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We're Nothing at All: intervista a Herman Yau e Anson Kong - FEFF 28

Al Far East Film Festival 28 abbiamo incontrato il regista Herman Yau e Anson Kong, il protagonista di We're Nothing at All, una storia di amore e rabbia ambientata a Hong Kong

We're Nothing at All è classico Cinema di Hong Kong "come non ne fanno più": una fusione inaspettata e costantemente inventiva di diversi registri, dal thriller procedurale al mélo LGBT fino al dramma sociale.

 

Presentato in concorso in prima internazionale al Far East Film Festival 28 di Udine, We're Nothing At All è solo l'ultimo tassello della filmografia di Herman Yau, che oggi conta più di 80 film.

 

Una carriera che definire eclettica sarebbe riduttivo, in cui Yau è passato dai violentissimi cult exploitation degli anni '80 come Ebola Syndrome, The Untold Story e Taxi Hunter, tutti interpretati dal grande Anthony Wong, ai blockbuster degli anni 2000 come la saga di Shock Wave e The White Storm 2, senza mai sacrificare il suo sguardo attento e acuto sulla società hongkonghese.

 

 

[Trailer ufficiale di We're Nothing at All, il nuovo film di Herman Yau con Anson Kong, presentato in concorso al Far East Film Festival 28]

 

 

We're Nothing at All segna il ritorno di Yau al Cinema più libero e radicale.

 

È un film autofinanziato, costruito attorno alla storia d'amore tra due giovani ragazzi gay di Hong Kong - interpretati rispettivamente dalle popstar Anson Kong dei Mirror e Ansonbean - che, delusi da una società omofobica e cinica, progettano l'esplosione di un autobus. 

La loro storia è ricostruita pezzo dopo pezzo dall'indagine forense sull'esplosione, fornendo al contempo un ritratto durissimo della Hong Kong contemporanea.

 

Abbiamo incontrato Herman Yau e Anson Kong a Udine per parlare di We're Nothing at All, dei rischi commerciali che comporta autofinanziare un progetto Category III (l'equivalente hongkonghese del vietato ai minori di 18 anni) nel 2026, e di che cosa significa fare oggi un film che sia integralmente di Hong Kong.

 

 

[Anson Kong, popstar e membro della boy band Mirror, è Fai in We're Nothing at All di Herman Yau]

 

Marco Lovisato 

Per quarant'anni il tuo metodo è stato proporre dei progetti agli investitori per poi farsi finanziare. 

Con We're Nothing at All hai cambiato strada, autofinanziando un film a cui tieni molto: cosa è cambiato? Il mercato, i progetti a cui lavori o te stesso?

 

Herman Yau

L'ho fatto in modo deliberato.

Sono un buon "operaio", gli investitori mi amano perché li faccio sempre guadagnare, ma per questo progetto, dal punto di vista commerciale, il rischio era altissimo: la Categoria III oggi non è più quella degli anni '90. 

Intanto i costi di produzione sono molto più alti.

Poi, negli ultimi dieci o quindici anni, l'industria di Hong Kong è dipesa moltissimo dal mercato della Cina continentale e questo film è Categoria III e ha protagonisti omosessuali.

Anche Singapore e Malesia non lo possono distribuire.

La diffusione in volo è limitata, e nemmeno alle TV in chiaro o ai servizi VOD posso venderlo facilmente. 

 

Un film Categoria III, di solito, vale il 20 o 30% di un film normale.

Quindi sì: sul piano del business è molto rischioso. Stavolta ho voluto correre il rischio e volevo anche realizzare un sogno: dopo circa sette anni, fare un film integralmente di Hong Kong.

Negli ultimi anni, anche quando avevo tutta la troupe e tutto il cast di Hong Kong, se la produzione era in parte o del tutto cinese, il pubblico locale non riconosceva più quei film come film di Hong Kong.

 

ML

Anson, innanzitutto congratulazioni per la tua interpretazione.

Yau ha raccontato che tu sei stato l'unico attore ad accettare immediatamente la parte di Fai, mentre altri hanno rifiutato: cosa hai visto nello script che altri attori non hanno visto?

