza dei millennials nel mondo del lavoro contemporaneo.

 

 

 


Anche gli effetti visivi e la fotografia sono interessanti e fondamentali nel rendere visivamente coinvolgenti anche normali scene di dialogo.

 

Unica pecca di questo film è forse il riuscire chiaramente a percepire completamente le intenzioni registiche della Larson, ma il vedere quanto quelle intenzioni non siano riuscite a venire realizzate appieno, colpevole la poca esperienza della Larson alla regia, soprattutto parlando di lungometraggi.

 

In conclusione Unicorn Store è una commedia capace di intrattenere, divertire, ma anche di coinvolgere e interessare, aggirandosi attorno ad argomenti trattati in numerosi altri film, ma in modo più realistico e umano, fornendo un'esperienza che vale sicuramente la pena di vivere.

 

 

Chi lo ha scritto

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE

Articoli

Articoli

News

Lascia un commento

1 commento

Jaimy

6 mesi fa

Grazie bella recensione, lo guarderò!

Rispondi

Segnala

close

LIVELLO

NOME LIVELLO

livello
  • Ecco cosa puoi fare:
  • levelCommentare gli articoli
  • levelScegliere un'immagine per il tuo profilo
  • levelMettere "like" alle recensioni