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Ridere è un atto politico: intervista ad Ali Asgari, regista di Divine Comedy

Regista e sceneggiatore iraniano formatosi anche in Italia, Ali Asgari racconta con realismo e ironia le contraddizioni della società iraniana e l'oppressione della censura 

La bambina perduta, Kafka a Teheran e ora Divine Comedy: nell'attuale Cinema indipendente iraniano, Ali Asgari continua a dimostrarsi uno dei registi più riconosciuti.

 

Il suo nuovo film al cinema dal 15 gennaio ha come protagonista un regista che, come molti cineasti iraniani, non ha l'autorizzazione per far proiettare il suo film.  

 

Ho avuto il piacere di incontrare il regista alla 82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, in occasione della presentazione di Divine Comedy, dove abbiamo avuto modo di parlare delle condizioni cinematografiche, sociali e culturali dell'Iran e di riflettere su quali siano le più congeniali "armi" di sovversione a cui, pacificamente, si può far ricorso per provare a cambiare le cose. 

 

[Il trailer ufficiale di Divine Comedy]

 

 

Francesca Nobili

La lentezza e macchinosità della burocrazia iraniana dettano un po' tutto il ritmo della narrazione: qual è il motivo di questa scelta registica? 

 

Ali Asgari 

Ho pensato ad una mise en scène del genere perché Divine Comedy parla dell’assurdità che esiste in Iran e io ho cercato di mostrare questa assurdità anche nel racconto narrativo del film.

La forma che ho scelto mi è sembrata la più adatta per veicolare questo messaggio. 

 

FN

Censura, cronache, arresti: ci racconti queste cose attraverso uno sguardo ironico e, allo stesso tempo, trasferendo la modernità del tuo Paese.

In Divine Comedy ci troviamo davanti a un contesto politicamente drammatico che viene coniugato in una forma di commedia estremamente moderna.

 

Ali Asgari

Divine Comedy non parla solo di un regista che vuole proiettare il suo film ma di qualcuno che vuole trovare salvezza attraverso il dire di no, che vuole rompere tutte queste regole che esistono intorno a tutti noi.

Inoltre, raccontare questo film anche con ironia, persino nei confronti di me stesso, è stata per me una mossa fondamentale. Quando si parla di Cinema iraniano si pensa subito a film cupi, amari, concentrati sui problemi sociali, ma sempre in un modo molto oscuro.

Non si riesce a pensare alla speranza. 

 

Io però non volevo ripetere tutto questo, perché sappiamo già cosa esiste in Iran.

Questa volta volevo raccontare la storia in un modo più leggero, anche più accessibile per lo spettatore. Perché lo spettatore ha il diritto di ridere in alcuni momenti, di godersi ciò che succede sullo schermo e, come dicevo, il Cinema non è solo un palcoscenico per dire cose politiche. 

 

Ridere ha un potere: è qualcosa di più di una semplice risata. Per me è un mezzo di resistenza.

Quando ridi all’interno di un sistema repressivo, non è mai un gesto neutro: è come un’arma contro quel sistema. In questo senso, ridere diventa un atto politico. Io dico sempre che, in Iran, dopo che la situazione culturale è diventata molto più stringente a causa del governo, molti registi non lavorano più.

 

Per me, invece, continuare a lavorare è un atto di resistenza.

 

 

[Bahram Ark e Sadaf Asgari in Divine Comedy]

 

 

FN

C’è possibilità che Divine Comedy venga distribuito in Iran?

 

Ali Asgari

I miei film sono sempre stati realizzati in maniera clandestina, quindi non vengono proiettati in maniera legale.

Penso che, come racconta anche in questo film, la distribuzione continuerà a essere clandestina. Ci sono quindi proiezioni molto underground e, naturalmente, non guadagniamo nulla da tutto questo.

 

FN

Divine Comedy è un film che supera la questione iraniana, andando a discutere anche di quel divario che non dovrebbe esserci tra Cinema d'autore e Cinema mainstream, sulle difficoltà che ha un film oggi di essere distribuito ed altre questioni che, appunto, non riguardano solo il tuo Paese.  

 

Ali Asgari

Quando faccio film in Iran non sto parlando solo per l'Iran.

C'è una frase che ho sentito dal Maestro Abbas Kiarostami che dice che quando vuoi fare un film per il pubblico internazionale devi fare un film locale prima e poi quel film diventa un film internazionale.

Noi, alla fine, siamo tutti esseri umani con diverse nazionalità, e in ogni paese ci sono tutte queste difficoltà di distribuzione per diversi tipi di Cinema.

 

Quindi la modalità è diversa, ma il problema esiste da diversi punti di vista. 

  

 

[Bahram Ark e Sadaf Asgari in Divine Comedy]

 

 

FN

Nei tuoi lavori ricorrono spesso gli stessi collaboratori come, ad esempio, Alireza Khatami per le sceneggiature: senti di star facendo questo atto di resistenza insieme ad altre persone e ti senti più forte in questo?  

 

Ali Asgari

Per me, in fondo, il Cinema è un’arte personale del regista, ma nasce sempre come una collaborazione con le persone giuste.

In questo caso cerco di lavorare con collaboratori che vivono una situazione simile alla mia. Proprio per questo portano nel film qualcosa di molto prezioso, soprattutto in fase di scrittura.

Credo che sia sempre importante avere un co-sceneggiatore, o anche più di uno. Perché altre persone portano altre idee fondamentali, belle, che arricchiscono il film.

Quindi penso che sia importante avere sempre accanto qualcuno che possa portare qualcosa di prezioso al progetto.

 

FN

A livello di resistenza e sovversione politica, che ruolo potrà avere il Cinema iraniano nei prossimi anni? 

 

Ali Asgari 

Il Cinema iraniano, e in generale il Cinema, è un mezzo molto importante.

Questo però non significa che possa cambiare tutto immediatamente.

Quando parliamo di cultura, parliamo di un processo: il cambiamento richiede tempo, non avviene all’improvviso. Da molti anni il Cinema svolge un ruolo fondamentale, in Iran e anche fuori dall’Iran.

È una forma di resistenza che potrei definire “pacifica”. Come diceva Gandhi, la sua era una lotta basata sulla pace: allo stesso modo il cinema non è una resistenza con i fucili, ma una resistenza che avviene attraverso la pace, attraverso le immagini, le storie, le emozioni.

 

E quando parliamo di pace, parliamo anche di pazienza.  

____

 

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