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Toy Story 5 arriva al cinema cercando di mettere una toppa alla fredda accoglienza riservata al capitolo precedente della saga, affidando la regia a Andrew Stanton, veterano della Pixar che ha lavorato con i precedenti capitoli principalmente nel ruolo di sceneggiatore e co-sceneggiatore.
Il film è il quinto capitolo del franchise di Toy Story nato nel 1995, che ha dato vita anche a un lungometraggio spin-off prequel dedicato al personaggio di Buzz Lightyear.
Stanton ha recentemente dichiarato che potrebbero addirittura esserci altri due film di Toy Story, ma la cosa è ancora da confermare.
[Trailer di Toy Story 5]
La trama
Bonnie ha ormai 8 anni, si sente sola e giocare con i suoi amici giocattoli non le basta più; i bambini di cui è circondata non sembrano volerla conoscere, a partire dai vicini fino ad arrivare alle ragazzine che frequentano danza con lei.
La cowgirl Jessie (Joan Cusack) soffre molto per la solitudine di Bonnie e mentre cerca di capire dove stia fallendo viene a conoscenza, attraverso dei giocattoli smarriti, che il mondo è ormai completamente dipendente dalla tecnologia e che presto tutti i giocattoli diventeranno obsoleti.
Jessie inizialmente non dà peso alle voci, ma poi si ritrova ad affrontare proprio ciò che temeva.
I genitori di Bonnie, infatti, cercano di risolvere i problemi della bambina regalandole Lilypad (Greta Lee), un tablet con il quale si può accedere a Internet con tanto di giochi e chat, che assorbe completamente l’attenzione di Bonnie.
Nonostante questo, Jessie non demorde e cerca di ricordare a Bonnie la bellezza del creare dei mondi con i propri giocattoli, chiedendo una mano a un amico di vecchia data: Woody (Tom Hanks).
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L'animazione non ha bisogno di presentazioni
Ormai con Pixar Animation Studios siamo abituati fin troppo bene e non c’è forse bisogno di parlare per l’ennesima volta della spettacolarità dei personaggi e delle loro texture perfette, dei paesaggi e di quel fotorealismo che si presta bene al mondo favolistico dei giocattoli.
In Toy Story 5 vengono aggiunti anche momenti animati inaspettati e creativi, come quelli in cui Bonnie gioca e immagina creando storielle, in cui lo stile si fa via via più morbido e cartoonesco, ricordando la texture dei pastelli a cera.
L’unica cosa che a mio avviso risulta ancora dare l'effetto "uncanny valley" sono gli esseri umani, un po’ bizzarri con i loro occhi estremamente vicini, grossi e brillanti, anche se è quasi sicuramente un effetto voluto in onore della saga.
[Una storiella immaginata da Bonnie in Toy Story 5]
Un tentativo vano di coprire il passato
Toy Story 5 si è trovato con l'ingrato compito di dover sistemare tutto ciò che non è piaciuto del quarto capitolo, facendo così tornare Woody e mettendo in secondo piano (anche terzo, quarto...) i personaggi introdotti nel capitolo precedente.
Dal mio punto di vista, nonostante il quarto capitolo sia stato bistrattato, non aveva l’obbligo di essere quasi “cancellato” - ne rimangono infatti solo pochi dettagli, impossibili da eliminare - Woody torna solo perché è Woody, venendo reinserito nel contesto con una scusa superficiale.
Anche se lo script cerca di motivare la scelta non è chiaro perché, come e quando, dopo l’addio tra Woody e i suoi amici, lui e Jessie siano rimasti in contatto, né tantomeno perché Jessie sembri avere un estremo bisogno di parlare con Woody per far quadrare tutto e non con lo Space Ranger Buzz Lightyear (Tim Allen), suo fedele compagno da ormai una vita.
