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Ella (Emma Mackey) a 34 anni è la più giovane governatrice di uno stato senza nome nel cuore degli USA, emblema di una passione politica senza eguali e di un'impareggiabile vocazione per gli altri, a partire dai membri della sua famiglia.
La sua fulminante ascesa politica è messa a dura prova dalla minaccia di uno scandalo, da un marito con manie di protagonismo (Jack Lowden), dal riaffiorare di un padre assente e donnaiolo in cerca di perdono (Woody Harrelson) e dai timori per il benessere del fratello agorafobico (Spike Fearn).
[Il trailer di Ella McCay - Perfettamente imperfetta]
A quindici anni dal suo ultimo film, James L. Brooks torna sul grande schermo con una commedia dal sapore del Cinema classico hollywoodiana che intreccia il filone politico al coming of age a partire da eventi autobiografici, su tutti la presenza materna e rassicurante della zia che fu per Brooks un importante punto di riferimento.
Ella McCay è la risposta - antitetica e oggi più che mai necessaria - a quell’idea di politica come un gioco sporco fatto per personaggi (prevalentemente maschi) dotati di una notevole corazza.
Più che un esempio di virtù, Ella rappresenta un simbolo di autodeterminazione e di alto impegno civile, che con ferma delicatezza, senza essere retorico, rincuora e ridesta un certo ottimismo.
Se la sua parabola politica può lasciare un senso di amara delusione, la caparbietà e lungimiranza di Ella nel servire la collettività non possono che funzionare in direzione uguale e contraria come potenti ricostituenti, della fiducia nella politica ma anche nella capacità dei singoli di incidere nelle sorti delle comunità di riferimento.
Al di là della lezione, a tratti un po' didascalica, sulla terminologia politica e i suoi compromessi - rapporto fra potere e consenso, il peso del dovere di irreprensibilità, il significato delle regole - Ella McCay è un romanzo di formazione familiare, che dalla famiglia (di origine) parte e alla famiglia (d’elezione) ritorna a partire dalla definizione di trauma letta sul dizionario in una delle scene iniziali.
[Una scena di Ella McCay - Perfettamente imperfetta]
Nel trauma condiviso si radica quella incomunicabilità che Brooks aveva già esplorato in Spanglish, superata solo al costo di qualche inevitabile forzatura, come nel rapporto elettivo con il fratello Casey.
Nel legame fraterno e in quello con il marito Ryan si ritrova tutto l’idealismo di Ella, lo stesso che alimenta il suo fervore politico e che ricorda quello delle eroine della Vecchia Hollywood, sempre più contagioso così come il sano pragmatismo della zia Helen, interpretata da una spumeggiante Jamie Lee Curtis.
Negli Stati Uniti è stato un flop al botteghino, da qui la decisione di evitare la distribuzione in sala negli altri Paesi e di renderlo disponibile unicamente su Disney+.
Al di là delle scelte distributive Ella McCay è a mio avviso un ottimo film e, senza voler incorrere in espressioni usurate, una godibilissima storia di empowerment femminile, capace di combinare gravità e lievità con misura.
Interpretato con grazia da Emma Mackey, che aveva già dimostrato in Emily di Frances O'Connor di saper portare sulle proprie spalle protagoniste controverse e in qualche modo rivoluzionarie per il loro tempo.
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