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Rental Family - Nelle vite degli altri - Recensione: un americano a Tokyo

Il nuovo film con Brendan Fraser indaga le contraddizioni dell'essere umano e della cultura giapponese 

Titolo originale: Rental Family
Genere: Commedia, Drammatico
Regia: Hikari
Sceneggiatura: Hikari, Stephen Blahut
Cast: Brendan Fraser, Takehiro Hira, Mari Yamamoto
Distribuzione: Searchlight Pictures
Uscita Italia: 19 febbraio 2026
Durata: 109 minuti
Paese: Giappone, USA

 

È arrivato nei nostri cinema Rental Family - Nelle vite degli altri, il film diretto da Hikari, pseudonimo di Mitsuyo Miyazaki, con protagonista Brendan Fraser; nel cast anche Takehiro Hira e Mari Yamamoto.

 

Phillip è un attorestatunitenseche si è trasferito in Giappone ormai da sette anni; dopo essere diventato famoso soprattutto per la pubblicità di una nota marca di dentifricio, l'uomo ha faticato a emergere e a trovare altri ruoli adatti a lui, riesce a pagarsi l’affitto facendo la comparsa ai funerali o ai matrimoni. 

 

Un giorno gli viene proposto un lavoro presso l’agenzia Rental Family, che si occupa di assumere persone per riempire i vuoti delle vite degli altri.

 

[Trailer ufficiale di Rental Family]

 

 

L'agenzia non è un’invenzione del regista, ma una vera pratica che in Giappone risulta essere molto più comune di quanto si possa pensare - una delle agenzie più famose è la Family Romance, che esiste addirittura dal 2009 ed è al centro del film di Werner Herzog del 2019.

 

Phillip all’inizio è dubbioso, ma non riuscendo a trovare nessun altro ingaggio si ritrova costretto ad accettare.

 

In realtà, quando l’attore non è impegnato nel lavoro, la sua vita è piuttosto vuota e un po' di compagnia potrebbe aiutarlo a sentirsi meno solo. Sono passati quasi dieci anni dal suo arrivo in Giappone, ma viene ancora visto come uno straniero.

Passa le serate a osservare i suoi vicini sognando di far partedelle loro realtà quotidiane e questa sembra finalmentela sua occasione.

 

Il suo ruolo al funerale che si vede all’inizio della pellicola è quello di “Sad American”, ma non c’è alcun bisogno di fingere perché lui è davvero "un americano triste": non ha moglie e non ha figli, la riflessione sembra inevitabile: quando arriverà la sua ora, chi andrà al suo funerale?

 

 

[Brendan Fraser e Misato Morita in una scena di Rental Family]

 

 

Rental Family è anche e soprattutto una vera e propria riflessione sugli stigmi della società in cui è ambientato e i clienti di Philip ne sono un esempio.

 

Il primo compito del protagonista è quello di impersonare il futuro marito di una giovane ragazza giapponese.

Procedendo con la narrazione, scopriamo che questa ragazza ha deciso di ricominciare la propria vita all’estero perché qui nessuno accetterebbe la sua relazione con un’altra donna.

Toccante è anche la vicenda di Kikuo, un attore molto anziano ormai affetto da demenza senile. In Giappone purtroppo si tende ancora molto a nascondere la malattia, che spesso si accompagna a sentimenti di vergogna e disagio sia per la famiglia che per la persona in difficoltà.

 

Kikuo è la dimostrazione che dietro alla debolezza di una persona malata si nasconde un uomo che è stato giovane, che ha avuto "una vita prima della vita".

 

 

[Brendan Fraser con Shannon Gorman in una scena di Rental Family]

 

 

Cosa succede quando queste persone in affitto si affezionano davvero ai propri clienti?

 

Il ruolo più difficile arriva quando Phillip deve fingersi il padre di Mia - una ragazzina ribelle abbandonata dal suo vero padre quando era ancora molto piccola - in vista dell’esame per l’ammissione in un’importante scuola privata.

Qui si fa ovviamente riferimento all'enorme pressione scolastica alla quale vengono sottoposti gli studenti fin da giovanissimi.

 

Phillip finisce inevitabilmente per legarsi a Mia; il loro rapporto si basa su una bugia destinata a venire a galla, ma i sentimenti e le emozioni sono reali.

Come ci fa notare Aiko, la collega di Phillip alla Rental Family, certe bugie diventano opportunità e ben presto il nostro protagonista si ritrova circondato da un amore che fino a quel momento non aveva mai sperimentato.

Non si tratta solo di fingersi qualcun altro, ma di credere per qualche giorno alle sue stesse bugie.

 

Rental Family è un film agrodolce.

Da una parte la pellicola ci mostra una verità fondamentale: chi per troppo tempo si annulla a causa di un ruolo è destinato a lasciarsi consumare da quest'ultimo fino all'osso.

Dall'altra, ci invita a non distogliere lo sguardo da chi ha davvero bisogno di aiuto, non importa quale sia il nostro legame con queste persone.

 

Brendan Fraser riesce ancora una volta a instaurare una connessione profonda con lo spettatore e si dimostra perfetto per questo ruolo. I suoi occhi ci parlano, il suo viso è reale, non deturpato dalla chirurgia hollywoodiana e lo stesso vale per la sua fisicità da uomo comune.

Uno di quegli attori che siamo felici di vedere sullo schermo, perché più simile a un vecchio amico, a qualcuno con cui identificarsi e del quale potersi fidare. Fraser crea con noi lo stesso rapporto di Phillip con i suoi clienti ed è per questo che risulta estremamente credibile: Phillip somiglia a Brendan e viceversa. 

 

Due americani tristi si incontrano per ricordarci che la fragilità è un pregio, non una debolezza e che l'empatia non si compra: si mette in pratica.

____

 

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