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Arco - Un’amicizia per salvare il futuro - Recensione: Il sole e la pioggia

Ugo Bienvenu porta al lungometraggio una sensibilità visiva già molto definita: Arco costruisce un immaginario grafico ricco e suggestivo, utilizzando il futuro come spazio di riflessione sulla responsabilità del presente e sul destino dell’umanità

Titolo originale: Arco
Genere: Animazione, Fantascienza
Regia: Ugo Bienvenu
Sceneggiatura: Ugo Bienvenu, Félix de Givry
Cast: Margot Ringard Oldra, Oscar Tresanini, Swann Arlaud
Distribuzione: I Wonder Pictures
Uscita Italia: 12 marzo 2026
Durata: 89 minuti
Paese: Francia

2932: Arco ha dieci anni e abita con la sua famiglia in una casa-cupola sospesa nel cielo. 

Vive un futuro in cui l'umanità ha abbandonato la superficie terrestre e si è adattata a una nuova esistenza verticale e luminosa, e dove il viaggio nel tempo è diventato una pratica ormai diffusa.

Più di ogni cosa, sogna di tornare nel passato e vedere i dinosauri.   

 

2075: Iris vive invece ancora sulla Terra.

Abita con il fratellino Peter e con Mikki, il robot-tata che si occupa di loro mentre i genitori, costantemente mediati dalla tecnologia, restano quasi sempre fuori campo. Il desiderio della bambina appare più semplice e immediato: passare con loro un po’ più di tempo.   

 

[Trailer ufficiale di Arco - Un'amicizia per salvare il futuro]

 

Arco è, a mio avviso, un film visivamente molto bello.

 

Opera prima del regista e illustratore francese Ugo Bienvenu presentata tra le proiezioni speciali del Festival di Cannes 2025, colpisce immediatamente per la cura della sua costruzione visiva.

Ma, dove la bellezza nel Cinema può essere una promessa - quindi suggerire complessità, profondità, così come un immaginario pronto a dispiegarsi - può al contempo correre il rischio di rimanere qualcosa di più prossimo alla superficie, una qualità evidente che non sempre trova equivalenza nella densità del racconto.

 

Arco appare collocarsi proprio in questa zona di equilibrio incerto tra ricchezza visiva e consistenza narrativa. A emergere, quasi spontaneamente, è l’interrogativo di quanto della sua bellezza si trasformi effettivamente in tenuta filmica.   

 

 

[Arco e Iris in una scena del film]

 

 

A livello d'animazione, l’immaginario a cui Bienvenu sembra guardare è immediatamente riconoscibile: Arco riecheggia apertamente la grammatica visiva distintiva dello Studio Ghibli, tanto nel cromatismo morbido della palette quanto nella messa in scena di una fanciullezza immaginifica e al contempo nostalgica.

 

In alcuni passaggi, emergono poi suggestioni che ricordano la poetica di Satoshi Kon, sequenze in cui lo spazio narrativo si trasforma senza soluzione di continuità, e in cui compaiono comprimari attraversati dalla vena tragicomica che richiama opere come Tokyo Godfathers.

 

Bienvenu riesce però a rielaborare queste influenze con una sensibilità grafica marcatamente europea, costruendo un universo visivo ricco, armonioso, e subito affascinante.  

 

 

[Arco mentre viene esaminato da Mikki, il robot-tata di Iris]

 


La premessa iniziale, ovvero l’incontro dei bambini dei due diversi futuri, è anch’essa interessante.

 

Il regista ha lavorato sui due mondi in modo distinto, dotandoli, ciascuno, di una propria autonomia e identità visiva.

Da un lato, il 2075 riflette una versione quasi retrofuturistica ma riconoscibile della traiettoria tecnologica del contemporaneo. Si tratta di un mondo iperconnesso ma ancora familiare, al culmine della crisi ambientale e internamente coerente, anche se narrativamente più convenzionale.

 

Dall'altro, appare invece altamente suggestivo il mondo remoto da cui proviene Arco, un universo verticale, sospeso, un mondo di strutture sociali appena accennate ma che suggeriscono una società radicalmente diversa dalla nostra. Paradossalmente, è proprio questo spazio, tra i due il più misterioso e promettente, a rimanere il meno esplorato.

 

Il mondo del futuro remoto, che potrebbe dispiegare la dimensione più originale dell’immaginario di Bienvenu, rimane qui confinato a un breve accenno, e subordinato a una narrazione principale concentrata quasi esclusivamente sul 2075.

 

 

[Uno scorcio del mondo di provenienza di Arco, il futuro del 2932]

 


È in questo squilibrio che emerge una delle principali difficoltà dell’opera.

 

Laddove il Cinema dello Studio Ghibliriesce, con apparente naturalezza, a costruire universi stratificati e credibili anche senza spiegazioni esplicite, Arco fatica a raggiungere la stessa solidità di world building. I suoi scenari appaiono suggestivi ma intermittenti, come frammenti di un mondo più complesso che il film lascia soltanto intuire.

 

Il limite più evidente resta tuttavia quello di sceneggiatura.

Nonostante l'efficacia dell'impostazione iniziale, il racconto procede in modo quasi circolare - con i reiterati tentativi di Arco di tornare nel suo tempo - e senza un vero slancio drammatico, come se la premessa del racconto fosse più solida del percorso costruito per svilupparla.

 

Diversi temi vengono qui introdotti senza essere mai sufficientemente approfonditi: la crisi climatica, il rapporto tra uomo e tecnologia, il viaggio nel tempo, l’amicizia, l'affettività e i legami familiari. 

 

 

[Arco e Iris nel mondo del 2075] 

 

 

La morale finale evidenziata dal film - la responsabilità condivisa verso il futuro e la necessità di immaginare un nuovo destino per l’umanità - risulta quindi solo parzialmente preparata dalla narrazione.

 

Arco e Iris appaiono esclusivamente mossi da motivazioni intime e personali, e, se l’obiettivo di Arco resta soprattutto quello di tornare nel proprio tempo, Iris trova nel rapporto con lui una forma d'affetto inatteso che diventa motore emotivo della storia.

 

L’idea, esplicitata a più riprese, di cambiamento, di costruzione di un futuro sostenibile, resta così una cornice morale che il film afferma, anziché costruire, e che, più che nascere dalle ambizioni dei personaggi, risulta conseguenza accidentale di una vicenda guidata da motivazioni private. 

 

 

[Arco - Un'amicizia per salvare il futuro: Arco e Iris in una scena del film] 

 

 

Nonostante queste fragilità narrative, Arco rimane difficile da liquidare come una semplice occasione mancata.

 

Il lavoro visivo di Bienvenu è un punto di forza comunque non trascurabile: l’animazione è elegante, fluida, estremamente consapevole della propria dimensione grafica. In più momenti il film restituisce la sensazione di osservare tavole illustrate animate con grande precisione compositiva, dimostrando una maturità estetica sorprendente per un’opera prima.

 

Se nei lavori futuri Bienvenu saprà affiancare una drammaturgia più solida alla sua evidente sensibilità grafica, il percorso autoriale che si intravede in questo esordio potrebbe rivelarsi molto interessante.

 

Nel frattempo, il film resta un’opera visivamente ricca e curata, fragile, ma al contempo capace di ricordare quanto l’animazione europea contemporanea continui a cercare, sul piano estetico quanto a livello tematico, nuove forme e nuovi immaginari.

___

 

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