 

Anson Kong

Prima di tutto We're Nothing at All è basato su una storia vera.

Quando ho letto la prima versione della sceneggiatura, anche se non era ancora completa, mi aveva già conquistato. Fai è un personaggio omosessuale, ci sono delle scene romantiche: era qualcosa che non avevo mai provato a fare e mi sembrava una sfida. 

E poi, una delle ragioni per cui ho accettato è stato proprio Herman Yau. Ho avuto l'occasione di lavorare con un Maestro e imparare da lui.

 

ML

Herman, We're Nothing at All passa dall'esplosione di un autobus a una storia d'amore, da un'indagine forense quasi procedurale a momenti molto intimi, senza che lo spettatore senta mai un netto cambio di marcia.

Quando ti accorgi che qualcosa non sta funzionando nello script o nel ritmo, dove lo aggiusti? Nella sceneggiatura, direttamente sul set o in montaggio?

 

Herman Yau

Quasi tutto il film parte dalla scrittura. La struttura narrativa, il flusso scena per scena.

Direi che il final cut che si vede al cinema è per il 90% aderente alla sceneggiatura. Ovviamente ho girato tutto, ma in fase di montaggio ho tagliato dialoghi, intere sequenze, perché non volevo che We're Nothing at All fosse troppo lungo.

Adesso dura 128 minuti, il primo montaggio era più o meno di 140.

 

Ma è una storia che ha bisogno del suo tempo, perché ci sono molte vicende che si intrecciano.

 

 

[Ansonbean in una scena del film We're Nothing at All di Herman Yau]

 

 

ML

Anson, quando Yau ti ha consegnato lo script hai descritto Fai come un solitario malinconico: cos'è la malinconia di Fai per te?

Qualcosa che hai già provato, che già conoscevi, oppure è qualcosa che hai dovuto cercare fuori da te per costruire il personaggio?

 

Anson Kong 

In un certo senso c'è qualcosa che potevo riconoscere nella mia esperienza di attore.

Il mio lavoro, quello per cui sono conosciuto, è quello del cantante e del ballerino; quando sono entrato per la prima volta nel Cinema, era per me un mondo completamente nuovo, con ostacoli che non sapevo come affrontare e per cui spesso non sapevo a chi rivolgermi. Tenevo tutto per me, perché era qualcosa di troppo diverso dall'esperienza dei miei colleghi.

 

In questo senso di smarrimento ho trovato un modo per avvicinarmi a Fai. Ci sono momenti in cui ti perdi, in cui pensi solo al tuo tunnel, al tuo piccolo mondo, e finisci in un vicolo cieco senza sapere come uscirne.

Per costruire il personaggio semplicemente passeggiavo per Hong Kong e osservavo le persone, come vivono e tirano avanti.

 

ML 

Un'ultima domanda per entrambi.

Herman, tu hai alle spalle più di 80 film; Anson, la tua carriera d'attore è all'inizio: che posto occupa We're Nothing at All oggi, nei vostri rispettivi percorsi e come pensate sarà riconosciuto a diversi anni di distanza da ora?

 

Herman Yau 

Non amo molto parlare di me, ma da quando We're Nothing at All è uscito a Hong Kong la parola che sento ripetere è "comeback", il "ritorno" di Herman Yau.

Pare che gli spettatori stiano riscoprendo i miei film precedenti al 2000 e io questo lo accolgo volentieri. 

Per me, fare We're Nothing at All è stato anche un piacere; nei progetti precedenti dovevo sempre pensare a come far esplodere qualcosa, come costruire un inseguimento in macchina: a un certo punto diventa noioso e poco stimolante.

Stavolta sono molto soddisfatto di aver potuto raccontare una storia, di aver detto qualcosa su Hong Kong e su quello che è successo negli ultimi anni.

E mi sono divertito a lavorare con questi giovani attori.

 

Anson Kong 

Sono estremamente grato di aver fatto parte di questo progetto.

A Hong Kong We're Nothing at All è già uscito in sala e l'accoglienza è stata fantastica. Penso che sia una specie di lettera d'amore di Herman a tutta Hong Kong.

 

Esserne parte mi rende orgoglioso.

___

 

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