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Divine Comedy - Recensione: una scintilla sovversiva

Presentato nella Sezione Orizzonti della 82ª Mostra del Cinema di Venezia, Divine Comedy è il nuovo film con cui Ali Asgari sfida la censura iraniana

Titolo originale: Ú©Ù…دی الهی‎
Genere: Commedia, Drammatico
Regia: Ali Asgari
Sceneggiatura: Ali Asgari, Alireza Khatami, Bahram Ark
Cast: Bahram Ark, Sadaf Asgari, Faezeh Rad
Distribuzione: Teodora Film 
Uscita Italia: 15 gennaio 2026
Durata: 98 minuti
Paese: Iran, Italia, Francia, Germania, Turchia

Divine Comedy è un titolo che anticipa quello che possiamo aspettarci dal film: un viaggio negli inferi, un attraversamento del limbo, una ricerca di redenzione. 

 

Lo sanno bene i protagonisti Bahram (Bahram Ark) e Sadaf (Sadaf Asgari): lui un regista quarantenne, autore di film in turco-azero che non ottengono mai l’autorizzazione di proiezione dal governo iraniano e lei la produttrice dei suoi lavori.

 

Insieme tentano un’impresa che si dimostra estremamente difficile: ottenere finalmente l’autorizzazione e poter fare vedere al pubblico il loro nuovo film. 

 

[Trailer ufficiale di Divine Comedy]

 

 

Il conflitto che anima Divine Comedy non si staglia contro un antagonista preciso, bensì contro un sistema diffuso fatto di leggi, di burocrazia lenta, di contraddizioni.

 

Gli anticonformisti Bahram e Sadaf vagano nella città spinti da un obiettivo preciso, ma vengono sbattuti in diverse direzioni, solo con l’obiettivo di confonderli.

Davanti a incomprensibili “no” continuano imperterriti, davanti a parole sminuenti alzano la testa e la tengono alta per tutta la durata della storia.

 

Il film di Bahram, ben presto, si rivela un pretesto per ottenere altro: libertà di espressione, comprensione, spazio di dialogo, la possibilità di cogliere quel barlume di speranza a dimostrazione del fatto che, forse, non tutto è perduto.

La volontà che ha animato il regista protagonista a continuare a lavorare nel Cinema si è fatta resistenza, la spinta a insistere si è fatta sovversione.

In questo possiamo cogliere una dimensione metacinematografica che rimanda direttamente al cinema dello stesso Ali Asgari, rafforzata dal fatto che in Divine Comedy il regista ha deciso di autocitare alcuni dei suoi lavori precedenti.

 

Il nuovo film di Asgari diventa, in questo senso, una dichiarazione sulla necessità di continuare a creare nonostante la repressione, la censura, nonostante l’apparente impossibilità di vedere le proprie creazioni legalmente proiettate. 

 

 

[Bahram Ark in Divine Comedy]

 

 

Divine Comedy non è però soltanto una denuncia delle ingiustizie, non vuole essere un’asettica critica al sistema; si apre all'ironia, si colora di rimandi cinematografici - Caro Diario di Nanni Moretti, ad esempio - e si mostra coerente con la carriera già tracciata da Ali Asgari.

 

Tecnicamente misurato, formalmente sobrio, pregno di realismo.

Una certa continuità si può notare, inoltre, nella rappresentazione di Teheran: la città è infatti viva, protagonista, svolge un ruolo attivo; confusionaria, metafora della pressione sociale e politica e da un certo punto di vista estremamente moderna, la stessa modernità apparente che si trova a collidere con quella che è l’arretratezza di tutto il sistema.  

 

Come affermato dallo stesso Asgari, forse, nell’immediato il Cinema in Iran non ha i mezzi né la forza di cambiare effettivamente le cose, ma l’idea che ci sia qualcuno che, spesso in segreto e con risorse limitate, riesca a realizzare film, accende una piccola scintilla.

Se pensiamo anche a Jafar Panahi o a Mohammad Rasoulof, possiamo provare a sperare che tutte queste piccole scintille, un giorno, porteranno a una fiamma che contribuirà a cambiare il sistema. 

Così come il protagonista del suo film, neanche Asgari vedrà il suo film proiettato in Iran. 

 

Quello che noi possiamo fare è vederlo, parlarne, condividerlo, dare a questa personalissima opera la distribuzione e la fruizione che merita e, in qualche modo, contribuire così a tenere accesa questa scintilla sovversiva.

____

 

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