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La piccola Amélie è un film di animazione francese diretto da Maïlys Vallade e Liane-Cho Han, adattato da Metafisica dei tubi, autobiografia (o, meglio, "non-biografia", definita così dall’autrice) di Amélie Nothomb.
Amélie (Loïse Charpentier), ancora infante, fa da voce narrante e racconta le sue origini: figlia di famiglia belga, nasce in Giappone e da inamovibile e tranquilla fanciulla si trasforma in curiosa esploratrice del mondo circostante, guidata dalla sua tata Nishio-San (Victoria Grosbois).
[Trailer ufficiale de La piccola Amélie]
Una storia di crescita
Da queste poche premesse ci si addentra dunque ne La piccola Amélie, una pellicola che descrive in modo delicato un mondo all’apparenza ancora troppo complesso dal punto di vista di una giovane creatura.
Mentre si seguono i primi passi e i momenti chiave, si aggiungono nuovi tasselli alla vita di Amélie con tutte le trasformazioni del caso.
Come le viene detto più volte dagli adulti che la circondano, certe cose Amélie ancora non può “capirle” data la sua giovane età ma, in ogni caso, le percepisce, le sente e le affronta, mettendo dinanzi a sé il sentimento piuttosto che la ragione.
La piccola Amélie è infatti un film sulla giovinezza, su quell’infantilità che nel racconto si mantiene sincera e genuina nonostante sia per forza di cose viziata anche da uno sguardo adulto (quello dei registi e dell’autrice).
Nishio-San è importantissima per Amélie, una mentore materna che le mostra prospettive diverse rispetto ai genitori.
Questi ultimi, infatti, sono in Giappone per motivi lavorativi e non immaginano quanto il fatto che Amélie sia nata in Giappone possa essere impattante al punto da unire due culture molto diverse tra loro e fonderle per sempre nel cuore di lei.
Una pellicola che acquista coraggio attraverso l’animazione
Vincitore del Prix du Public al Festival International du Film d'Animation d'Annecy, La piccola Amélie non è solo una poesia dolce e consolatoria, ma anche un incredibile lavoro d’animazione.
Senza la bellezza visiva, infatti, la pellicola non avrebbe lo stesso impatto tra luci, sonoro e colore: tutto si adatta perfettamente alla storia narrata.
Particolarmente bello è lo stile utilizzato, una scelta che fa sembrare La piccola Amélie un graphic novel in movimento in cui l’utilizzo del linguaggio animato risplende in modo più unico che raro, giocando molto sui contrasti di colori fluorescenti, brillanti e pieni a seconda del momento narrato, eliminando i contorni neri per ammorbidire le figure.
[Una scena de La piccola Amélie]
La memoria e le sue radici: cultura è natura (e viceversa)
La piccola Amélie concentra molto il discorso sull’importanza della memoria, ove le piccole cose non sono altro che la parte essenziale della vita: in questo vissuto etereo legato all’infanzia di cui ci si ricorda poco, quello che resta sono spesso quei momenti che sembrano distaccarsi da tutto il resto, che sembrano non correlarsi a niente, eppure sono terra fertile per la persona del futuro.
Questi momenti si agganciano alla natura: le onde del mare, il significato del nome legato alla pioggia, l’osservazione delle carpe secolari; tutti questi elementi naturali non solo sono legati a un vissuto lontano, ma impattano ancora sull’Amélie nel presente perché la protagonista trova la spiegazione al suo essere nel modo che è proprio in questi avvenimenti, un susseguirsi di eventi impossibile da controllare ma che hanno cambiato le sue prospettive.
La piccola Amélie, nella sua semplicità narrativa ma non stilistica, arricchisce ed esalta quei ricordi di vita spesso sopiti o messi da parte una volta che si diventa adulti.
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