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The Last Ambassador di Natalie Halla partecipa allo Sguardi Altrove Women’s International Film Festival, in gara nella sezione Nuovi Sguardi.
Dopo la salita al potere dei Talebani in Afghanistan, l’ambasciatrice afghana a Vienna Manizha Bakhtari si dissocia ripudiando il regime, ma continuando a difendere i diritti dei cittadini afghani.
In particolare, Manizha si concentra sul programma “Figlie”, ideato per continuare a fornire in segreto un’educazione alle donne afghane, alle quali sono negati molti diritti, tra cui il diritto all’educazione.
[Trailer ufficiale di The Last Ambassador]
Natalie Halla non è nuova nel portare film politicamente dediti a cause come The Last Ambassador, concentrandosi su temi umanitari.
In quest’ultima pellicola sottolinea come l’arrivo dei Talebani abbia completamente cambiato in negativo l’esperienza femminile in Afghanistan, seminando terrore e morte tra le donne, creando un gap impressionante col genere maschile sotto tutti i punti di vista.
In The Last Ambassador, infatti, si sottolinea come le donne afgane non abbiano più voce in quanto non possono approcciarsi né al mondo sociale né politico né culturale né economico... negando anche diritti fondamentali. Nonostante la corsa alla sopravvivenza, le donne afgane hanno cercato di lottare tra rivolte e manifestazioni, pagando anche con la vita.
Manizha Bakhtari, vedendo il suo paese andare alla deriva, ha deciso così di esporsi espressamente contro il sistema, rischiando per ciò in cui crede.
Allontanata completamente dall’Afghanistan, si batte attivamente sentendo la necessità di fare la sua parte nella storia in vista di un futuro migliore, mostrando come anche essere solo una goccia in un infinito oceano può fare la differenza.
[Una scena di The Last Ambassador]
Halla con The Last Ambassador porta sugli schermi una figura che, se non trattata nel modo giusto, potrebbe risultare noiosa agli occhi dello spettatore, ma che in questo caso brilla particolarmente, mostrando che al mondo ci sono movimenti di cui non si parla a gran voce, ma che cercano di fare piccole rivoluzioni e cambiare le prospettive di vite intere.
L’ambasciatrice Manizha Bakhtari è sempre al centro della narrazione e ci viene raccontata a 360° con tutte le sue sfaccettature, senza che la regista si imponga particolarmente a livello meramente cinematografico.
Halla sceglie infatti di dare spazio al necessario attraverso una commistione di immagini pulite e personali della vita dell’ambasciatrice ma anche critiche verso il regime in modo funzionale e professionale.
La pellicola è brillante nel suo evidenziare sia il bisogno di schierarsi sia dall’isolamento che consegue a questo tipo di scelta: l’ambasciatrice, in esilio, vive i drammi della sua terra mostrando anche le proprie debolezze, illuminando lo spettatore sulle difficoltà di una vita in cui tutto quello che si fa allontana non solo dagli affetti ma anche dalla vita pubblica nel momento in cui una situazione critica (come quella afgana) non è più sotto i riflettori.
The Last Ambassator è un documentario coraggioso e profondo come la sua protagonista, che rimarca l’importanza della resistenza e ci ricorda che “Peace is not the absence of war, but the presence of justice”: la pace non è l'assenza di guerra, bensì la presenza della giustizia.
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CineFacts segue tantissimi festival, dal più piccolo al più grande, dal più istituzionale al più strano, per parlarvi sempre di nuovi film da scoprire, perché amiamo il Cinema in ogni sua forma ed è grande l'orgoglio per essere anche quest'anno Media Partner di Sguardi Altrove Women’s International Film Festival!
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