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Il mondo di Gomorra è una fucina praticamente inesauribile di storie e personaggi.
Dopo il successo stratosferico del film di Matteo Garrone, di cinque stagioni di Gomorra - La serie e dello spin-off L'immortale, dedicato alla figura di Ciro Di Marzio, l'universo ideato da Roberto Saviano con il suo romanzo epocale edito ormai vent'anni fa sembra ancora ben lontano dall'aver mostrato tutte le sue diramazioni.
Nasce così Gomorra - Le origini, serie originale Sky che si prefigge l'obiettivo di raccontarci l'ascesa di Pietro Savastano all'apice della criminalità nella sua Secondigliano, esplorando gli eventi che hanno portato alla creazione del contesto criminale delineato a partire dalla prima stagione della serie, pubblicata ormai 12 anni fa.
[Trailer ufficiale di Gomorra - Le origini]
L'operazione, pienamente coerente sul piano editoriale e produttivo, è stata in larga parte affidata a Marco D'Amore, protagonista di quattro stagioni di Gomorra - La serie, capace di esprimersi in maniera del tutto apprezzabile come regista nelle ultime due e ne L'immortale.
Malgrado lo stesso D'Amore avesse dichiarato di considerare assolutamente chiuso il suo rapporto con il prodotto, non ha potuto fare a meno di rispondere presente alla chiamata di Sky e Cattleya, accettando di co-sceneggiare la serie con Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, dividendosi anche con Francesco Ghiaccio i compiti di direzione di Gomorra - Le origini.
La possibilità di raccontare la Napoli di fine anni '70, immergendosi nuovamente in atmosfere che gli sono tanto care e potendo raccontare la origin story di uno dei personaggi cardine della serie era troppo ghiotta.
Il connubio tra l'autore casertano e Gomorra continua a rivelarsi del tutto azzeccato.
Marco D'Amore possiede la capacità di contemperare il prodotto con un ampio novero di riferimenti personali che permettono al tono della serie di mutare e distanziarsi nettamente dal realismo di Gomorra, abbracciando maggiormente la ricostruzione d'epoca deformata e trafigurata.
La colonna sonora dei Mokadelic, co-protagonista della prima serie, viene soppiantata da un più vasto uso di canzoni non originali - spesso extra-diegetiche - e gli orpelli di messa in scena sono decisamente più evidenti rispetto ai suoi epigoni.
Una scelta comprensibile: Gomorra - Le origini racconta di fatto una nuova storia, seppure voglia ricongiungersi agli eventi della serie originale.
D'altronde Gomorra è ormai un franchise consolidato, che ha bisogno di un tono ben distante dall'opera di Garrone e da quello della prima stagione della serie TV per poter gemmare in nuovi prodotti.
Dimenticate, dunque, il duro realismo immersivo ideato dal regista romano e trasferito alle prime promanazioni seriali di Gomorra.
[Marco D'Amore è sempre il miglior garante per un prodotto targato Gomorra]
La necessità di delineare una Napoli diversa e un contesto criminale non ancora del tutto incancrenito dalla piaga del narcotraffico permette a Gomorra - Le origini di vivere diversi momenti di levità, romanticismo ed entusiasmo giovanile.
Una scelta coerente non solo con la giovanissima età di numerosi protagonisti - semplici paranzini neanche così ben visti dalle organizzazioni - ma anche con il contesto storico ricostruito. L'opera è ambientata negli anni in cui il core business delle organizzazioni criminali smette di essere il contrabbando e diventa lo spaccio di sostanze stupefacenti. Un passaggio che ha storicamente intensificato le ondate di violenza tra le associazioni criminali.
Trova così una spiegazione coerente anche la dose di violenza rappresentata nel prequel: senz'altro presente ma decisamente meno pressante che in Gomorra - La serie.
Il giovane Pietro e il suo mentore, Angelo A' Sirena, si muovono dunque in un mondo sfumato rispetto al suo corrispettivo reale: degli anni '70 deformati dalle lenti del tempo e del racconto, in cui a essere narrata è un'epoca diversa non solo del mondo ma anche della criminalità. Tenete bene a mente queste premesse, perché analizzando il lavoro di sceneggiatura di Gomorra - Le origini è forse necessario rendersi conto che tra la serie originale e il suo prequel non c'è piena continuità.
La distanza tra gli eventi non è solo temporale, ma anche narrativa.
[Pietro Savastano e i suoi amici di Secondigliano ricordano un po' i bimbi sperduti di Peter Pan]
Anche i personaggi che popolano il prequel sono ben diversi, sotto un profilo antropologico ed estetico, dall'immaginario di Gomorra: nel cast scorgerete volti decisamente meno rudi e scavati dal malaffare, tra tutti quello di Francesco Pellegrino, interprete di Angelo A' Sirena, ma anche quello di Renato Villa, che interpeta O' Santo.
Si tratta di un elemento storicamente accettabile: alla fine degli anni '70 si facevano strada le figure dei fratelli Giuliano, divenuti quasi dei sex symbol della criminalità napoletana a causa della loro avvenenza.
Lo stesso Luca Lubrano, interprete del giovane Pietro, a detta di D'Amore scelto per "il suo sguardo malinconico", risulta molto distante dal ricordo che i fan hanno del boss adulto, spietato e strapotente.
La storia raccontata dalla serie è chiara: la voglia di emergere del giovane Pietro Savastano aderisce perfettamente alle mire di Angelo A' Sirena, boss locale che intende rendere Secondigliano una roccaforte della criminalità a sé stante, indipendente dal controllo dei clan di Napoli centro.
