Articoli
#articoli
Siamo alla metà degli ’90 e a Satoshi Kon, mangaka laureato alla Musashino Art University, viene assegnata la regia di Perfect Blue da Madhouse, uno degli studi di animazione più importanti dell’epoca, rinomato per i grandi successi dovuti a figure memorabili come Rintarō, Katsuhiro Ōtomo, Yoshiaki Kawajiri e tanti altri.
Nonostante non fosse particolarmente entusiasta del progetto, Kon lo porta a termine rivelandosi un incredibile pensatore.
Riconosciuto sin da subito in tutto il mondo con questo singolo progetto, Satoshi Kon contribuisce a cambiare la visione pregiudicante che si aveva all’epoca dei film d’animazione, grazie all’inserzione di elementi che permeavano principalmente nell’immaginario dei film live action.
Il successo, dunque, guidò il regista a creare il suo secondo film, Millennium Actress, che affascinò egualmente critica e pubblico.
A distanza di 25 anni, dall’11 al 13 maggio il film arriva per la prima volta nelle sale italiane in versione restaurata in 4K grazie ad Anime Factory.
Un evento cinematografico di grande importanza, un’occasione unica per ammirare finalmente sul grande schermo questa straordinaria perla d’animazione.
Per comprendere fino in fondo perché si tratti di un appuntamento imperdibile, ripercorriamo come Millennium Actress abbia contribuito a rivoluzionare il linguaggio animato, attraverso gli elementi chiave che avrebbero poi consacrato Satoshi Kon come un regista imprescindibile.
[Trailer italiano di Millennium Actress, per la prima volta nei cinema italiani]
L’attrice Millenaria nella Storia mondiale
La storia comincia con un pretesto narrativo molto semplice: il giornalista Genya Tachibana con l’aiuto del cameraman Kyōji Ida vuole documentare la vita di Chiyoko Fujiwara, famosissima e ormai anziana attrice di quelli che furono i Ginei Studios.
Sin da subito, il racconto di Chiyoko si mescola creando un ponte indissolubile tra passato e presente, in cui si ritrovano invischiati Genya e Kyōji non più come semplici spettatori, ma come parte integrante della narrazione di Chiyoko.
Chiyoko nasce a Kantō nel 1923 durante il terremoto che distrusse Tokyo e portò alla morte di suo padre.
Questo ci dice già tanto sia della protagonista sia di Kon stesso nella sua scelta di inserire un fatto realmente accaduto e brutalmente drammatico per la comunità orientale in un contesto fittizio e metanarrativo, portando così a trasformare la sua protagonista attraverso un trauma tangibile per molti spettatori, anche se solo con ricordi non in prima persona e legati alla storia giapponese.
Non è sicuramente l’unico legame con la realtà che ritroviamo nella pellicola, anzi: l’intera vita di Chiyoko stessa si rifà a grandi attrici giapponesi come Setsuko Hara o Hideko Takamine e sono numerosi i riferimenti ai due conflitti mondiali, parte integrante del vissuto della protagonista.
L’inserimento di Satoshi Kon di frammenti di Storia integrati perfettamente con la dimensione filmica sospendendo il tempo è rappresentativo della sua poetica che, seppure in modo differente in altre opere, in Millennium Actress diviene uno strumento per renderne accessibile la lettura.
Il sogno e la realtà come entità indistinguibili
Quando la giovanissima Chiyoko incontra un uomo misterioso, il suo destino cambia e ogni azione futura dipenderà da quanto accaduto da quel momento.
L’uomo di cui si innamora, un artista fuggitivo, le lascia una chiave dicendole che è “la cosa più importante al mondo”. Chiyoko quella chiave la conserva, nella speranza di riconsegnarla un giorno al legittimo proprietario, e contemporaneamente comincia anche la sua carriera attoriale.
Qui la narrazione della Chiyoko anziana si fa via via più intricata, mescolando avvenimenti della sua vita in modo casuale con scene dei film a cui ha preso parte, divenendo l’eroina dei suoi stessi film alla ricerca dell’uomo misterioso.
Tutto comincia a intrecciarsi e sfuggire: lo spettatore si muove assieme a Chiyoko, nella corsa disperata alla ricerca di quell’uomo di cui non ricorda più il volto.
L’elemento più riconoscibile della poetica di Kon, la dimensione onirica, si fa spazio: sogno e realtà coesistono in un agglomerato indivisibile, sussistendo senza che siano distinguibili l’inizio o la fine.
A suo modo lynchano, l’onirismo di Millennium Actress spinge lo spettatore a realizzare che è impossibile sapere davvero come sia andata la vita di Chiyoko, eppure non può essere andata diversamente da quanto lei racconta, perché la sua verità è l’unica prospettiva possibile, seppure circondata da costrutti non riconducibili alla realtà.
