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5 corti dallo Sguardi Altrove Women’s International Film Festival 2026

Selezionati dal concorso nella sezione Sguardi (S)confinati allo Sguardi Altrove Women’s International Film Festival

Sguardi Altrove Women’s International Film Festival ha presentato anche quest'anno una serie di cortometraggi interessanti, con al centro figure femminili diverse e sfaccettate, in lotta tra i costrutti della società e le sfide portate dalla rottura di questi.

 

Dei dieci cortometraggi presentati nella sezione Sguardi (S)confinati, ho deciso di parlare di quelli che più mi sono piaciuti e che, a mio parere, valgono la pena di essere visti. 

 

 

 

Cura Sana di Lucia G. Romero vede come protagoniste Jessica e Alma, due sorelle che cercano di sopravvivere a una vita difficile, tra una madre assente e un padre violento; nonostante gli abusi subiti, però, le due non si scoraggiano e cercano di aiutarsi a vicenda. 

 

Le immagini mostrate da Cura Sana sono semplici e immediate, così come la costruzione del contesto in cui le due sorelle vivono, dove povertà e dolore sono parte delle loro esistenze.

I problemi che dall’esterno ricadono su di loro sono silenti e si insinuano meschini in alcune dinamiche che sconvolgono ciclicamente gli equilibri. 

 

Il cortometraggio non si perde in grandi dialoghi, bensì parla attraverso scene ridotte all’osso di giovani donne che cercano solo un modo per sopravvivere e trovare un po’ di serenità in attesa di spezzare il ciclo della violenza, in vista di una vita migliore. 

 

 

 

First Summer di Heo Gayoung vede protagonista l’anziana Yeongsun che, tra il lutto del compagno e il matrimonio incombente della nipote, cerca di (ri)trovare il suo posto nel mondo.

 

Yeonsung è una donna che lotta ancora nonostante la tarda età. 

Quieta si aggira nella sua casa, della quale sembra stanca di occuparsi, e si prende cura del marito, che sembra ormai un peso, fuggendo spesso da quelle mura fattesi prigione.

La morte del compagno Haksu muta le sue prospettive su quello che lei è e quello che dovrebbe essere: un ruolo infelice datole a forza contro una libertà pacifica. 

 

La sacralità del ruolo familiare, infatti, viene spezzata dall’importanza di ciò che la donna ha sempre sacrificato pur di onorare gli altri, arrivando infine a mettere avanti se stessa. 

 

 

 

In Turnaround di Aisling Byrne, Mags affronta la morte della sua collega e amica continuando a svolgere il suo lavoro di pulizie presso una casa vacanze: scopre così un segreto celato dalla vecchia amica e starà a lei decidere se rivelarlo oppure tenerlo per sé. 

 

La capacità di Aisling Byrne nel raccontare il lutto è davvero potente, al punto di diventare dolorosa e insostenibile.

La morte non viene trattata con estrema drammaticità e di conseguenza banalizzata, ma è rispettata al punto che si ha la sensazione di affrontare tutte le fasi del lutto con la protagonista, che da incredula si fa via via più vicina alla consapevolezza del lutto stesso.

 

Turnaround, però, non parla solo di morte, ma è una storia di profonda umanità in cui il bisogno di difendere il prossimo dal male del mondo prende il sopravvento anche nei momenti critici e bui, mostrando che si può sempre fare una scelta migliore. 

 

 

 

Il documentario The Third Child di Serna Amini si concentra sulla storia di Mehdi, l’unico della sua famiglia a non essere sordo; la sordità della famiglia porta Mehdi ad avere difficoltà nella pronuncia corretta delle parole ma, malgrado le difficoltà legate alla comunicazione, egli continua ancora oggi a studiare per diventare un doppiatore e un attore professionista.  

 

La storia di Mehdi spezza un po’ la crudezza dei cortometraggi citati in precedenza, non tanto per i temi affrontati quanto per il modo in cui è raccontata: il protagonista si pone in modo giocoso di fronte alla sua sofferenza, ricreando scene che riportano al ricordo tragico della derisione nei primi anni di infanzia e dell’allontanamento subìto ripetutamente durante la crescita.

 

La scelta di raccontare la drammaticità spezzandola con della comicità quasi infantile (in senso buono) risulta vincente: non resta altro che sperare che Mehdi raggiunga il suo sogno. 

 

 

 

Ultimo ma non meno importante, Éiru di Giovanna Ferrari narra le vicende della piccola guerriera Éiru che scende nelle profondità della terra per riportare l’acqua, improvvisamente sparita, al suo villaggio. 

 

Egregiamente animato in tecnica tradizionale, il film ci porta a indagare in una vicenda leggendaria con una protagonista femminile: istruita alla guerra, Éiru sa solo che deve diventare grande e forzuta affinché possa essere presa seriamente dal suo villaggio per sbaragliare tutti i suoi nemici.

Proprio nelle viscere della spaventosa terra le sue prospettive si ribalteranno alla vista dell’orrore: la guerra non porta altro che morte e disumanità.

 

Giovanna Ferrari presenta un’opera che può arrivare a tutti e colpire nel segno, mostrando come l’unione e la sorellanza possano essere un mezzo per conoscere la verità e spezzare il ciclo in nome di un cambiamento positivo.

____

 

CineFacts segue tantissimi festival, dal più piccolo al più grande, dal più istituzionale al più strano, per parlarvi sempre di nuovi film da scoprire, perché amiamo il Cinema in ogni sua forma ed è grande l'orgoglio per essere anche quest'anno Media Partner di Sguardi Altrove Women’s International Film Festival!  

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