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“Ma un giorno ci ripenserai, un giorno non lontano. Sì, un giorno ci ripenserai e non potrai far più niente. E non c’è niente più tra noi”. ("Più Niente" di Prozac+)
Quello del film di Samani è un anno che sembra dissolversi in un secondo, ma che, al tempo stesso, dà l’illusione che possa durare tutta una vita.
La regista torna a esplorare l’universo femminile: questa volta non siamo sull’isola di Piccolo Corpo ma in una scuola superiore di Trieste. Per raccontare questa nuova storia si ispira liberamente al romanzo Un anno di scuola di Giani Stuparich, trasferendone temi e atmosfere.
Anno 2007. Fred (Stella Wendick), diciassettenne svedese, si trasferisce insieme al padre a Trieste, dove si iscrive all’ultimo anno di ITIS.
Nella sua classe, composta da soli maschi, ci sono Antero (Giacomo Covi), Pasini (Pietro Giustolisi) e Mitis (Samuel Volturno). Nonostante un inizio complicato, la ragazza si avvicinerà ai tre, fino a sentirsi parte del loro gruppo.
La sua, però, è probabilmente solo un’illusione: i meccanismi che si instaureranno le faranno capire di essere profondamente diversa dai suoi amici e che, forse, integrarsi davvero vuol dire rinunciare ad alcune parti di sé.
[Trailer ufficiale di Un anno di scuola]
Laura Samani dirige e scrive (in collaborazione con Elisa Dondi) un delicato teen movie: la regista si muove in punta di piedi all’interno di una scuola, un microcosmo caratterizzato da specifiche dinamiche e gerarchie, per osservare e rappresentare quell’articolato mondo che è l’adolescenza; adolescenza dolce, adolescenza feroce, ma sicuramente adolescenza vera.
Oltre a questo, un’altra caratteristica da mettere in luce è la rappresentazione del male gaze.
La macchina da presa, fin dalla sua prima apparizione, non abbandona quasi mai Fred.
Attraverso questa scelta registica, viene messo in luce lo sguardo maschile che fagocita la figura femminile. Fred è una novità all’interno della scuola, è il “feticcio” da osservare, il mistero da risolvere e tutti ne sono irrimediabilmente calamitati.
Fred, dal canto suo, cerca disperatamente di sentirsi parte di qualcosa, di riconoscersi e ritrovarsi negli occhi dei suoi compagni – e successivamente amici.
La ragazza aderirà perfettamente per vestire dei panni, forse troppo stretti, ma che, per la prima volta da quando è in Italia, le trasmettono del calore.
[Giacomo Covi e Stella Wendick in Un anno di scuola]
L’ingresso della ragazza nella quotidianità dei tre metterà in luce divergenze, contraddizioni e retaggi culturali che animano la nostra società, nonché pregiudizi e misoginia non ancora estirpati dall’educazione di giovani uomini.
Fred si sentirà parte di loro, ma non completamente, sarà amata da loro, ma non completamente.
L’ultimo anno di scuola, la scoperta del sesso, la costruzione della propria identità: guardiamo i protagonisti affrontare queste tappe fondamentali con familiarità. Il ricordo di anni passati che non tornano, la nostalgia di sensazioni che sono impresse nella memoria di ognuno e che Fred, Pasini, Mitis e Antero vivono per la prima volta. Con un barlume di invidia li si può osservare mentre si annusano per la prima volta, mentre intrecciano sguardi e corpi, e commettono errori che ingenuamente sembrano fatali.
Samani, allontanandosi completamente dalla scia che ha lasciato dietro di sé Piccolo Corpo, affronta con consapevolezza un genere poco valorizzato nel panorama cinematografico italiano e probabilmente erroneamente banalizzato.
Un anno di scuola si delinea come un coming of age capace di restituire tutta la complessità di un’età fragile e decisiva.
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