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At the Sea - Recensione: diversi modi di toccare il fondo

Presentato in concorso alla 76a edizione della Berlinale, il nuovo film di Kornél Mundruczó è un ritorno del regista al dramma familiare, con la brava Amy Adams a reggere il peso del film sui primi piani

Titolo originale: At the Sea
Genere: Drammatico
Regia: Kornél Mundruczó
Sceneggiatura: Kata Wéber
Cast: Amy Adams, Murray Bartlett, Brett Goldstein
Distribuzione Italia: TBA
Uscita Italia: TBA
Durata: 112 minuti
Paese: Ungheria, USA

At the Sea, il nuovo film di Kornél Mundruczó, segna il ritorno del regista ungherese al melodramma familiare che ha caratterizzato l'acclamato Pieces of a Woman.

 

Se quest'ultimo poteva contare sulla grande prova di Vanessa Kirby, Coppa Volpi a Venezia e candidata al Premio Oscar, con At the Sea Mundruczó si affida all'immenso talento di Amy Adams, nel ruolo di una moglie e madre costretta a fare i conti con le conseguenze di un incidente e con le aspettative di famiglia e colleghi.

 

[Il red carpet di At the Sea, nuovo film di Kornél Mundruczó presentato in competizione al 76° Festival Internazionale del Cinema di Berlino]

 

 

Già dal primo, intensissimo, primo piano, Mundruczó ci mette nei panni di Laura (Amy Adams), imprenditrice e fondatrice di una compagnia di danza contemporanea, intenta a battere su un tamburo come parte del proprio percorso riabilitativo in una clinica privata, nella quale Laura ha scelto di curarsi dopo aver causato un incidente stradale che ha coinvolto lei e il figlio Felix (Redding L. Munsell).

 

Laura è stata il volto della rinomata compagnia di danza di suo padre, ormai scomparso. Ha costruito un'identità legata al suo lascito e al prezzo di crescere nella sua ombra. Con la compagnia di danza in crisi e una vita familiare da ricostruire, Laura dovrà ritrovare sé stessa e riconciliare i problemi del presente con le ferite del passato, per evitare di passare il trauma generazionale alla giovane figlia Josie (Chloe East).

 

 

[Amy Adams osserva l'orizzonte in un'inquadratura di At the Sea]

 

Per chi conosce già il cinema di Kornél Mundruczó, At the Sea non riserva particolari sorprese; giunto al decimo film, il regista ungherese continua la sua esplorazione cruda e senza filtri delle emozioni umane, messa in scena con ricercatezza, eleganza formale e voli di fantasia.

 

Se non si può negare la sapienza formale dietro la macchina da presa, quello che continua a suscitare perplessità del cinema di Mundruczó è la sua effettiva capacità di comunicare talei emozioni in maniera efficace. Ad aiutarlo, va detto, c'è sempre un parterre di interpreti molto bravi, e At the Sea non fa eccezione: se di Amy Adams si parlerà presumibilmente tanto, il resto del cast è quello delle grandi occasioni, con veterani come Murray Bartlett, giovani promesse come Chloe East e comici prestati al dramma come Rainn Wilson, Jenny Slate e Dan Levy.

 

Nel suo ritratto di una donna al limite, Mundruczó, affiancato alla sceneggiatura dalla compagna artistica e di vita Kata Wéber, si dichiara alla ricerca di una brutale onestà, ma quello che restituisce, a mio parere, è teatralità esasperata e artificio melodrammatico fine a sé stesso, dove la metafora della danza come liberazione non solo corporea, ma anche come purificazione del trauma, è trattata come un espediente da usare per donare gravitas a determinate scene.

 

In mezzo a un cast di nomi interessanti spiccano, giustamente, la protagonista Amy Adams e la "sorpresa" Chloe East: se la prima interpreta una donna messa drammaticamente di fronte alla propria fragilità, la seconda si cala nei panni di una giovane figlia che, proprio a causa della fragilità della madre, è costretta a crescere troppo in fretta.

 

La Amy Adams che presta corpo e anima a Laura in At the Sea è un'attrice ormai matura, nel pieno della sua consapevolezza artistica, la cui bravura è attestata da una serie di grandissime interpretazioni, e che ha la sicurezza di gestire del materiale difficile, sia per temi che per scrittura. Se Pieces of a Woman è stato di qualche indicazione sulla capacità di Mundruczó di esaltare le proprie interpreti, allora non è prematuro iniziare a pensare a una campagna per l'ennesima nomination al Premio Oscar, una volta vicini alla - per ora lontanissima - stagione dei premi 2027.

 

Se Amy Adams è sostanza e sostentamento di At the Sea, Chloe East è ritmo e musica, unico elemento veramente destabilizzante del film in un personaggio che nei comportamenti da teenager insoddisfatta rasenta alternativamente lo stereotipo e il ridicolo, se non fosse per l'abnegazione e per la bravura della giovane attrice.

 

Il resto del cast, purtroppo, non si rivela all'altezza, risultando fin troppo macchiettistico nella rappresentazione artificiosa e supponente della upper class americana traumatizzata: una scrittura che guarda a Carver e Cassavetes, ma che ha come risultato quello di sottolineare la stordente vacuità di personaggi che servono solo a fare da contorno e cibare il contrasto con la protagonista.

 

Come solito nel Cinema di Mundruczó la fattura è ottima, e la fotografia di Yorick Le Saux riesce a dare risalto a Cape Cod e ai suoi luoghi sospesi tra spiagge, natura e interni; c'è molto da apprezzare nel modo in cui i personaggi abitano i luoghi, se non fosse che spesso non riesce a resistere al richiamo del lirico e del metaforico, rompendo la serietà del dramma con sequenze sicuramente d'effetto nella teoria, ma quasi ridicole nella pratica (la danza suspiriana di Josie, le persone che si abbandonano al ritmo per strada come in un videoclip dei Morcheeba, senza contare una buona dose di male gaze nella rappresentazione di Josie stessa).

 

At the Sea è un dramma psicologico che si fa apprezzare più per le intenzioni che per la realizzazione, rivelando per l'ennesima volta come per Mundruczó l'essenziale stia nello stupore e nell'effetto piuttosto che nell'effettiva esplorazione dell'interiorità dei personaggi, creando uno strappo a mio avviso insanabile tra forma e contenuto.

 

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