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Odissea di Christopher Nolan è il film più ambizioso, più fisico e più commovente della carriera del regista; tre ore di epica, lealtà, senso di colpa e onore con un Matt Damon monumentale: il kolossal di questa generazione è arrivato, e personalmente mi è piaciuto da impazzire.
Ci sono film che si annunciano come eventi e poi deludono proprio in quanto tali e poi c'è Odissea, che arriva dopo praticamente un anno di attesa febbrile, di hype gonfiato oltre ogni ragionevolezza, di immagini centellinate e speculazioni infinite, di polemiche pelosette che hanno investito costumi, casting e lingua: ritengo che tutte le promesse siano state mantenute e tutte le discussioni si dimostrino superflue.
[Trailer ufficiale di Odissea]
Christopher Nolan ha preso il testo fondativo della letteratura occidentale, quasi tremila anni di stratificazione mitologica, per farne un blockbuster d'autore con un cuore immenso e un amore infinito per i personaggi e le loro continue ed estenuanti lotte contro qualsiasi cosa, che siano i mostri o gli stranieri, la consapevolezza o anche semplicemente se stessi.
Odissea è una ricostruzione creativa di cosa significhi tornare a casa quando la guerra ti ha portato via la persona che eri.
La struttura è quella che ci si aspetta da Nolan ma per questa non è un semplice vezzo: frammentata, non lineare, con il viaggio di Ulisse (Matt Damon) che si alterna a quello di Telemaco (Tom Holland), continui flashback che rivelano progressivamente cosa sia successo al re di Itaca dopo la caduta di Troia, piani temporali che si intrecciano fino a ricomporsi.
È esattamente il modo in cui è costruita l'epopea omerica e questa è la scoperta più elegante del film, perché appare evidente che questa volta Nolan non abbia imposto il proprio stile all'opera, ma anzi ha trovato in Omero la forma che ha sempre cercato altrove.
Il montaggio parallelo, il narratore inaffidabile, la decostruzione temporale non sono più virtuosismi, perché scaturiscono naturalmente dal materiale originale; per la prima volta, forse, credo che forma e contenuto in un film di Nolan siano la stessa cosa.
[Un frame da Odissea]
Il fulcro tematico è il senso di colpa.
Ulisse è l'uomo che ha inventato il Cavallo, l'espediente geniale che ha vinto una guerra sfruttando la civiltà altrui - l'ospitalità, la legge sacra dell'accoglienza dello straniero secondo Zeus - e trasformandola in un'arma.
La sua intelligenza, che è stata la sua gloria, diventa la sorgente del suo tormento; il massacro che è seguito alla caduta di Troia è opera sua e il viaggio verso Itaca - quel "viaggio dell'eroe" che dopo 3 millenni viene raccontato ancora oggi in mille diverse iterazioni - è la lenta e dolorosa resa dei conti con quello che ha fatto.
Ogni prova da affrontare diventa un confronto con il proprio passato, l'ossessione di Ulisse nel salvare la sua ciurma è un tentativo di compensare le vite che ha già perso.
È una lettura psicologicamente coerente e profondamente contemporanea del mito e Nolan la porta avanti senza mai trasformare Ulisse in un eroe perfetto, anzi: Damon lo interpreta con una stanchezza che gli pesa sulle spalle, tra saggezza e spossatezza, e l'attore offre qui quella che probabilmente è la migliore performance della sua carriera.
Forse sbaglio, ma in Odissea ci ho visto anche un film complementare a Oppenheimer sotto molti aspetti: sono entrambe pellicole che narrano di uomini che hanno perso la strada inseguendo le proprie ambizioni, che hanno modificato la civiltà quando hanno deciso di contrapporsi agli dei o di mettersi sul loro stesso piano, due persone le cui azioni hanno conseguenze non solo su di sé, ma anche su tutti quelli che stanno loro accanto e anche su tutta la società nella quale vivono.
Il Cavallo e la Bomba sono lo stesso oggetto: un'idea geniale ma pericolosa e distruttiva, qualcosa che una volta liberata nel mondo non si può più richiamare indietro, e il cui prezzo lo pagano tutti molto più di chi l'ha concepita.
[Odissea: Anne Hathaway è una struggente e imponente Penelope]
"Una faccia, una flotta, una guerra"
Sul casting a mio avviso Odissea ha preso una direzione che diventa più chiara vedendo il film: le scelte di attori e attrici sono perfette non solo per la qualità dei singoli, ma per un motivo strutturale che sottende che le divinità di oggi siano gli attori e le attrici di Hollywood.
