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The Thing in the Coffin - Recensione: l'immortalità del vampiro - Pesaro 2026

Presentato alla 62ª edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, il film fa rivivere l'incontro con Dracula 

The Thing in the Coffin di Péter Lichter è stato presentato in Concorso alla 62ª edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.

 

Il film reinterpreta la storia di Dracula con frammenti di pellicole dai più svariati formati (dal 35mm al Super8, fino al digitale), decostruendole, ricostruendole, deformandole e rimaneggiandole, intervallando il tutto con passi del libro di Bram Stoker e una colonna musicale originale. 

 

 

I film utilizzati in The Thing in the Coffin, tantissimi e citati nei titoli di coda, non vengono semplicemente montati tra loro, bensì subiscono un vero e proprio cambiamento tanto da risultare a tratti poco riconoscibili, attraverso uso di rumori, glitch, colorazioni “sbagliate”, deframmentazioni e manipolazioni. 

 

[Trailer ufficiale di The Thing in the Coffin]

 

 

Attraverso questo gioco distruttivo/costruttivo, Péter Lichter fa comunicare tra loro anni di Cinema che si sono dedicati all’osservazione del Vampiro nella forma più originale possibile, rendendo visibile come alcune cose, come per l’appunto un grande classico come Dracula, possa innestarsi nella memoria di ciascuno, rendendolo riconoscibile nonostante assuma le più svariate e innovative forme. 

 

Alle immagini già conosciute, The Thing in the Coffin aggiunge degli intervalli rosa/rossi intensi e circolari, che ricordano sangue e carne umana, ed enfatizzano il passaggio tra un personaggio di Dracula e l’altro.

L’opera, divisa in modo così frammentario, ricorda tantissimo l’assetto epistolare del libro e il concetto che vi è dietro: la ricostruzione di una storia attraverso elementi non da creare ma di cui si è già in possesso. 

 

I colori sanguigni, i momenti “disturbati” e psichedelici, lo stile frenetico delle immagini e via discorrendo riportano all’osservazione di un fenomeno inquietante che rende il vampiro più vicino all’osservatore e meno soggetto cinematografico, dando la sensazione che nello schermo ci sia qualcosa di reale, tangibile e pericolosamente vicino.

 

La cosa più interessante di The Thing in the Coffin è sicuramente l’intuizione: il vecchio, piuttosto che creare il nuovo, può semplicemente esserlo.

Ancora oggi i film sulla figura di Dracula continuano ad essere numerosissimi (tra il 2025 e il 2026 sono usciti almeno 3 film sul vampiro distribuiti al cinema) e tutti, a loro modo, si basano su preconcetti cinematografici e letterari.

Cosa si può fare ancora?

 

Péter Lichter dà sfogo alla sua voglia di parlare di una delle creature più affascinanti mai create, ricostruendo la sua storia come una sorta di archivio, divorando tutto ciò che trova e lasciandosi incantare egli stesso da quelle pellicole che vivono rent free negli angoli più remoti del nostro cervello. 

 

The Thing in the Coffin può sembrare alienante, finché non si entra in un flusso di memorie cinematografiche nel quale si desidera solo restarne imprigionati. 

___

 

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