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Rhaenyra Targaryen (Emma D’Arcy) ha finalmente raggiunto il Trono di Spade per scoprire suo malgrado di non sapere esattamente come starci seduta: così inizia la nuova stagione di House of the Dragon.
Dopo la svolta verso la commedia storica presa da A Knight of the Seven Kingdoms, la terza e penultima (la quarta stagione, già confermata, è stata annunciata come conclusiva) del primo spin off di Game of Thrones riporta la narrazione verso un cupo specchio della realtà e lo fa con una qualità tecnica anche superiore ai propri standard: battaglie epiche combattute in ogni elemento, recitazione sublime, effetti speciali… e poi certo: draghi.
Draghi sempre più presenti, ovunque e sempre, simbolo di potere e imprevedibilità.
[Trailer ufficiale della terza stagione di House of the Dragon]
I Verdi muovono per primi
A dire il vero hanno già mosso dalla prima stagione, ma con troppi re sulla scacchiera la partita si fa sempre più caotica.
Se la seconda stagione ha visto ogni casata e personaggio scegliere con chi schierarsi, arrivando a mettere più volte fratello contro fratello, nella terza Neri (Targaryen) e Verdi (Hightower) non devono solo affrontare la guerra fra di loro, ma anche le tensioni interne alla propria fazione…
Nonché l’ordinaria amministrazione.
Rhaenyra non si è ancora ufficialmente insediata che già deve fare i conti prima di tutto con le necessità della corte: il Maestro del Conio ha svuotato le casse del regno di prima di fuggire, manca sego per le candele, le cucine iniziano a svuotarsi, il popolo muore di fame e il castello è infestato dai topi dopo che tutti gli ammazzaratti sono stati sterminati.
Senza contare le richieste dei cortigiani e la guerra ancora in corso.
Il realismo storico è sempre stato uno dei punti di forza delle serie nate dalla penna di George R.R. Martin e House of the Dragon non fa eccezione.
La violenza non abita solo i campi di battaglia, ma invade le strade rendendo gli spostamenti pericolosi, si diffonde a macchia d’olio nei quartieri popolari insieme agli assedi, con stupri e omicidi, si esprime attraverso nascite e malattie.
Le battaglie, quelle vere, restano il fulcro della storia.
Battaglie portate avanti da figli (legittimi e non) ambiziosi almeno quanto i genitori e almeno ugualmente imperfetti.
Scontri epici combattuti per mare, cielo e terra: esempio sublime si trova già nella prima puntata, Sale e mare, fuoco e sangue, in cui Lord Corlys Velaryon (Steve Toussaint) combatte i pirati della Triarchia supportato via aria dai suoi nipoti Jacaerys Velaryon (Harry Collett) e Baela Targaryen (Bethany Antonia).
Il ritmo è incalzante, il montaggio serrato, le inquadrature stringono sui volti per poi regalare panoramiche della battaglia navale, raggiungendo livelli a dir poco cinematografici.
[Emma D'Arcy è la Regina Rheaenyra in House of the Dragon]
Prima di tutto umani
In un colloquio privato con Rhaenyra, la regina vedova Alicent Hightower (Olivia Cooke) la avvisa: il trono la cambierà. Rhaenyra non le crede, ma ben presto dovrà arrendersi al fatto che il potere rischia di cambiare lei come tutti.
In House of the Dragon ogni personaggio finisce per agire, messo alle strette, non in nome di un sovrano o un ideale, non mosso da lealtà, ma per preservare i proprio interessi o per proteggere i propri cari, a qualunque costo.
Così Alicent supplica di essere lasciata andare e più volte tenta la fuga per proteggere la figlia Helaena (Phia Saban), incinta del fratello Aemond (Ewan Mitchell), il quale è in preda alla più cieca follia di fondare una nuova dinastia, più pura.
Allo stesso modo Daemon Targaryen (Matt Smith) mente alla moglie portandole un finto pegno, dicendole di aver trovato l’assassino di Jacaerys per proteggere la propria secondogenita, Rhaena (Phoebe Campbell).
Azioni, tutte, che hanno reazioni e conseguenze sulla grande guerra.
Una nota di lealtà (e di profondo amore) la merita proprio Daemon, pur nella sua impulsività che lo rende puro fuoco e sangue. Se il principe dà il meglio di sé in campo di battaglia e fra i soldati, dove può dar sfogo alla sua testa calda (e per contro, si rivela assai poco abile al tavolo del consiglio), in questa terza stagione il suo lato migliore è proprio quello di marito.
Il primo cenno era stato proprio posare la corona da lui tanto agognata sul capo di Rhaenyra e inginocchiarsi, ma la terza stagione vede la sua piena realizzazione come consorte.
È lui a ricordare alla regina quanto lei valga e quale sia il suo vero potenziale (non sempre nel giusto, forse, ma armato di grandissima stima e le migliori intenzioni), lui a lasciare che sia sempre lei a mostrare di detenere il potere, lui a fare un passo indietro e metterle in mano la spada quando è necessario sia lei a usare la forza.
Eppure, è lui nel privato a volare da lei abbandonando una trattativa perché ha perso un figlio; è lui a stringerla teneramente di notte, perché lì, nel loro letto, lì può essere lui quello forte e Rhaenyra può permettersi di sentirsi fragile, tra le braccia dell’uomo che ama.
[Emma D'Arcy e Matt Smith in House of the Dragon]
Potere e Follia, Draghi e Impulsività
A finire in scena, nella guerra dinastica sempre più sanguinaria, sono gli intrighi personali e per il potere che muovono l’umanità dall’inizio della sua storia.
Una commedia umana che già William Shakespeare ha messo in scena e che qui prende vita grazie a delle interpretazioni magistrali, sia per quanto riguarda i volti storici della serie sia i nuovi personaggi.
Una menzione d’onore, fra i tanti, la merita sicuramente Ormund Hightower (James Norton), cugino di Alicent e ramo folle della famiglia di Oldtown.
In questo senso House of the Dragon si trova ad agire come tetro spettro del nostro presente: al potere non ci sono esseri superiori, ma anime turbolente e imperfette. Nessuno fra di loro è puro bene o male, proprio perché nella saga fantasy, come nella vita vera, il mondo è fatto di una scala di grigi, dove luci e ombre si fondono nella stessa persona.
Tutti indistintamente, se detengono il potere devono fare i conti col proprio essere inetti, con le proprie debolezze e con l’instabilità che li porta vicini alla follia.
[James Norton in House of the Dragon]
Nella danza della guerra dinastica ci sono, ovviamente, i draghi.
Draghi molto presenti, come ci si poteva aspettare, che nella puntata Il drago d’inverno finiscono a scontrarsi fra di loro, mal trattenuti dai loro cavalieri, regalando uno scorcio di quella che sarà la guerra fra gli umani.
Draghi che più che creature mitiche e leggendarie sono qui estensione di chi li cavalca, nel bene e nel male.
Creature che, come si vede dal principio, così come le dinastie possono crollare; creature indomite, selvagge e incontrollabili, tanto potenti quanto distruttive, talvolta anche contro chi credeva di farne la propria forza.
Ora che la danza si avvia alla sua conclusione, una sola certezza resta immutata a chi continua a vivere nell’universo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco: non affezionarsi mai a nessuno.
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