[Un'immagine di Chiyoko che vedremo all'inizio e alla fine di Millennium Actress come simbolo di circolarità]
Relatività dello spazio/tempo
Lo stile di Kon, dunque, spinge i suoi protagonisti a spezzare la realtà vissuta in modo insubordinato, creando un passaggio nei loro desideri, fantasie e sogni, distruggendo a poco a poco non solo lo spazio ma anche il tempo.
Chiyoko, infatti, si muove in epoche storiche e diversi ambienti senza darsi tregua grazie all’aiuto di personaggi che ai tempi degli accadimenti non c’erano davvero ma che, in qualche modo, entrano nelle meccaniche dei suoi sentimenti e delle sue volontà, spezzando quell’ostacolo rappresentato dalle imposizioni temporali e spaziali.
Genya ne dà una dimostrazione pratica, sottolineando già dall’inizio della pellicola che Chiyoko è “eternamente giovane”.
In effetti, è proprio così: nonostante la vecchiaia presente, Genya la vede cristallizzata nei ruoli più importanti della sua carriera proprio come noi spettatori vediamo attrici e attori dell’epoca perfettamente immutabili nelle proprie pellicole, vivendo nell’illusione dell’immagine eterna che abbiamo di loro, in quel momento che è attuale solo nel momento in cui siamo prigionieri dell’incanto cinematografico.
Se ciò non bastasse, Genya e Kyōji ci spingono in questa direzione in quanto fautori del contesto metanarrativo di Millennium Actress, ricordandoci che questo "film nel film" è anche un pretesto per analizzare proprio noi stessi in quanto spettatori, non solo passivi e famelici divoratori di storie, ma anche uomini bisognosi di riempire attivamente i luoghi dell’opera attraverso l’osservazione, il commento, l’emozione.
Millennium Actress e Perfect Blue a confronto
Un altro modo per capire a fondo un’opera come Millennium Actress, che ricordo essere in arrivo finalmente nelle nostre sale dall’11 al 13 maggio in versione restaurata 4K grazie ad Anime Factory, è metterla a confronto con la sua opera “specchio”, Perfect Blue, sotto stessa definizione di Kon come “facce della stessa medaglia”.
Di generi molto diversi (il primo una commistione tendente al drammatico, mentre il secondo vicino all’horror psicologico), entrambi vedono l’ossessione della protagonista come centro; laddove, però, Perfect Blue mette l’ossessione su un piano rigorosamente negativo, Millennium Actress ce ne dà una visione che può essere positiva e addirittura salvifica.
Kon descrive bene questo divario tra le ossessioni delle due protagoniste Mima e Chiyoko in un’intervista con Tom Mes del 2002: “Mentre stavo portando a termine Perfect Blue pensavo potesse essere un film positivo, ma piano piano è diventato negativo, oscuro…
Avevo intenzione di fare due pellicole sorelle, attraversando la disillusione della relazione tra ammiratore e idolo.
Così, adattando quella relazione [in Perfect Blue, ndr], volevo realizzare Millennium Actress in modo completamente opposto, dando più immagini positive”.
Mima, infatti, a differenza di Chiyoko, si ritrova incastrata in un vortice di orrore dove la distruzione dell’io è dettata dalla schiavitù delle proprie paure e dell’impossibilità di controllo della propria esistenza; al contrario l’ossessione di Chiyoko è più simile alla forza di volontà o alla resilienza, dove l’amore per l’uomo senza volto non fa altro che spingere la protagonista ad andare avanti, continuando comunque a fare ambiziosamente ciò per cui è portata: recitare.
[Il luogo amato da Satoshi Kon, dove avviene la magia: lo storyboard]
L’amore che muove
Millennium Actress può essere definito un film sull’amore?
Forse sì, non tanto devoto all’amore romantico, quanto all’amore per la ricerca. La chiave donata dall’artista alla protagonista al loro primo incontro, difatti, non è nient’altro che un MacGuffin volto a sbloccare i ricordi della lei ormai anziana e stanca, dettaglio sottolineato dal fatto che anche Chiyoko, a un certo punto della sua vita, ha rimosso l’esistenza della chiave fino a quando Genya non l’ha trovata e riconsegnata a lei, segno che la vita è andata avanti nonostante tutto.
Satoshi Kon al riguardo non voleva nel modo più assoluto darci incertezze, racchiudendo l’essenza del film nella sua battuta finale: “Perché, dopo tutto, è il fatto di inseguirlo ciò che amo davvero”.