Fortunatamente per il film, Woody rimane sullo sfondo, come fosse un contentino senza arte né parte, incastrato tra ricordi e citazionismo; lo stesso destino lo subiscono i giocattoli visti in Toy Story 4, rasserenando sicuramente quella fetta di pubblico che temeva la loro dipartita.
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La nuova protagonista: Jessie
Jessie è sempre stata la co-protagonista per eccellenza, con il potenziale da protagonista assoluta, un dettaglio sottolineato sia dalla saga principale sia dai cortometraggi di Toy Story: finalmente Andrew Stanton fa una scelta audace mettendola sotto le luci principali.
Toy Story 5 ci mostra che Jessie ha ancora tanto da dire e che la sua storia è più unica che rara, ma sicuramente meravigliosa e commovente.
Il percorso di maturazione della cowgirl è graduale e ben scandito, senza lasciare dettagli al caso e accompagnata sempre dal suo fedelissimo cavallo Bullseye.
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La questione tecnologica
Arriviamo al tasto dolente: la gestione della tecnologia.
Il problema, a mio avviso, è che la paura del sopravvento tecnologico non è qualcosa di nuovo e soprattutto non è nuovo per la saga stessa.
il Toy Story del 1995 raccontava infatti la stessa storia, con il terrore dei vecchi giocattoli come Woody di venire sostituiti dai giocattoli nuovi, come Buzz.
Jessie affronta le stesse difficoltà contro cui Woody ha combattuto nel primo capitolo, con la differenza che Lilypad è un personaggio davvero poco memorabile rispetto alla sua controparte Buzz Lightyear.
Senza fare spoiler, c’è una scena in particolare che mi ha ricordato The Ring di Gore Verbinski, il cui fulcro non era solamente il terrore per una bambina dalla storia strappalacrime che vuole vendicarsi uccidendo tutti, ma che siamo tutti così terribilmente connessi attraverso la tecnologia che è facile rinchiudersi e non trovare vie di fuga.
Lilypad di Toy Story 5 fa lo stesso: può sembrare apparentemente qualcosa di nuovo solo perché ha una forma diversa, ma la sostanza combacia perfettamente.
Toy Story 5 per me nasce quindi già vecchio e l’ondata di freschezza arriva solamente con la sovracitata storia di Jessie, in quanto più universale, umana e autentica.
[Woody e Buzz... alla riscossa? In Toy Story 5 non esattamente]
L'infantilizzazione e la semplificazione dei temi
Sto scavando nella memoria per ricordare quando Toy Story, nel suo lunghissimo franchise, sia diventato un film educativo.
Toy Story 5 sembra voler ricoprire a tutti i costi questo ruolo, cercando di porsi da maestro per genitori e bambini.
Nonostante il mio primo istinto sarebbe urlare senza argomentare, riprenderò il mio ruolo dicendo l’ovvio: non ha alcun senso la voglia di semplificare a tutti i costi le situazioni solo per lanciare un messaggio.
Non è un problema di Toy Story 5 in particolare, ma della piega che Pixar sta prendendo negli ultimi anni, come se dovesse per forza infilare degli specifici temi che facciano da monito.
Questo sforzo a mio parere inutile non fa altro che indebolire il film e, di conseguenza, renderne opachi i punti di forza, dimostrando che il target non è più una linea guida, ma piuttosto una regola poco flessibile.
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In conclusione
Toy Story 5 è pieno di alti e bassi e accende più curiosità quando non si impegna e vive nel flow di personaggi che hanno di per sé tanto da dare, senza bisogno di fini pedagogici.
Nonostante a livello narrativo costruisca escamotage ridotti ai minimi termini per sbrogliarsi - come ad esempio l’uso che fa dei Buzz Lightyear di ultima generazione - e tematiche affrontate in modi poco accattivanti, Toy Story 5 trova sicuramente una voce in più che sembrava essere perduta.
Senza ombra di dubbio però una cosa la fa: accende la curiosità necessaria per l'eventuale Toy Story 6, il capitolo che probabilmente concluderà la parte di saga dedicata a Bonnie.
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