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Il diavolo veste Prada 2 - Recensione: la festa è finita?

Un sequel tra passato e presente, ma decisamente più maturo: come sono oggi Andrea, Miranda, Nigel ed Emily?

Titolo originale: The Devil Wears Prada 2
Genere: Commedia, Drammatico
Regia: David Frankel
Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna
Cast: Meryl Streep, Anne Hathaway, Stanley Tucci, Emily Blunt
Distribuzione: 20th Century Studios Italia
Uscita Italia: 29 aprile 2026
Durata: 119 minuti
Paese: USA

Il 29 aprile è arrivato al cinema Il diavolo veste Prada 2, ma è rimasto tutto come lo avevamo lasciato? 

 

Nel 2006 uscì Il diavolo veste Prada, un film destinato a diventare un cult per le future generazioni, soprattutto per due categorie di persone: chi spera un giorno di lavorare nella moda e chi nel mondo del giornalismo.

 

[Trailer ufficiale de Il diavolo veste Prada 2]

 

 

Quel film all'epoca ci fece sognare, un po’ come aveva fatto Sex and The City fino a due anni prima. 

 

Andy era un modello da seguire, partita dal basso e passata dall’essere la stagista con il maglioncino infeltrito (sì: quello ceruleo) a essere l'assistente di Miranda Priestly (Meryl Streep) per la Paris Fashion Week in un battito di ciglia e noi credevamo che una cosa del genere fosse, se non facile, quantomeno possibile. 

 

Miranda aveva ragione: "Don't be ridiculous Andrea, everybody wants this". 

[Non essere ridicola Andrea, lo vuole chiunque]

 

La realtà però è profondamente cambiata e il mondo non è più quello del 2006; il cartaceo sta morendo e la viralità di un contenuto ha schiacciato gli articoli che “nessuno clicca più”. 

 

Tutto quello che ci avevano promesso vent'anni fa era un'illusione?

 

 

[Anne Hathaway in una scena de Il diavolo veste Prada 2]

 

 

Questo sequel era tanto atteso quanto temuto. 

 

Era inevitabile chiedersi come avrebbero gestito il passare degli anni e il drastico cambio di un settore che, al giorno d’oggi, è indubbiamente in crisi. 

Per fortuna David Frankel, che aveva diretto anche il primo capitolo, si è dimostrato all’altezza della sfida. 

 

Scopriamo che Andrea (Anne Hathaway) è diventata una giornalista di successo, che si è allontanata dal lusso e dai magazine di moda per occuparsi di altro; ha fatto carriera ma a modo suo, come aveva sempre sperato. 

Il film però mette subito in chiaro una cosa: in questo settore la bravura non basta e in una delle prime scene vediamo Andy che viene licenziata tramite un messaggio, un attimo prima di ricevere un riconoscimento per la qualità del suo lavoro.

 

Vive in una casa in periferia, lontano dal caos della città e la mattina deve aspettare che l’acqua marrone del suo lavandino diventi abbastanza limpida per potersi lavare i denti.

Prima poteva tollerarlo per l’amore verso il proprio mestiere, ma ora deve trovare un’altra soluzione e per farlo dovrà rimettersi i tacchi a spillo.

 

Runway infatti non gode più del prestigio di un tempo e si trova nel pieno di una crisi d’immagine senza precedenti che ha investito soprattutto Miranda, diventata oggetto di meme sui social.

L'unica salvezza è qualcuno che non abbia paura di contraddire il diavolo e quel qualcuno è proprio Andrea.

 

Con qualche diottria e capello in meno, ma con Nigel (Stanley Tucci) e la new entry Amari (Simone Ashley) sempre al suo fianco, Miranda non sembra aver perso né lo stile, né il sarcasmo di un tempo.  

 

 

[Meryl Streep in una scena de Il diavolo veste Prada 2]

 

 

La vediamo cambiata, ora si appende il cappotto da sola e deve vedersela con il politicamente corretto, ma è sempre lei e forse è proprio il personaggio più interessante di tutto il film.

