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Out Stealing Horses, di Hans Petter Moland [Recensione] - Festival di Berlino 2019

Berlinale, giorno tre.

 

Splende il sole. Il cielo è azzurro sopra Berlino, sarebbe il caso di dire.

 

Ci incamminiamo verso Potsdamer Platz e lungo il percorso osserviamo tutta una serie di cartelloni pubblicitari, sempre riferiti al Festival: ci rendiamo conto che è ovunque.

In ogni quartiere, in ogni strada, in ogni angolo si respira l'aria dell'evento, dell'eccezionalità, di apertura.

 

E siamo contenti. Tra l'altro i film di questa giornata promettono bene.

 

Prendiamo dei waffle al volo. Ottimi. Fuori dalla stazione della metropolitana, un ragazzo canta "Simple twist of fate", di Bob Dylan.

 

Sì, è proprio una bella giornata.

Ormai siamo diventati pratici dell'atmosfera del Festival, abbiamo preso confidenza con gli orari, le proiezioni, la sala stampa, le routine.

 

Ma entrare nel Palast, a quello no, a quello non siamo ancora abituati.

È sempre un'emozione.

 

Il film di oggi è Out Stealing Horses, del norvegese Hans Petter Moland.

Si ha quasi la sensazione che, con una cornice così, il film non possa che essere bello.

E in effetti...

 

 

 

Out Stealing Horses è un film di formazione atipico.

 

 

La narrazione procede secondo flashback, ma non c'è una distinzione, emotiva, netta tra i due piani temporali: in tal senso la struttura è circolare, come evidenziato sia dalla trama in sé che da quanto viene detto.

 



Si procede attraverso lo scalpitio dei cavalli, i crepitii del sottobosco, il fruscio dei fiumi, il rumore dei passi attutiti dalla neve, la natura in tutta la sua anima scandinava, vera e propria ulteriore protagonista del film, come poi detto in conferenza stampa dallo stesso autore in risposta a una domanda.

Il protagonista "canonico" comunque c'è, ed è l'ottimo Stellan Skarsgård (attore feticcio di Lars Von Trier, tra le altre cose) che riesce a scandire il ritmo dell'opera sia con la sua presenza sullo schermo sia con i frequenti commenti in voice-over, inquadrandola di volta in volta nella sua misura più esatta, in maniera quasi letteraria.

 



Il ricordo di un periodo costellato da avvenimenti importanti va a ricostruire, coadiuvato dall'occhio maturo del sé anziano, una dimensione emotiva complessa e stratificata, che raggiunge probabilmente il suo acme nella scena finale, chiudendo, come si è detto, il cerchio.

Out Stealing Horses è un titolo molto nordico, molto poetico e - ci permettiamo di aggiungere - anche molto bello.

 

 


[Tutte le immagini dell'articolo, compresa l'immagine di copertina, sono © 4 1/2 Film]

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3 commenti

Elena Mercuri

7 giorni fa

Credete anche vincerà che qualcosa? 😌

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Simone Braca

6 giorni fa

Elena Mercuri
Secondo me è difficile, per ora vediamo ancora favorito Grâce à Dieu (di cui tra l'altro abbiamo fatto anche la recensione, la trovi qui https://www.cinefacts.it/cinefacts-articolo-233/grce-a-dieu-di-francois-ozon-recensione-festival-di-berlino-2019.html )

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Elena Mercuri

6 giorni fa

Simone Braca
Il link non funziona (se doveva essere un link) ma comunque la recensione la avevo già letta! Grazie mille

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