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Lady Nazca - La signora delle linee - Intervista a Damien Dorsaz

Abbiamo intervistato il regista e attore Damien Dorsaz sul suo esordio alla regia e sulla figura di Maria Reiche, protagonista di Lady Nazca – La signora delle linee

Ci sono ricerche che nascono come indagini scientifiche e finiscono per assumere la forma della vocazione.

 

È il caso di Maria Reiche, matematica e archeologa tedesca che nel corso del Novecento dedicò gran parte della propria vita allo studio e alla tutela delle Linee di Nazca, uno dei più enigmatici complessi archeologici al mondo.

 

Trasferitasi in Perù negli anni '30, Reiche trascorse decenni nel deserto cercando di comprendere l’origine e il significato dei giganteschi geoglifi tracciati nel terreno: figure e linee monumentali visibili nella loro interezza soltanto dall’alto.

La ricerca, nel tempo, la trasformò in una figura tanto rispettata quanto controversa, percepita da alcuni come una scienziata determinata e da altri come una presenza eccentrica, maniacale, se non addirittura folle.

 

Lady Nazca - La signora delle linee, lungometraggio di debutto dell’attore svizzero Damien Dorsaz, prende forma proprio dalla pluralità di letture che circondano la figura di Reiche. Nel film di Dorsaz, l’incontro con il deserto segna per Maria l’inizio di un percorso che è insieme scientifico, mistico ed esistenziale, e in cui le linee di Nazca diventano progressivamente uno spazio simbolico di ricerca interiore.

 

 

 

[Trailer ufficiale di Lady Nazca - La signora delle linee] 

 

 

È a partire da questa tensione - tra metodo e intuizione, tra scienza e misticismo - che abbiamo avuto modo di confrontarci con Damien Dorsaz sul suo esordio alla regia.  

 

Beatrice Gangi de Thierry 

Vorrei partire dalla scelta del soggetto: Lady Nazca è il tuo primo lungometraggio da regista e hai deciso di dedicarlo alla figura di Maria Reiche.

Racconti di averla conosciuta durante un viaggio in Perù negli anni ’90: in che modo quell’incontro si è trasformato, nel corso degli anni, nel desiderio di farne un film?

E quando hai capito che poteva essere la storia giusta per il tuo esordio?  

 

Damien Dorsaz 

Ho incontrato Maria quando avevo vent’anni, in un momento della mia vita in cui stavo cercando la mia strada, cercando di capire quale direzione volessi prendere. Quando ho sentito la sua storia sono andato a cercarla nel deserto di Nazca, dove ormai conduceva la sua ricerca da più di cinquant’anni. Essendo ancora così giovane, per me è stato profondamente emozionante conoscere una figura che, come Maria, aveva dedicato l’intera vita a una causa in cui credeva profondamente.  

 

Sono entrato per la prima volta in contatto con lei tramite la sua associazione, con cui ho avuto modo di lavorare, e da allora il nostro rapporto è continuato nel tempo. Ogni due o tre anni torno in Perù, un luogo che ormai conosco bene e che potrei quasi definire il mio secondo paese.  

 

Dopo la morte di Maria, avvenuta nel 1998, ho deciso di realizzare un documentario su di lei, uscito nel 2006. Nonostante tutto il materiale raccolto, dopo averlo completato ho avuto la sensazione di non essere riuscito a trasmettere fino in fondo l’energia che avrei voluto comunicare al pubblico nel raccontare Maria. Ho quindi deciso di realizzare questo film per approfondire alcuni temi per me molto importanti e che collego fortemente alla sua figura: l’idea di trovare il proprio luogo nel mondo e di rafforzare le nostre connessioni, non solo con gli altri, ma anche con noi stessi e con la terra.  

 

Ho deciso di esordire proprio con questa storia perché credo che lasci spazio alle domande fondamentali, mistiche ed esistenziali che volevo esprimere. In un certo senso vedo la storia di Maria come un’utopia e, pur trattandosi di una storia reale, l’ho vissuta come profondamente personale.

 

 

[Lady Nazca - La signora delle linee: Maria Reiche, interpretata da Devrim Lingnau]  

 

 

BG

Nel film Maria è spesso percepita da chi le sta intorno come una figura eccentrica, una donna in preda all’ossessione e non come una scienziata.

 

Questa percezione sembra nascere anche dal suo rapporto con le linee di Nazca, che nel film non sono soltanto un mistero archeologico ma diventano uno spazio di proiezione personale, qualcosa che è insieme ricerca scientifica e percorso interiore: che cosa rappresentano per te le linee nel rapporto con la protagonista?  

 

Damien Dorsaz

Per me la storia è completamente metaforica e le linee di Nazca rappresentano l’interiorità della protagonista. Quando Maria va nel deserto, per lei significa entrare nel proprio mondo mentale e nella propria anima. Dal mio punto di vista autoriale, la scoperta delle figure nel deserto coincide con la scoperta della complessità del suo stesso mondo interiore.

 

Nel rinvenire le prime linee, Maria ha un’epifania su una parte di sé di cui prima non era consapevole. Quando poi ne rivela l’espansione, dalle semplici linee alle figure più complesse, questa diventa il riflesso dell’espansione inattesa che sta vivendo anche nel suo mondo interiore e, nonostante le persone che ha intorno ritengano futile la sua ricerca, Maria rimane guidata dal bisogno, fortissimo, di andare sempre più a fondo nello svelare il mistero delle linee.

