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Estados Generales di Mauricio Freyre è stato presentato in concorso alla 62ª edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.
Degli antichissimi semi risalenti al 1800, presi durante una spedizione coloniale e conservati in tempi recenti negli archivi dell’Orto Botanico di Madrid, vengono inviati a El Guayabo in Perù, tornando così al loro territorio d’origine.
Mauricio Freyre, ricercatore, architetto e artista audiovisivo sperimentale, ricrea una storia concentrandosi principalmente sull’aspetto visivo della pellicola, lasciando molta interpretazione allo spettatore attraverso piccoli dettagli che risuonano più come indizi.
Per farlo, Estados Generales utilizza sia materiali d’archivio sia voci lontane e sintetiche ma persistenti, soggetti che sono più ombre che personaggi e paesaggi diversificati, ricchi di contrasti tra natura e artificio.
[Trailer ufficiale di Estados Generales]
Attraverso lo studio dei semi e delle loro origini il film porta all’esplorazione di luoghi sconvolti dalle strutture neocoloniali contemporanee.
I semi in esame, infatti, prima del ritrovamento si credevano estinti.
Un botanico colonialista nei suoi diari tenne traccia dei semi, descrivendoli per le varie funzioni associate, tra cui l’uso curativo legato alle culture precolombiane.
I semi descrivono un frammento del passato e, di conseguenza, tutto il contesto storico di un fenomeno inaspettato. In questa ricerca, infatti, il tempo è volutamente sospeso per riflettere sui cambiamenti globali che ha portato il colonialismo sino ad arrivare all’adesso, al presente capitalistico.
Il passato si riflette esattamente nel presente: la distruzione portata dal colonialismo ha conseguenze visibili e tangibili.
Sentiamo infatti una voce nella pellicola che, improbabile ma non impossibile, suggerisce che mettendo i semi nelle giuste condizioni potrebbero addirittura fiorire, nonostante il tempo passato sia troppo e la conservazione non ideale.
Insomma, un continuum che non si spezza perché è impossibile scardinare la memoria, anche se l’uomo prova (volontariamente) a distruggerne le tracce.
In Estados Generales le piante sono simbolo di identità, violate e distrutte, rimodellate per volere di terzi, forzate a una nuova appartenenza e succubi di un potere incontrollabile.
“La presenza dell’osservatore non può essere neutrale”, dice una voce, dando la chiave definitiva per leggere l’opera: il nostro occhio analizza ciò che vede in base alle nostre conoscenze e consapevolezze.
Un seme è quindi solo un seme, un soggetto naturale e apolitico, fin quando non viene analizzato storicamente e reinserito nel suo contesto, divenendo parte di un processo attivo che si avvia alla decostruzione rigorosamente critica di preconcetti e pregiudizi.
Mauricio Freyre crea una pellicola affascinante e politicamente motivata, decisa nel sottolineare come le percezioni di un singolo soggetto possano variare drasticamente a seconda dello sguardo, rinchiuso nell’impossibilità di essere incondizionato.
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