In Odissea quasi ogni volto è riconoscibile - anche nei ruoli minimi, anche in comparsate di pochi minuti - e questo crea immediatamente nello spettatore l'immagine del mito.
Non serve spiegare che stiamo entrando in un mondo dove ogni figura ha un peso simbolico, lo si capisce perché ogni figura ha una faccia che si conosce già e che siamo anche solo inconsciamente portati a vedere come più grande della realtà.
Anne Hathaway dà a Penelope una sofferta profondità aristocratica: regina, madre, figura di potere che regge un regno in attesa stagnante, ospitando gli uomini che vogliono distruggerlo.
Tom Holland è un Telemaco pieno di grinta e angoscia, un ragazzo cresciuto nel mito di un padre che non ha mai conosciuto: non credo di aver mai visto Holland portare sullo schermo determinate emozioni con questo tipo di intensità e penso che questo film per lui segni una nuova fase della sua carriera da protagonista.
Robert Pattinson costruisce un Antinoo di istantanea antipatia, un personaggio magnetico, tracotante e presuntuoso che ruba qualsiasi scena in cui sia presente, forse uno dei più bravi in assoluto dell'intero cast; Charlize Theron è una Calipso eterea e ambigua, protagonista delle scene più intime e raccolte di tutto il film; Zendaya nei panni di Atena rifiuta la grandiosità divina e la avvicina con una semplicità sorprendentemente umana, grazie anche alle scelte di sceneggiatura e montaggio che la rendono una "presenza/assenza" per Ulisse tanto quanto per lo spettatore.
Lupita Nyong'o è emozionante e, perdonatemelo, è una Elena/Clitennestra davvero bellissima, mentre Benny Safdie rende il suo Agamennone imponente e minaccioso, aiutato dalla tanto chiacchierata armatura "non storicamente accurata"; in merito a loro apro una parentesi che chiuderò immediatamente.
Le polemiche degli ultimi mesi hanno investito soprattutto Nyong'o in quanto Elena, Agamennone per il suo elmo e corazza, Elliot Page e Travis Scott per la loro semplice presenza: lasciatemi dire che anche volendo dare ascolto a quel genere di critiche - a mio modo di vedere totalmente fuori fuoco - il risicato screen time dei quattro personaggi in questione potrebbe forse mettere a tacere anche il più ostinato dei detrattori.
[Il Telemaco di Odissea è senza dubbio la prova più matura e convincente di Tom Holland]
Un discorso a parte va fatto per John Leguizamo e Samantha Morton, che nei loro ruoli secondari - soprattutto Morton - fanno un lavoro che resta addosso e sono protagonisti di due delle sequenze che ho amato di più.
Da una parte un Eumeo commovente nella sua cieca - no pun intended - lealtà verso Ulisse; dall'altra una Circe guizzante e orrorifica, protagonista della scena più sorprendente del film che presenta momenti di puro body horror, il cui trucco richiama Un lupo mannaro americano a Londra, qualcosa di così inquietante e terrificante da far pensare che prima o poi Nolan farà davvero il suo film dell'orrore.
Il film è appassionante nel senso più letterale del termine: un primo atto che coinvolge, un secondo atto che costruisce e inizia a svelare e un terzo atto che rende impossibile staccare gli occhi dallo schermo.
Le due ore e cinquantadue minuti passano come se fossero due, scarse: la gestione del ritmo fa sì che nessuna sequenza sembri superflua, nonostante alcuni momenti vengano a mio avviso sacrificati - l'intero racconto del ciclope, su tutti - e altri forse reiterati una volta di troppo.
L'ultima ora di Odissea è pura tensione accumulata e poi rilasciata, con un finale in cui ogni arco narrativo si chiude con una precisione e un'eleganza che sembrano impossibili su una scala così vasta.
Tecnicamente siamo di fronte a qualcosa di raro, anzi, di unico: il film è il primo girato interamente con cineprese IMAX, con Hoyte van Hoytema alla fotografia - alla quinta collaborazione con il regista dopo Interstellar, Dunkirk, Tenet e Oppenheimer - che trova in questo film un senso a quella sua preferenza per il livido e il (quasi) monocromatico.