 

Non si tratta di un film sull’ossessione, ma di un film sulla perseveranza e su una passione profonda. Qualcosa che può darci forza, ma che può anche farci sentire arrabbiati o, addirittura, ancora più smarriti.  

 

 

[Maria Reiche nelle prime fasi del suo studio delle linee di Nazca]  

 

 

BG

Il deserto di Nazca è uno spazio visivo molto forte e quasi astratto: come hai lavorato per tradurre cinematograficamente un luogo che, paradossalmente, può essere compreso davvero solo dall’alto?

E come si riflette questa impossibilità all’avere una visione d’insieme nel personaggio di Maria?  

 

Damien Dorsaz

Ho voluto trasmettere un’idea di elevazione attraverso il film. L’idea era che all’inizio non fosse possibile vedere al di sopra del livello del terreno e che, nel corso della storia, l’altezza del punto di vista aumentasse gradualmente, fino a raggiungere una reale visione d’insieme.

 

La prima grande difficoltà è stata l’impossibilità di girare nella location reale, per scongiurare il rischio di danneggiare il sito. Per realizzare il film abbiamo dovuto ricostruire da zero una copia 1:1 delle diverse figure in un’altra area desertica. È stato un lavoro molto complesso perché, come i nostri personaggi, non eravamo in grado di vedere facilmente l’interezza di ciò che stavamo ricreando. È stata una sfida, ma anche una riflessione sull’essenza stessa del film.

 

Ritornando a Maria, e riprendendo il tema della passione e del dare una direzione alla nostra vita, penso all’impossibilità di vedere il risultato del nostro percorso mentre lo stiamo ancora attraversando. Credo che quei rari momenti di grazia, o di rivelazione, in cui riusciamo a vedere il senso dei nostri sforzi arrivino solo dopo e che, come per Maria, siano fugaci.

 

Sono dei doni, ma alla fine bisogna tornare sulla terra e continuare a vivere.  

 

 

[Lady Nazca - La signora delle linee: visione aerea della figura del ragno]  

 

 

BG

Nel film il linguaggio sembra avere un ruolo molto importante.

Maria è mostrata con una forte capacità linguistica: parla francese, inglese, tedesco, spagnolo e quechua ed è l’unica straniera a utilizzare la loro lingua con gli abitanti locali.

Perché ti interessava sottolineare questo aspetto del personaggio?  

 

Damien Dorsaz

Penso che il linguaggio definisca molto i miei personaggi. Ad esempio Amy, la compagna di Maria, vive in Perù più come un’espatriata. Preferisce rimanere a Lima senza approfondire realmente i luoghi e la cultura del paese. Parla solamente inglese, perché a Lima si è creata una sorta di nicchia dell’alta società internazionale in cui l’inglese è la lingua condivisa, la più facile e l’unica davvero necessaria.

 

Al contrario Maria ha una propensione a vivere pienamente i luoghi che abita, anche attraverso la lingua e lo studio permette di comprendere il proprio interlocutore in modo molto più profondo. Mi piace anche che questo contraddica l’immagine esterna di Maria come di una donna folle in mezzo al deserto, quando in realtà è una donna colta, estremamente intelligente, dotata di grande forza e capacità di adattamento.

 

Il multilinguismo è stato anche una sfida per l’attrice, Devrim Lingnau, che prima del film non parlava né francese né spagnolo: per interpretare il personaggio ha dovuto seguire tre mesi di lezioni di entrambe le lingue. 

 

 

[Devrim Lingnau (Maria) e Olivia Ross (Amy) in una scena del film]   

 

 

BG

Lady Nazca segna il tuo passaggio da attore a regista e sceneggiatore: com’è stato per te affrontare questo cambiamento?

Che tipo di libertà, o di difficoltà, hai incontrato passando dietro la macchina da presa?

Immagini di continuare anche come regista nei tuoi prossimi progetti?  

 

Damien Dorsaz

Ho amato lavorare come regista e sono assolutamente interessato a proseguire in questa direzione. Quando dirigi ti assumi il compito di portare tutto il team all’interno della tua “casa” e di condurlo fino in cima alla montagna.

 

Da attore il ruolo ha un inizio e una fine molto chiari e il tuo compito è dare vita alla visione del regista, ma non hai lo stesso potere decisionale su dove portare lo spettatore. Il processo registico è molto più lungo, perché va dalla scrittura al montaggio e richiede diversi mesi per ognuno di questi passaggi.

Inoltre, in un ruolo attoriale hai più responsabilità su te stesso e serve molta concentrazione, mentre il regista deve avere il controllo di tutto ciò che succede, dentro e fuori il film.  

Continuo comunque ad amare la recitazione e nel prossimo progetto non mi dispiacerebbe avere anche un piccolo ruolo. In questo film mi sentivo troppo vicino al personaggio di Maria per considerarlo: in un certo senso, io sono Maria!

 

Ma alla fine farei fatica a scegliere solo una delle due strade.

 

 

[Il regista Damien Dorsaz]  

 

 

Tra intuizione scientifica e ricerca interiore, Lady Nazca - La signora delle linee restituisce il percorso singolare di Maria Reiche e il mistero delle figure tracciate nel deserto.

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