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Local Sensations di Tulapop Saenjaroen è un cortometraggio sperimentale presentato alla 62ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.
Saenjaroen trae le sue riflessioni sulla società contemporanea attraverso il saggio storico "How to Design a Modern Monument That Won’t Become a Shrine" di Chatri Prakitnonthakan, che viene citato esplicitamente in apertura e diverse volte lungo la durata del cortometraggio riportando alcuni passi fondamentali del saggio.
Prakitnonthakan scrisse il saggio criticando la società thailandese e il suo modo di vivere la cultura, accusandola di sfruttare luoghi storici e architetture come meri simboli politici, facendo così perdere il senso iconografico originale in nome del mondo capitalistico contemporaneo.
[Trailer ufficiale di Local Sensations]
La visione di Tulapop Saenjaroen mette a confronto soggetto e oggetto dove gli elementi mostrati, tutti di diversa natura (si spazia da soggetti naturali a umani, concentrandosi su diversi dettagli), sembrano non avere molto in comune tra loro; eppure, attraverso un occhio attento, riescono invece a comunicare il disallineamento della società rispetto a una realtà che annienta visibilmente i simboli di un’intera cultura.
Local Sensations, però, si racconta senza mostrare luoghi simbolici in modo esplicito ma narrandoci l’indebolimento e la disgregazione del locale solo attraverso metafore.
Il film è infatti estremamente allegorico e a momenti volutamente traducibile solo per chi certi usi e costumi li riconosce; un esempio pratico è l’enfasi sugli alberi di tamarindo, particolarmente rappresentativi della cultura thailandese, ritratti in pratiche apparentemente inusuali, come quella di riempirli di cemento per far sì che durino in eterno, rendendoli rappresentazione di un’identità che sopravvive in modo fittizio all’ombra del capitalismo.
[Un'immagine di Local Sensations]
Girato in bianco e nero su pellicola 16mm, Local Sensations mostra dunque la conflittualità tra locale e globale, in cui il locale non può fare a meno di essere fagocitato dal globale, soprattutto quando ha connotazioni negative.
Allo stesso tempo, però, senza il locale, e dunque l’iconicità antica di luoghi/costumi, non ci sarebbe poi modo di creare il globale stesso: Local Sensations enfatizza il paradosso di cui si nutre la modernità.
Il film è a mio avviso interessante non solo concettualmente, ma anche strutturalmente, soprattutto in dialogo col sonoro, sperimentando con giochi acustici penetranti e a tratti disturbanti che scardinano e creano insistentemente il loro spazio tra le immagini.
Non a caso è proprio la parte musicale a fare da collante alla pellicola, creando una sensazione di continuità tra scene che sembrano avere poco in comune tra loro.
Tulapop Saenjaroen si “limita” a essere osservatore di un fenomeno piuttosto che colui che ha trovato risposte in qualche ideologia, tanto che persino l’opera da cui trae spunto risulta una nenia da scardinare.
Non è il suo spazio imporsi come colui che ha trovato una soluzione, piuttosto enfatizza un quesito di difficile risoluzione in cui la risposta è continuare a osservare il cambiamento per crearsi una prospettiva, ricordando all’uomo il proprio ruolo nella società contemporanea.
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