L’amore per la ricerca è dettato anche da un’inaspettata figura stregonesca all’inizio incomprensibile e leggibile come nemica a causa delle sue maledizioni ma che, comparendo ripetutamente nel film a posteriori, può essere vista come nient’altro che una prospettiva di se stessa, cosciente che “per tutta la vita” era predestinata al viaggio: "Ti odio così tanto, ma ti amo così tanto" dice la “strega”, avvalorando il valore conflittuale del loro viaggio introspettivo.
Susumu Hirasawa e Satoshi Kon: un legame indissolubile
Millennium Actress segna quello che sarà un legame indissolubile con il musicista Susumu Hirasawa, che ha composto le musiche che accompagnano la pellicola.
Da questo momento tra loro nasce un rapporto solidale e profondo, non tanto personale quanto di rispetto lavorativo; in seguito infatti sarà sempre Hirasawa a occuparsi del tema musicale di Paprika - Sognando un sogno e nella serie TV Paranoia Agent.
Hirasawa, per Kon, è parte integrante del processo di realizzazione per alcuni elementi che riguardano Chiyoko, contribuendo a delineare la figura dell’attrice animata.
Inoltre, a differenza degli altri film del regista, in Millennium Actress la musica si allontana da quelle scelte techno di solito predilette da Kon avvicinandosi a toni più malinconici e sognanti, inserendo l’uso del pianoforte e delle tastiere.
A testimonianza della sincera connessione dei due creativi, in un’intervista risalente al 2011 Hirasawa disse: “Di solito, quando si fa animazione, la musica è creata per essere inserita in immagini pre-esistenti, ma con Kon il processo era opposto: La musica era composta prima e le immagini erano create per adeguarsi alla musica.
Kon era un vero amante della musica e quindi amava creare immagini basate su di essa.
Guardando i suoi lavori, posso trovare motivazioni simili in quelle che ho inserito alla mia musica e indica dov’è chiaro che il pezzo sia servito come ispirazione per una scena”.
[Millennium Actress, mentre percorre la sua storia, non smette di mostrare il Cinema in maniera autoreferenziale]
L’animazione come percorso prediletto
Millennium Actress è stato rivoluzionario anche perché ha portato alla luce una visione singolare dal punto di vista dell’animazione.
Satoshi Kon ha cominciato come mangaka finendo poi a fare animazione, un mestiere che ha imparato col tempo ad amare profondamente.
Le sue principali ispirazioni, oltre ai colleghi di Madhouse, sono state sicuramente Terry Gilliam e Akira Kurosawa, con uno sguardo sempre volto a film in live action che all’apparenza avevano poco a che fare con la prospettiva animata.
In un’intervista di Brian Camp del 2003 su Animerica Magazine, alla domanda sulla possibilità di fare in futuro un film live action Kon rispose: “Se mai dovessi dirigere un film in live action, dovrei puntare a qualcosa che solo questo genere può offrire.
A pensarci bene, mi ci sono voluti quarant'anni per riuscire finalmente a dare forma a ciò che avevo in mente, eppure il risultato non è ancora perfetto. Per trasporre la mia visione in un live action servirebbe una competenza diversa, che richiederebbe moltissimo tempo per essere acquisita.
Al contrario, padroneggio perfettamente il linguaggio dell'animazione; preferisco quindi sfruttare questo mio know-how per realizzare altri film d'animazione, piuttosto che cimentarmi nel live-action”.
La potenza di Kon è quindi proprio nel suo modo di concepire l’animazione, trattandola non come un genere, ma come il fine per esprimere il suo bisogno più intimo di portare la sua identità al Cinema.
In conclusione: di speranze spezzate
Purtroppo, la sua morte prematura avvenuta nel 2010 a causa di un cancro al pancreas ormai allo stadio terminale, non ci ha dato la possibilità di vederlo all’opera né con un potenziale (anche se impossibile, più che improbabile) film live action né con altri film animati, lasciando incompiuta anche quella che sarebbe stata la sua quinta opera animata: Dreaming Machine.
Nonostante, come disse nel suo ultimo post, abbia “posato la sua penna”, grazie a Millennium Actress e al resto della sua breve, ma eccezionale filmografia Satoshi Kon è riuscito a sconvolgere alcuni stilemi degli anime, integrandovi la sua spettacolare visione cinematografica, ottimista sino all’ultimo per il futuro dell’animazione.
Vi invitiamo ad ammirare Millennium Actress per la prima volta sul grande schermo in 4K, dall’11 al 13 maggio e a farci sapere la vostra opinione!
Le sale aderenti sono disponibili sul sito di Anime Factory a questo link.
___
CineFacts non ha editori, nessuno ci dice cosa dobbiamo scrivere né come dobbiamo scrivere: siamo indipendenti e vogliamo continuare a esserlo, ma per farlo abbiamo bisogno anche di te!
Articoli
Articoli
Articoli
