close

NUOVO LIVELLO

COMPLIMENTI !

nuovo livello

Hai raggiunto il livello:

livello

#CineFacts. Curiosità, recensioni, news sul cinema e serie tv

#articoli

Lo sguardo misterioso del fenicottero - Recensione: tra brutalità e bellezza

Vincitore del Premio Un Certain Regard al Festival di Cannes 2025, l'esordio di Diego Céspedes intreccia realismo magico, western desertico e racconto queer in una riflessione sulla vulnerabilità, l'esposizione e il desiderio di appartenenza

Titolo originale: La misteriosa mirada del flamenco
Genere: Drammatico
Regia: Diego Céspedes
Sceneggiatura: Diego Céspedes
Cast: Tamara Cortés, Matías Catalán, Paula Dinamarca 
Distribuzione: MUBI
Disponibile dal: 15 maggio 2026
Durata: 107 minuti
Paese: Cile, Francia, Belgio, Spagna, Germania

 

Il fenicottero è un animale bizzarro: il suo corpo è gonfio, vistoso, le sue zampe sono lunghe e sottili, le sue penne sono nere e rosa acceso; vive in lagune ampie e brulle e vi sosta a lungo su una sola gamba, in un equilibrio forse precario e forse inutile.

 

Nella percezione collettiva, è associato al kitsch e al camp, a ciò che è teatrale e apertamente vanesio.

Una creatura per cui non è possibile mimetizzarsi e che appare evolutasi in modo contrario a qualsiasi norma del sopravvivere discreto.

 

È un animale facile da notare, esposto allo sguardo molto più di quanto possa sottrarsene.

 

[Trailer ufficiale de ILo sguardo misterioso del fenicottero]

 

 

"Flamenco" in lingua spagnola, Fenicottero è anche il nome della mamma di Lidia. 

 

Protagonista de Lo sguardo misterioso del fenicottero, opera di debutto di Diego Céspedes, Lidia è una ragazzina che vive in un villaggio cileno minerario all’interno di una casa-famiglia. 

Oltre alla madre, le sue seconde mamme, zie, e nonne, sono tutte donne trans: figure al margine del villaggio e temute dagli uomini che lo abitano. 

 

Poiché considerata diversa, la famiglia di Lidia è osservata, giudicata e discussa dalla comunità esterna.

Dall’uscio di casa in poi è costantemente esposta; parzialmente per volontarietà, in un mostrarsi che esemplifica riappropriazione di spazio, e parzialmente per forzatura, per la vulnerabilità del ritrovarsi l'unica macchia di colore in mezzo al deserto.  

Nonostante la premessa, Céspedes evita di trasformare la narrazione in una parabola queer vittimista o in un’esibizione di patetismo.

 

Di fatto, anche nei momenti di maggiore crudezza, il film restituisce alle sue protagoniste una dimensione sempre attiva, la facoltà di reagire e di desiderare - amore, riconoscimento - e di essere desiderabili di rimando.

 

 

[Lo sguardo misterioso del fenicottero: Lidia (Tamara Cortes) e la sua famiglia]

 

 

La narrazione, incentrata sull'idea del reciproco "guardarsi" assume l'impianto della superstizione collettiva.

 

Gli uomini temono la casa di Lidia e le sue abitanti.

Credono che vi abitino degli esseri magici, dotati del potere di maledire, condannare e forse benedire attraverso uno sguardo.

Si tratta di una lucida rielaborazione del tema dell’AIDS: da malattia storicamente definita a ciò che ne ha realmente segnato lo stigma, un racconto di mostri alimentato sull’ignoranza. 

 

Nell'attrito tra famiglia queer e villaggio desertico il film trova il proprio centro emotivo, nonché una sorta di utopica malinconia.  

 

Da una parte i minatori - polvere, fatica, mascolinità - dall’altra il mondo di Lidia - performance, colore ed edonismo, ma per quanto la contrapposizione possa sembrare inconciliabile, accanto agli atti di rifiuto, Céspedes lascia emergere progressivamente una possibilità di comunione tra mondi in apparenza opposti.

  

 

[Matías Catalán e Pedro Muñoz in una scena de Lo sguardo misterioso del fenicottero]

 

 

L’universo di Lidia, in bilico tra brutalità sociale e immaginario infantile, rilegge così gli archetipi del realismo magico e della favola queer, contaminandoli con western desertico, melodramma, racconto di formazione e fiaba nera.

 

La casa, centro-capitale di questo piccolo mondo, ne diventa anche lo spazio più vivo e meraviglioso, una dimensione sospesa che richiama l’immaginario del racconto carrolliano.

Lato formale, il regista fonde registri differenti senza irrigidirsi in un genere stabile, articolando un immaginario eccentrico e barocco.

 

Più della dimensione di dolore dei personaggi, la macchina da presa riesce nel preservarne su tutto la bellezza, la presenza, la sensualità: ovvero tutti quei tratti che nella rappresentazione della marginalità queer, vengono spesso sacrificati in favore del trauma o della sofferenza.   

 

 

[Lo sguardo misterioso del fenicottero: il confronto tra Mamma Boa (Paula Dinamarca) e Clemente (Luis Dubó)]

 

 

Ciò che dovrebbe richiudersi in vulnerabilità - l’eccesso, la stranezza, la "devianza" - diventa invece la condizione attraverso cui i personaggi di Céspedes costruiscono il proprio modo di stare al mondo. 

 

Così come l'animale in cui si è riconosciuta Flamenco, non cercano di adattarsi o di rendersi meno visibili: al contrario prendono posizione, precariamente o meno, convertendo l’esposizione in presenza.

 

Nonostante alcune coordinate estetiche e narrative possano richiamare un immaginario queer festivaliero ormai riconoscibile, Lo sguardo misterioso del fenicottero trova comunque una voce personale proprio nella maniera in cui intreccia la vulnerabilità alla bellezza, la paura alla resilienza, e il rischio alla reciprocità.

____

 

CineFacts non ha editori, nessuno ci dice cosa dobbiamo scrivere né come dobbiamo scrivere: siamo indipendenti e vogliamo continuare a esserlo, ma per farlo abbiamo bisogno anche di te!

Se ti piace quello che facciamo e il nostro modo di affrontare il Cinema, sostienici entrando tra Gli Amici di CineFacts.it: aiuterai il sito, i social e il podcast a crescere e a offrirti sempre più qualità!

Chi lo ha scritto

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE

Articoli

Articoli

SuldivanodiAle

Lascia un commento



close

LIVELLO

NOME LIVELLO

livello
  • Ecco cosa puoi fare:
  • levelCommentare gli articoli
  • levelScegliere un'immagine per il tuo profilo
  • levelMettere "like" alle recensioni