 

Per non far colare a picco tutto ciò che ha costruito negli anni, è disposta a scendere a compromessi che la vecchia Miranda non avrebbe mai accettato: si veda quello con Emily (Emily Blunt), che ora gestisce la comunicazione per il brand di Dior, alla quale concede quasi il doppio delle pagine di sponsor su Runway senza opporre resistenza. 

Capiamo che, in verità, altro non è che una donna in un ambiente pur sempre a prevalenza maschile, che viene trattata dai suoi superiori come lei stessa tratta "le Emily". 

 

Il diavolo veste Prada, ma non posso non riflettere su quella che più che una citazione sembra una dichiarazione d’intenti e riguarda il parallelismo tra Miranda e Valentino, il celebre stilista scomparso il 19 gennaio 2026. 

 

Durante il film ho ripensato spesso a Valentino - L’ultimo imperatore, documentario del 2009 diventato virale proprio con la morte dello stilista e non credo sia merito solo degli occhiali di Nigel vagamente simili a quelli di Giancarlo Giammetti o la sfilata di Milano che ricorda quella tenutasi all’Ara Pacis di Roma.

Valentino se n’era andato con una frase rimasta nel tempo: “Vorrei lasciare la festa quando è ancora piena” e Miranda, in un momento di sconforto, esprime al marito una preoccupazione molto simile, poiché ha paura di non sapere quando sarà il momento giusto per lasciare Runway prima di diventare fuori moda.

 

L'argomento trattato nel film è centrale nel mondo della moda, perché il passaggio di testimone in una Maison è sempre molto rischioso: il denaro rischia di essere più forte dell'etica e dei principi che hanno reso importante il marchio fino a quel momento. 

 

 

[Emily Blunt in una scena de Il diavolo veste Prada 2]
 

 

In una delle scene più suggestive del film, Miranda è sola in Galleria Vittorio Emanuele (e guarda caso, indossa un completo di Valentino). 

 

Sembra persa mentre si guarda attorno, circondata dai negozi d’alta moda e da tutto quello che questi marchi hanno rappresentato non solo nella sua vita, ma anche in quella del magazine.

Cosa resta quando si spengono le luci, quando il negozio chiude? Chi è davvero Miranda Priestly e soprattutto: chi ne sarà l'erede? 

Ama il suo lavoro, ma non ha visto crescere le sue figlie e non conosce altra vita al di fuori di quella del suo ufficio. 

 

Il momento giusto, allora, diventa "prima che sia troppo tardi". 

 

 

[Meryl Streep e Stanley Tucci in una scena de Il diavolo veste Prada 2]

 

Il diavolo veste Prada 2 è a mio avviso un sequel perfettamente riuscito, più maturo del precedente e perfettamente in linea con il presente. 

 

Non mancano citazioni al passato, camei di celebrità che spaziano da Lady Gaga a Donatella Versace e qualche battuta al vetriolo come quella sull’Ozempic.

Tranquilli: c’è anche l'iconica "Vogue" di Madonna. 

 

Andrea e Miranda si riconfermano più simili di quanto avrebbero mai pensato e il messaggio finale ci riempie di una speranza che ormai sembravamo aver perso: se l’ideale è abbastanza forte, non c’è denaro che possa comprarlo.

Ho lasciato la sala pensando alla ragazzina cresciuta con il primo film, la stessa che ora ha scritto la recensione del secondo e mi rendo conto che, forse, tutto quello in cui ho scelto di credere vale ancora qualcosa. 

Questo film riporterà gli spettatori indietro nel tempo, li farà sentire di nuovo come vent’anni fa anche se tante, troppe cose sono cambiate da allora.

 

Il cambiamento non può essere fermato, ma possiamo farne parte affinché avvenga per il meglio.

___

 

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