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Velvet Buzzsaw [Netflix] - Recensione

Final Destination goes to the Art Gallery: potrebbe tranquillamente essere questo il sottotitolo di Velvet Buzzsaw, il nuovo film Netflix a firma Dan Gilroy, con Jake Gyllenhaal, Rene Russo, Toni Collette, John Malkovich, Zawe Ashton e Natalia Dyer

 

 



La storia del film è piuttosto semplice e gira attorno a vari personaggi che lavorano nel mondo delle gallerie d'arte negli Stati Uniti: ad un tratto un artista sconosciuto muore lasciando un'eredità enorme in quadri, che vengono reputati meravigliosi e subito venduti a cifre pazzesche. 


Ma l'artista aveva specificatamente scritto che alla sua morte quelle opere dovevano essere distrutte, e una forza oscura inizia quindi a perseguitare e uccidere coloro che invece hanno deciso di usarle per arricchirsi. 

 

Tutto qua? 
Tutto qua. 

 

Il problema maggiore che ho personalmente riscontrato in Velvet Buzzsaw è proprio questo: la critica alla mercificazione dell'arte è banale, impalpabile e non va al di là di una semplice accusa ai galleristi e ai critici d'arte. 
Quasi infantile, come posizione: loro sono cattivi perché mettono il denaro davanti all'arte, e non si fa. 
No, no, no [con il ditino alzato].

  

 



Dan Gilroy 
è il regista di Nightcrawler - Lo Sciacallo, che qui ritrova Gyllenhaal e la Russo, e già in quel film del 2014 toccava un tema simile a quello toccato in Velvet Buzzsaw: i soldi come primo pensiero, il successo personale come motore della vita anche a costo di calpestare il prossimo, una competizione feroce per avere più di chi ti sta accanto, dilemmi morali ed etici tranquillamente sorpassati senza il minimo senso di colpa. 

Ma lì c'era un personaggio, Lou Bloom, che è difficile dimenticare perché la sua morale è completamente in antitesi con il suo atteggiamento: un personaggio atroce che si mostrava sereno e disponibile, mentre dentro era divorato dai mostri. 

 

Jake Gyllenhaal - nonostante ecceda con delle mossette prese a piene mani dal cliché del personaggio che interpreta - offre un'ulteriore prova di bravura anche in Velvet Buzzsaw, ma è il personaggio che non desta interesse. 


E il problema tocca in ugual modo anche tutti gli altri personaggi. 

 

 



Probabilmente è una cosa voluta: per rappresentare al meglio la vacuità e l'inconsistenza del mondo dell'arte contemporanea, i personaggi rispecchiano quelle caratteristiche. 
Ma in questo modo non si crea empatia con nessuno di loro, non ci si identifica con nessuno di loro, non si conosce a sufficienza nessuno di loro perché troppo superficiali e troppo superficiale la sceneggiatura che dovrebbe raccontarceli. 

 

Sono come ci aspetteremmo che fossero: ipocriti, arrivisti, inconsistenti e con una pesante aria snob che permea tutti tra un vernissage e un'inaugurazione. 

 

Ho letto che il regista si è voluto ispirare a Robert Altman, trattando un cast di grandi nomi come se fossero tutti allo stesso livello; effettivamente in questo film non c'è un vero e proprio protagonista definito, lo sono tutti e non lo è nessuno, ma nel cinema di Altman la cosa non si tramutava in un appiattimento generale, anzi. 

 

Qui invece i personaggi si assomigliano un po' tutti, e i loro destini non ci stanno particolarmente a cuore se non nella curiosità di vedere, una volta capito il giochino, in quale terribile modo la forza oscura che hanno risvegliato avrà la meglio su di loro. 
Cosa che però non è sufficientemente macabra o spinta per assomigliare a un horror, né parossistica da risultare divertente come ad esempio succede, appunto, nella serie di Final Destination

 

 



Ho apprezzato la scelta di una fotografia pop e colorata, lontanissima dagli stereotipi del thriller e dell'horror: il DoP è un certo Robert Elswit, che in curriculum ha film come Il Petroliere, Magnolia, Good Night & Good Luck, e raramente il film scivola nel buio o nell'oscurità ma al contrario ci abbacina con il bianco accecante delle gallerie d'arte e con i colori saturi dell'arte contemporanea.

E c'è un tocco di classe verso il finale con una composizione indovinatissima, che però ha il risultato di far rimpiangere tutto il resto del film al pensiero che quella cura poteva essere utilizzata in altre occasioni, e non una singola volta.

 

In generale quindi il film mi è parso goffo e inconcludente, incoerente nel suo passare da un registro all'altro senza mai tener fede a nessuno di quelli che sceglie e che fondamentalmente vorrebbe far ridere e riflettere e inorridire, ma non riesce a far bene nessuna di queste cose. 

Poco aiutato anche da una CGI che si occupa di far vivere i quadri dell'artista defunto, ma che come risultato non inquieta e anzi sembra realizzata una decina di anni fa. 

Come spettatore mi sono quindi sentito come il personaggio di Coco - Natalia Dyer, la Nancy di Stranger Things - che è in fin dei conti l'unico personaggio normale del film: cercando di dare un senso a tutto ciò che avviene passa dallo stare vicino a un personaggio dopo l'altro senza mai capirli davvero e senza mai affezionarvicisi. 

E alla fine, senza rimpianti, se ne va. 

 

 

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15 commenti

IlBuonVecchioNick

1 anno fa

Dal regista di nightcrawler e con un attore di tale calibro mi aspettavo un film diverso. Noioso, eccessivamente ed inutilmente lungo. Peccato

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Emanuele Antolini

1 anno fa

Che occasione sprecata

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Iron

1 anno fa

Come l'arte moderna, forse è impossibile capire il significato di questo film 😂

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Davide Pontis

1 anno fa

Sono curioso di vederlo, nonostante tutte le critiche negative che ho sentito.

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Melancholia

1 anno fa

Quando è stato annunciato un film con Jake Gyllenhaal e John Malkovich (non sapete quanto mi sono impegnata per scrivere bene entrambi i cognomi) mi sono incuriosita tantissimo, ma già vedendo il trailer ho storto un po' il naso.
Già gli horror non sono il genere che prediligo (o meglio, la maggior parte degli horror moderni), poi me lo avete smontato un po' tutti, quindi molto probabilmente non lo vedrò.
(Nonostante le faccette di Jake Gyllenhaal mi allettino parecchio ahahaha)

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Federico Rossato

1 anno fa

*Legge storcendo il naso* Bah, non so se vederlo o meno: sembrerebbe essere veramente una cavolata... *Legge il nome di Malkovich* LO SI DEVE VEDERE PRIMA DI SUBITO!


Perché questo è il bello di essere (fan di) John Malkovich.

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ZERO

1 anno fa

Federico Rossato
Fidati: non ti basterà per apprezzare il film... >_

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Federico Rossato

1 anno fa

ZERO
L'ho messo in programma di visione per domani, ergo vedrò un po'. Spero che non sia la schifezza inenarrabile che lascia presumere quella emoticon ma "tutto è possibile sotto il cielo".

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ZERO

1 anno fa

Federico Rossato
Il mondo è bello perchè è vario, magari alla fine nonostante queste premesse potrebbe piacerti! Attendo il verdetto! XD

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Angela

1 anno fa

Io l'ho messo in lista, però i commenti non sono molto incoraggianti, lo vedrò per conto mio e avrò un idea 😁

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