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Ho avuto il piacere di dialogare con il regista Nicolangelo Gelormini al Cinema Barberini di Roma, durante l'anteprima stampa del suo nuovo film: La Gioia.
Insieme abbiamo avuto modo di riflettere sulla sua poetica e su ciò che c'è dietro il suo processo creativo.
La protagonista del suo nuovo film, al cinema dal 12 febbraio, è Gioia (Valeria Golino), un'insegnante di francese che non sa quasi nulla della vita e del mondo.
A fargliene scoprire una parte sarà Alessio (Saul Nanni), uno studente svogliato, arrogante ma al tempo stesso estremamente furbo ed intelligente; dopo l'incontro con il ragazzo i desideri e le fragilità di Gioia verranno irremediabilmente a galla, portandola sul fondo e costringendola a provare a risalire.
Il regista parte dal tragico fatto di cronaca legato all’omicidio di Gloria Rosboch per poi rielaborandolo, andando oltre la semplice ricostruzione dei fatti.
[Trailer ufficiale de La Gioia]
Francesca Nobili
Il film si compone spesso di sequenze oniriche e favolistiche che contribuiscono a una resa finale che non si limita a emulare il caso di cronaca: qual è stato il motivo di questa scelta?
Nicolangelo Gelormini
Non è stata una scelta precisa quella di ricorrere così tanto all’immaginazione per raccontare questa storia.
Mi è stata utile per cercare di dare corpo e restituire un’immagine il più possibile chiara del sentimento che il film racconta in determinate scene.
Non è frutto di una logica razionale: è stato soprattutto l’istinto a guidarmi.
FN
Alessio usa spesso il corpo per ottenere ciò che vuole, mentre Gioia fa di tutto per nasconderlo: la vediamo, scoperta e senza occhiali, solo alla fine del film: quanto è stato importante l’uso del corpo nella caratterizzazione dei protagonisti?
E quanto gli attori sono dovuti partire proprio da quello per costruire i loro personaggi?
Nicolangelo Gelormini
Il corpo è fondamentale in questo film, inteso anche come trasformazione.
Valeria Golino ha compiuto un’operazione di mimesi, utilizzando il proprio corpo in modo veramente diverso rispetto a come siamo abituati a vederla. Il corpo di Gioia diventa invisibile; quello di Alessio, invece, nella sua poliedricità e nel suo essere mutaforme, viene utilizzato in maniera quasi capitalistica.
Il corpo del personaggio di Jasmine Trinca, invece, è la matrice: diventa il contenitore che lei riempie attraverso botox e filler.
Qui il corpo non è solo presenza fisica, ma linguaggio, identità, strumento di potere e di trasformazione.
[Valeria Golino e Nicolangelo Gelormini durante le riprese de La Gioia]
FN
Guardando la tua filmografia ricorre spesso il femminile e la sua caratterizzazione credi che il fatto di avere uno sguardo maschile possa essere un limite?
È una tua scelta indagare il femminile o è il frutto di una coincidenza che, appunto, si sta rivelando fortunata?
Nicolangelo Gelormini
Non so se è frutto di una coincidenza.
Comunque io, pur essendo un maschio cisgender non credo di avere uno sguardo che può definirsi strettamente maschile. Mi viene naturale raccontare storie con protagoniste donne e indagare l’universo femminile.
Sono profondamente attratto da questo.
Credo che dipenda anche dal fatto che, nella mia vita, mi sono nutrito di persone che erano dotate di un’energia più femminile.
Mio padre, la persona a cui ho dedicato il film, era animato da un’energia molto protettiva, ad esempio. Io non so cosa significhi avere uno sguardo maschile o uno sguardo femminile.
Posso dire di essere molto incuriosito dalle protagoniste femminili dei film perché penso che lì ci sia ancora tanto da vedere, da comprendere e da svelare.
Forse più che nell’universo maschile.
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