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Highwaymen - L'ultima imboscata - Recensione

Dal tempo della grande corsa all'oro nel vecchio west fino all'epoca del proibizionismo, la Storia degli Stati Uniti d'America è ricchissima di personaggi che sono entrati nell'immaginario comune grazie alle loro gesta e, spesso, al potere celebrativo del mondo del cinema.

 

[Robert "chiacchiere e distintivo" De Niro è Al Capone ne Gli Intoccabili (1987) di Brian De Palma]


Parliamo di sanguinari pellerossa (stereotipo razzista saggiamente disintegrato da pellicole come Soldato blu e Balla coi lupi); fulminei pistoleri come Billy the Kid o Jesse James; sceriffi entrati nella storia (pensiamo al Wyatt Earp interpretato da Kurt Russel nel 1993 e da Kevin Costner nel 1994); banditi armati di Thompson dalla canna perennemente fumante come John Dillinger, Baby Face Nelson e Pretty Boy Floyd.

Figure in grado di scandire il percorso storico del paese a stelle e strisce raccontandone i sogni e le depressioni (economiche e non) attraverso un'epica determinata da sangue, polvere e bossoli fumanti. 


La narrativa costruita intorno a questi personaggi ha - quasi - sempre cercato di dare una rappresentazione ben marcata di chi fossero "i buoni" e "i cattivi", di chi meritasse di vivere nella gloria e chi, invece, di penzolare freddo con una cravatta di corda.

 

 

[Warren Beatty Faye Dunaway sono Bonnie e Clyde in Gangster Story (1967) di Arthur Penn


Highwaymen - L'ultima imboscata,  film prodotto dalla Universal Pictures e distribuito su Netflix, in questo aspetto compie una mirabile variazione, raccontandoci uno dei grandi miti americani, quello di Bonnie e Clyde, spogliandolo dell'aura magica di cui godeva e raccontando il dramma di una generazione martoriata dalla Grande Crisi del '29.

La storia gravita intorno ai due uomini di legge che posero fine alle sanguinarie scorribande di Clyde Barrow e Bonnie Parker crivellando le loro carni con oltre centocinquanta proiettili.


Frank Hamer (Kevin Costner) e Maney Gault (Woody Harrelson) sono una coppia di samurai caduti in disgrazia: dopo lo smembramento del corpo dei Texas Ranger di cui facevano parte, si ritrovano a fare i conti con l'età pensionabile, senza un vero proprio scopo nella vita, quasi fossero un paio di ronin del periodo Tokugawa.

 

 



Ci penserà il marshall Lee Simmons (John Carrol Lynch) a rimetterli in pista, convincendo la governatrice Ma Ferguson (Kathy Bates) ad assegnare loro il gravoso compito di eliminare definitivamente la minaccia di Bonnie e Clyde.

 

Il film diretto da John Lee Hancock (Saving Mr. Banks, The Founder) dal punto di vista narrativo è estremamente interessante: dopo un'introduzione che può far presagire azione e ripetuti scontri a fuoco, nel miglior stile da gangster-movie, ci catapulta invece in un racconto dipinto attraverso il degrado sociale e l'impoverimento di un paese colpito duramente dalla crisi economica e abbandonato dalle istituzioni.

L'interessante tripartizione dell'immagine della coppia dei banditi muta attraverso il filtro degli spettatori dell'epoca che osservano le gesta dei due criminali.

 

Per la gente comune sono dei novelli Robin Hood: derubano le stesse banche che hanno tolto ogni cosa ai poveracci che popolano la suburbia americana.
Questa visione è storicamente dimostrata dagli oltre 35mila partecipanti ai funerali dei due.

 

[Il corpo esanime di Bonnie Parker dentro l'auto devastata dai proiettili]


Per il "ronin" Frank Hamer sono solo una coppia di anime nere che, per mezzo di "una singola scelta", si sono tramutate in belve feroci che non meritano altro che essere braccate e abbattute per mezzo della stessa violenza da loro perpetrata nel corso di mesi e mesi di omicidi e rapine.

E poi, alla fine, c'è la voce del dubbio, rappresentata dal padre di Clyde e da quello che riteniamo essere il personaggio meglio tratteggiato del film, ossia lo sceriffo Maney Gault

 

E proprio il dubbio è uno dei temi-cardine su cui si regge film, l'incertezza nel marcare in maniera netta una linea fra chi è cattivo "in assoluto" e chi è un santo, instillando nello spettatore il pensiero che, forse, certi malvagi siano stati costruiti dalla miseria, dalla fame e dal tragico corso degli eventi.

Dal punto di vista tecnico The Highwaymen è un film elegante, pulito e quasi "piacione", costruito su quadri visivamente interessanti che dimostrano come per "fotografare" una bella immagine basti un po' di oscurità e la lampeggiante luce rossa di un casello ferroviario. 


L'accompagnamento sonoro delle musiche composte da Thomas Newman (Era mio padre, Alla ricerca di Nemo, WALL•E) è praticamente costante e segue in maniera gradevole lo svolgersi delle vicende rappresentate.

 

[Bonnie e Clyde in una foto dell'epoca]


La prova di recitazione della coppia Costner/Harrelson è ordinata e funzionale, ma assolutamente non trascendentale (visto il recente standard del protagonista di Natural Born Killers ci si aspettano sempre cose dell'altro mondo).

In conclusione, si può affermare che Highwaymen - L'ultima imboscata è un film che racconta in maniera "altra" - e sottovoce - uno dei miti più grandi della Storia americana, disarmandolo da certi stereotipi facili e  grossolani, mostrandoci, per l'ennesima volta, uno spaccato tragico come quello degli anni '30, dove i cavalli sono sì sostituiti dalle Ford, ma la legge del più forte (o meglio armato) è sempre attuale.

Il film è disponibile sul catalogo Netflix dallo scorso 29 marzo.

 

Voto: 70%

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3 commenti

Claudio Ricci

6 mesi fa

Da guardare....

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Giulio Scervino

6 mesi fa

Avevo già messo in lista il film, ora sono ancora più curioso di vederlo

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Sam_swarley

6 mesi fa

letto ciò,"Avevate la mia curiosità, ma ora avete la mia attenzione"

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