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Scarlet - Recensione: intraprendere la via della vendetta

Scarlet parla di vendetta approfondendone il tortuoso percorso

Titolo originale: 果てしなきスカーレット
Genere: Animazione, Azione, Fantastico
Regia: Mamoru Hosoda
Sceneggiatura: Mamoru Hosoda
Cast: Mana Ashida, Masaki Okada, Koji Yakusho
Distribuzione: Sony Pictures
Uscita Italia: 19 febbraio 2026
Durata: 110 minuti
Paese: Giappone

Dopo circa quattro anni da Belle, Mamoru Hosoda torna al cinema con Scarlet, presentato in anteprima all'82ª Mostra del Cinema di Venezia e ispirato al tragico racconto shakespeariano dell’Amleto

 

Scarlet (Mana Ashida) è una principessa danese del XVI secolo, profondamente amata da suo padre, il re Amlet, e intensamente odiata da sua madre, la regina Gertrude.

Claudius (Koji Yakusho), fratello del re, prepara una congiura contro Amlet e riesce a eliminarlo.

Scarlet, ossessionata dalla morte del padre, decide di vendicarsi allenandosi fino allo sfinimento. Quando però arriva il giorno tanto atteso, Scarlet viene avvelenata da Claudius prima di agire. 

Scarlet, risvegliatasi non sulla Terra ma in un limbo dove tempo e spazio sono piegati, scopre che anche Claudius in qualche modo è morto e si trova nel limbo. 

 

Accecata dall’ira, riprende il suo cammino verso la resa dei conti.

 

[Trailer ufficiale di Scarlet]

 

Introduzione all’oblio

 

Scarlet si apre colpendo subito nel segno, raccontando di una serenità che viene dapprima eliminata, lasciando solo spazio alla vendetta, e che in seguito porterà alla morte della protagonista.

Il tutto è presentato nei primi minuti, attraverso momenti brevissimi che però danno immediatamente idea di chi siano i personaggi e del perché delle loro scelte.

 

Il risveglio di Scarlet in questo mondo dove tempo e spazio convergono è intenso non solo per le atmosfere dark della scena, desolate e sanguigne, ma anche perché le emozioni della protagonista - orrore, dolore e speranza di vendetta - ne risultano amplificate.

 

Storia di vendetta

 

Dall’Amleto la pellicola non attinge alla trama shakespeariana in senso stretto (che si consuma nell’incipit) ma piuttosto la rivisita mettendo in scena il desiderio di vendetta di una giovane donna nei confronti della figura paterna.

È sicuramente inusuale trovare una protagonista assetata di sangue, talmente accecata dalla rabbia che non si ferma di fronte alla morte e ossessionata dal suo terribile percorso. Scarlet è una principessa che non insegue un desiderio nobile ma un desiderio mortifero, disposta ad arrivare a suo zio Claudius con ogni mezzo, vedendo tutti come possibili nemici.

 

Un briciolo di umanità, però, ancora vive in lei, e di questo si accorgerà Hijiri (Masaki Okada), paramedico dell’epoca contemporanea convinto di non essere morto ma di trovarsi lì per qualche ragione, forse proprio per guidare Scarlet verso un mondo migliore in cui chi è ferito (in senso metaforico o carnale che sia) non merita di abbassarsi in modo crudele ai livelli di chi ferisce.  

 

 

[Una scena di Scarlet]

 

La vita, la morte, l’umanità

 

Nel suo Scarlet Mamoru Hosoda pone degli interrogativi preziosi, che non hanno facile risposta: discorsi sulla vita, sulla morte e, più in generale, su cosa si sceglie di essere ma anche su quello che accomuna l’umanità a prescindere dallo spazio e dal tempo. 

 

Apparentemente in secondo piano ma fondamentale è il ruolo della guerra, che silente s’insinua nelle scene di maggior impatto visivo. La quantità di osservazioni che vengono fatte sul mondo lascia esterrefatti, come se Hosoda non riuscisse più a contenere i pensieri che lo affliggono sul mondo attuale.

La pellicola arricchisce a ogni domanda, lascia irrequieti per l’impossibilità di trovare risposte giuste o semplicistiche e inermi di fronte al dolore del prossimo, che viene svalutato in virtù del proprio.

 

Scarlet e Hijiri rappresentano, in quest’ottica, due estremità che aiutano a pensare a possibili soluzioni di mezzo, soluzioni che non per forza assolvano ma che nemmeno distruggano. 

 

Salvare Mamoru Hosoda da se stesso

 

Nonostante Scarlet sia un’idea brillante e un soggetto assolutamente accattivante, la messa in scena è a mio avviso pallida e dispersiva.

Tutti gli interrogativi di cui si parlava sopra sembrano spesso e volentieri sconnessi dalla scena. Difficile guardare Scarlet da un punto di vista poetico quando il tutto poi converge in uno scenario narrativo così ripetitivo e noioso da avere poco impatto, a volte creando un effetto quasi ilare.

È come se il regista avesse voluto strafare dimenticando che la narrazione è fondamentale esattamente come il resto.

 

Non è la prima volta che, in questo senso, il regista faccia un film a metà, che parte altissimo per poi perdersi ripetutamente e ritrovarsi solo all’atto finale (Mirai e Belle ne sono gli esempi più evidenti), e questo è sempre un dispiacere poiché Scarlet è davvero uno di quei film che ha sicuramente tanto da dire. 

 

 

[Una scena di Scarlet]

 

L’animazione di Studio Chizu

 

Dal punto di vista animato, Scarlet ha alti e bassi che rendono vano il tentativo di sperimentazione che c’è dietro.

 

Il mix di elementi 2D e 3D funziona poco e crea qualcosa di unico, purtroppo nel senso negativo del termine. 

Stranamente ne esce meglio il 3D simil-2D, volutamente artefatto e scattoso presente già in Belle, a fronte dei pochi momenti in cui i personaggi sono animati in tradizionale, troppo semplici su sfondi fotorealistici.

Un altro tasto dolente è sicuramente il design dei personaggi principali: Scarlet si fa amare, anche ricordando un po’ troppo Belle, al contrario Hijiri risulta completamente anonimo; seppure queste differenze tra i due (lei più dettagliata mentre lui molto semplice) sembrino volute per sottolinearne anche il carattere, Hijiri fa un effetto sgradevole.

Ciò detto, nel film sono comunque presenti momenti ben animati, scenari interessanti e un altro paio di personaggi distinguibili ma fin troppo contrapposti a un certo appiattimento generale.

 

Basterà un messaggio ottimista?

 

Scarlet è pieno di vendetta così com’è pieno di speranza: il bene può vincere sul male ma non senza tutte le dovute implicazioni dolorose per arrivare alla fine di un percorso salvifico.

Nonostante il disfattismo delle domande, per Mamoru Hosoda sembra esistere un futuro migliore possibile.

 

A un film tanto profondo quanto disorganizzato come Scarlet va data una possibilità, anche solo perché accoglie la prospettiva del miglioramento dell’uomo in un momento storico in cui l’umanità sembra perduta. 

___ 

 

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