Si tratta di una storia di legami con il proprio luogo d'origine e di riscatto, naturalmente intagliata per creare affezione negli spettatori, seppur sotto un'ottica deviata e criminale. Nel frattempo facciamo conoscenza con Vincenzo Nunziante, detto O' Paisano, che nel carcere di Poggioreale miete consensi tra gli affiliati ai clan.
Quest'ultimo personaggio è chiaramente ricalcato su Raffaele Cutolo, altresì noto come O' Professore di Vesuviano, leader della NCO (Nuova Camorra Organizzata) e già ispiratore de Il Camorrista, film d'esordio di Giuseppe Tornatore recentemente tramutato in serie TV.
La figura di Cutolo, a cavallo tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 è stata al centro della più sanguinosa faida criminale nella storia europea, quella tra NCO e la NF (Nuova Famiglia), la congregazione di famiglie criminali campane che non aveva accettato il progetto federale del boss di Vesuviano.
La ricostruzione di un simile contesto all'interno di Gomorra - Le origini risulta perfettamente coerente con la storia di Pietro Savastano, che è ispirato in maniera del tutto dichiarata - tra gli altri - al vero boss di Secondigliano Paolo Di Lauro, detto Ciruzzo O' Milionario.
Paolo Di Lauro, così come Pietro Savastano, cresce adolescente durante gli anni della faida tra NCO ed NF ed è ben consapevole dell'importanza del ruolo della pace tra le organizzazioni criminali.
Un tratto che verrà ereditato perfettamente dal fittizio Don Pietro Savastano nel corso della serie TV.
Da questo punto di vista la sceneggiatura di Gomorra - Le origini mostra un lavoro di ricerca, selezione e ricostruzione storica mirabile, del tutto comparabile alle vette raggiunte con Romanzo Criminale - La serie, oltre che con la prima stagione della serie originale.
Piccola curiosità, per comprendere la trasversalità delle storie narrate e degli eventi reali a cui si ispirano: la figura di Raffaele Cutolo compare anche in Romanzo Criminale, trasfigurata sotto il nome fittizio di Don Mimmo.
[In Gomorra - Le origini trovano più spazio che mai i sentimenti dei giovani Pietro e Imma]
La figura di Vincenzo Nunziante lascia però intravedere alcuni dei difetti della serie: confinare la sua ascesa a delle appendici di ogni puntata rende inequivocabile, per uno spettatore smaliziato, la comprensione del fatto che Gomorra - Le origini non sarà autoconclusiva.
La parabola di O' Paisano non potrà che essere affrontata almeno in una nuova stagione.
Questa evidenza lascia emergere ancor più chiaramente perché Gomorra avesse bisogno di vestirsi di nuovi abiti per continuare a generare nuovi prodotti di richiamo per il grande pubblico.
A tal proposito, si è scelta una strada narrativa che, però, talvolta non risulta pienamente coerente con quanto rappresentato in Gomorra - La serie.
Ricordate, per esempio, quando nel corso della prima stagione un irresponsabile Genny Savastano chiede al padre di regalargli una motocicletta?
Pietro Savastano discute con Donna Imma dell'educazione del figlio, dicendo che alla sua età lui passava tutto il suo tempo con suo padre, ad apprendere i meccanismi criminali. Questo cozza, e non poco, con uno dei temi centrali di Gomorra - Le origini: il Pietro narrato nella serie è figlio di una prostituta, che non ha mai conosciuto suo padre.
E ancora: ricordate la faida tra i Savastano e i Levante?
Genny dice che i Levante erano cugini di Donna Imma, da cui Pietro aveva sempre scelto di tenersi lontano. In questa serie prequel, invece, Donna Imma viene da una famiglia che in apparenza rifiuta ogni legame con la criminalità.
Non sarebbe stato possibile raccontare la storia della perdita dell'innocenza della giovane Immacolata se a pochi gradi di parentela di distanza si fossero trovati i sanguinosi criminali dell'entroterra campano; questo è certo, ma è altrettanto certo che la continuità narrativa della serie ha subito un paio di notevoli rimaneggiamenti nel corso di Gomorra - Le origini.
Insomma, se è stato possibile infarcire la serie di riferimenti a battute molto note dei personaggi durante la serie originale - ad esempio la giovane Immacolata viene definita a più riprese "leonessa" per ammiccare a una delle più celebri battute di Don Pietro - sarebbe stato altrettanto possibile curare al meglio i raccordi tra gli elementi canonici delle due serie.
[Angelo A' Sirena ha un volto decisamente atipico rispetto a quelli a cui ci aveva abituato Gomorra]
Anche queste scelte concorrono a esporre come il prequel si collochi in un passato piuttosto neboluso - oserei dire idealizzato - rispetto agli eventi della serie originale: Gomorra - Le origini sembra quasi mostrarci come dovrebbe essere la origin story ideale di Don Pietro e Donna Imma, non gli eventi più coerenti con la vera natura dei personaggi e la loro collocazione nel mondo maggiormente realistico di Gomorra - La Serie.
I piani narrativi tra i due prodotti hanno subito un evidente, seppur non gigantesco, scollamento: Gomorra - Le origini abbraccia la propria dimensione di finzione reiterata e per farlo si è servita di qualche retcon.
Si tratta del prezzo da pagare per proporre storie in grado di coinvolgere emotivamente un pubblico che ha bisogno di sentirsi partecipe delle vicende narrate, anche se queste riguardano dei criminali?
La risposta potrebbe essere affermativa, ma va incasellata all'interno della necessità produttiva di rinnovare totalmente il volto di un prodotto per permettergli di proliferare, senza mai creare un effetto di stantia ripetizione.
Il risultato, in tal caso, è stato perseguito: chiunque abbia seguito con passione Gomorra - Le origini non può che aspettare con grande intensità la seconda stagione.
A patto, però, che non si attenda una perfetta chiusura del cerchio.
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