Odissea è di uno splendore visivo incredibile ed è un'opera fortemente legata agli elementi - acqua, terra, aria, fuoco - un film materico dove il legno, la pietra, il sale e la sabbia sembra di sentirli addosso, di annusarli davvero; Nolan ha insistito per catturare il più possibile in camera, gli attori sono andati davvero in mare, gli effetti pratici hanno la consistenza sporca e vera delle cose fatte a mano.
Il sound design è imponente - in Sala Energia all'Arcadia di Melzo le poltroncine e il pavimento tremavano parecchio - e presenta anche delle soluzioni interessanti che si intersecano con quanto vediamo sullo schermo.
Sorprendentemente per un film di Nolan il mix audio è cristallino (finalmente!) e le voci, le musiche e gli effetti risultano sempre intelligibili; la colonna sonora di Ludwig Göransson fonde classico e moderno in qualcosa di completamente proprio, dove le percussioni di un'altra era incontrano i suoni contemporanei, rendendo l'opera accessibile al pubblico di oggi così come fa ogni reparto del film.
[Odissea: Robert Pattinson è un Antinoo perfetto e odiabile già dopo pochi secondi]
Il senso generale di Odissea è infatti quello e guardandolo diventa ancora più chiaro: il regista ha scelto di far recitare gli interpreti in inglese contemporaneo, dando vita a critiche infinite perché Telemaco chiama Ulisse "dad" (papà), un termine che all'epoca di Omero non esisteva ancora, o almeno non come lo intendiamo oggi.
Alla cosa ha già risposto Nolan stesso, sostenendo che la scelta deriva dalla voglia di avvicinare l'opera al pubblico odierno: i personaggi della sua Odissea parlano come parliamo noi, esattamente come i personaggi dell'Odissea di Omero parlavano come le persone comuni ai tempi di Omero.
Una delle scelte più interessanti del film riguarda gli dèi, di cui Nolan decide di limitare drasticamente la presenza fisica.
Il mondo del film è molto umano e poco miracoloso, le decisioni delle persone pesano di più di quelle degli dei e le mostruosità mitologiche occupano il tempo necessario senza togliere spazio ai veri protagonisti, che sono gli uomini e le donne che popolano quel mondo.
Il tanto atteso Polifemo è un mix tra un vero pupazzone di 12 metri e qualche tocco di post-produzione: non è un mostro fantasmagorico, ma un essere deturpato, con caratteristiche fisiche precise.
A un certo punto durante la visione mi è apparso evidente che l'Odissea di Nolan giochi abilmente sull'ambiguità del racconto: tutto quello che Ulisse racconta a Calipso è davvero accaduto, oppure in quanto narratore inaffidabile (da tradizione omerica) il re di Itaca sta raccontando le metafore di un uomo segnato dalla guerra e dal senso di colpa?
Christopher Nolan lascia volutamente la porta aperta alle interpretazioni fino al finale, che indirizza tutto verso un'unica lettura con una maestria notevole.
[A livello tecnico mi spingo a dire che ritengo Odissea oggettivamente impeccabile]
A parte alcuni "incontri" che secondo me avrebbero giovato di un minutaggio più consistente e soprattutto di una chiusa meno affrettata, oltre al ritmo della narrazione che nel primo atto fatica un po' ad avviarsi e alla quasi totale assenza di sangue visibile nonostante le tantissime battaglie a colpi di spada, Odissea è un'opera che ho amato tanto e che sono già contento di rivedere a breve, per potermela godere senza l'ansia della sorpresa e della curiosità.
Quando nell'ultimo atto tutto si ricompone, con un flashback sull'incendio di Troia che è una delle cose più belle che ho visto al cinema negli ultimi anni, ciò che resta non sono le battaglie né i pregi tecnici del film.
Restano le domande che l'Odissea continua a porre da tremila anni: le ferite della guerra, la perdita dei compagni, la nostalgia, la famiglia, l'identità, la lealtà, la vendetta, l'ospitalità, la legge di Zeus che impone di trattare il prossimo come vorresti essere trattato tu - con tutte le implicazioni del caso.
Il film è di un'attualità impressionante non solo perché Odissea è ancora adesso La Madre di Tutte le Storie, ma anche perché va a sottolineare seppur a bassa voce cosa succede a una società quando prendersi cura dello straniero diventa una debolezza, invece di essere una forza.
Odissea è secondo me IL kolossal di questa generazione.
Guardatelo in grande, guardatelo a un volume altissimo, entrateci e respiratelo.
Probabilmente alla fine anche voi desidererete di salpare verso ovest, a rincorrere il sole che fugge, per continuare un viaggio straordinario.
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