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Nos Défaites | Aidiyet | The Plagiarists | Bait [Recensioni] - Festival di Berlino 2019

Il nostro secondo giorno al Festival di Berlino non si ferma ai film in competizione.

 

Ad aspettarci, nel pomeriggio, è una vera e propria maratona di quattro lungometraggi consecutivi, seppur relativamente brevi, che fanno parte di una delle sezioni più interessanti del festival, il “Forum & Forum Expanded”.

Si tratta di una raccolta di progetti rigorosamente indipendenti, quasi sempre a low o addirittura zero budget, che coinvolgono scrittori, registi e produttori giovani ed emergenti.

Moltissimi sono alla loro opera prima.

 

La caratteristica comune di questa sezione, secondo le stesse dichiarazioni dell’organizzazione, è quella di indagare ed esplorare i significati che il medium “film” può assumere, ponendosi come autentica affermazione della volontà di un artista di ricercare i rapporti con la società, spesso ponendosi in una posizione di forte provocazione.

 

 

È proprio su questa linea che si colloca il francese Nos Défaites, di Jean-Gabriel Périot, un finto documentario modello “La Chinoise” che si pone in una netta posizione critica nei confronti dell’impegno politico dei liceali della nostra generazione, anche se in molti momenti risulta essere didascalico, stancante e propenso ad annoiare lo spettatore.

 

Da apprezzare, comunque, il tentativo di mostrare l'evidente disinteresse e disinformazione di molti giovani in tematiche importantissime per la crescita e il futuro nella società. 

 

 

Aidiyet, un thriller turco di Burak Çevik, sfrutta una classica trama di genere thriller per sperimentare una struttura narrativa geniale e innovativa, che si compone per un’intera prima metà di un voice-over che racconta la storia in perfetto ordine cronologico, accompagnato da immagini statiche e prive di personaggi riconoscibili e da una spettacolare colonna sonora di musica ambient. 


La seconda parte si distacca nettamente, riavvolgendo l'intreccio narrativo e raccontando la prima fase dell'incontro dei due protagonisti, seguendo una narrazione classica, caratterizzata da una profonda intimità e un notevole tocco stilistico. 

 

 

 

The Plagiarists, produzione americana diretta da Peter Parlow, fa un grandissimo uso della camera a mano e della ripresa in soggettiva, con estremi balzi metacinematografici e più di uno sfondamento della quarta parete. 

 

Esperimento interessante, che sembra chiedere a gran voce un approfondimento. 

 

 

 

Bait, infine, è proprio l’esperienza straniante che serviva al termine della nostra giornata estenuante.

Cosa aspettarsi leggendo “film in bianco e nero girato in pellicola su un villaggio di pescatori della Cornovaglia, recitato in un accento gallese a tratti incomprensibile e sottotitolato in tedesco”?

La risposta finale: un film clamoroso!

 

Montaggio strabiliante, con alcune scene che hanno riecheggi di Luis BuñuelDavid Lynch e Friedrich W. Murnau, ma con la lezione neorealista sempre ben presente.

 

Potrebbe sembrare un esercizio di stile fine a se stesso, ma il regista Mark Jenkin ha realizzato un piccolo gioiello che, purtroppo, molto difficilmente verrà distribuito. 

Ma è anche questo il bello di un Festival come La Berlinale.

 

[Articolo a quattro mani redatto da Simone Colistra e Simone Braca, inviati per Cinefacts.it al Festival del Cinema di Berlino]

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