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Siamo in un campo estivo dove un gruppo di dodicenni pratica la pallanuoto.
Quando l'allenatore (Joel Edgerton) chiede loro di definire lo sport, fra risatine e frasi fatte un alunno spicca sugli altri: è il nuovo arrivato trasferitosi da Boston, si chiama Ben (Everett Blunck) e dimostra una sensibilità superiore a quella dei suoi compagni.
Il gruppetto di ragazzini è capeggiato dallo strafottente Jake (Kayo Martin) che ha messo in giro la voce che Eli (Kenny Rasmussen) - visibilmente eccentrico e anticonformista - ha contratto un morbo contagioso e lo si deve a tutti i costi evitare.
Ben imparerà presto a soffocare la sua empatia per cercare di integrarsi, ma mai fino al punto di umiliare Eli; pagherà presto il conto della sua sensibilità.
[Trailer ufficiale di The Plague]
Presentato al Festival di Cannes 2025 nella sezione Un certain regard, The Plague si apre con una ripresa subacquea nella piscina in cui il gruppo di ragazzini inizia la sessione di allenamento di pallanuoto, tuffandosi nell'acqua profonda e agitando le gambe nel tipico andamento mulinante che permette agli atleti di questo sport di stare più facilmente a galla.
La musica di Johan Lenox genera fin da subito un certo disagio, in apparente contrasto con il curatissimo gioco di luci subacqueo: una colonna sonora che richiama quella composta per Midsommar.
Brani di voci maschili si rincorrono e si percuotono ossessivamente.
[Uno dei brani della colonna sonora di The Plague]
Nel film a un certo punto un personaggio dice "in questo sport quello che fa la differenza fra un professionista e un novizio è ciò che avviene sotto il pelo dell'acqua", alludendo a calci, graffi e altri colpi più o meno tollerati che comportano un effettivo vantaggio sull'avversario.
Fin dalla locandina il film è chiarissimo nel suo intento: volersi occupare di ciò che avviene al di sotto delle mere dinamiche apparenti di gruppo, così per come appaiono allo sguardo esterno. Ciò che ne emerge è quantomeno spiacevole.
C'è tanto Cinema d'autore in questo primo lungometraggio del regista statunitense Charlie Polinger: Carrie - Lo sguardo di Satana e le tante trasposizioni de Il signore delle mosche, ma su tutti spiccano i rimandi a Full Metal Jacket.
[L'anticonformista Eli è l'unico fra i protagonisti di The Plague a portare costantemente una maglietta a maniche lunghe, forse per coprire i segni di una malattia]
Il ritiro temporaneo di un gruppo in allenamento e le dinamiche disfunzionali del cameratismo maschile sono tratteggiate in questo film attorno a un'età specifica.
La preadolescenza è quel periodo della vita in cui vogliamo sentirci unici e contemporaneamente abbiamo il terrore di essere diversi dagli altri.
Chi suggerirebbe a quell'insetto bitorzoluto e cangiante che sta fra lo stato di bruco e di farfalla di sforzarsi di essere se stesso?
Quale "se stesso"? Eppure il mondo degli adulti proietta sui ragazzini questo genere di irricevibili consigli.
Così come un treno lanciato in aperta campagna viene identificato da un pannello luminoso che ne indica la meta e le tappe non ancora raggiunte, così i ragazzini, massimamente in movimento, possono al massimo aspirare ad avere un ruolo temporaneo e solo agli occhi dei pari.
Quali caratteristiche ha spesso il gruppo dei pari per un ragazzino? Quello composto dal bullo carismatico e della schiera di gregari che lo sostiene alle sue spalle, terrorizzati dalla possibilità ritrovarsi di fronte al suo indice puntato.
Nel mirino ogni minima divergenza, ogni tratto di personalità che possa starsi acerbamente affermando.
Un vezzo diventa oggetto di un giudizio ingigantito, un difetto di pronuncia, un accento, un tic, una caratteristica fisica o, in mancanza di altro a cui appigliarsi, il suono del proprio nome: sono tutti dettagli con cui poter crocifiggere l'altro.
[In The Plague l'umiliazione pubblica e il bullismo ci mostrano come la vita di un preadolescente possa assomigliare a un film dell'orrore]
A salvarsi è solo chi si mimetizza o chi reitera senza sosta gli atteggiamenti del ruolo che il gruppo gli ha attribuito.
L'ansia di essere originali e dunque notati e additati è reale, poiché anticipa l'ostracismo del gruppo. Il preadolescente non ha ancora altre risorse proprie oltre alla forza che gli deriva dalla collettività dei pari: essere espulso dal gruppo equivale a temere per la propria incolumità.
Al contempo, la forza del gruppo sta nella sua coerenza e può sostenersi soltanto tramite l'espulsione di chi mina questa coesione.
Ogni minima divergenza viene scansata come "la piaga" che titola questo splendido film.
The Plague domanda allo spettatore adulto (specialmente allo spettatore uomo) di fare un tuffo nel suo passato riportandolo a stretto contatto con quel ragazzino troppo spesso costretto a scalciare in acque profonde e, talvolta, obbligato a dover graffiare per poter emergere come soggetto.
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