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Giovani madri è uno di quei film attraverso i quali il Cinema ci ricorda che non bisogna essere necessariamente vicini a un tema a livello biografico per poter comprenderlo a pieno e farne grande arte.
Gli ultra-settantenni fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, infatti, si sono immersi in un mondo complesso e apparentemente molto distante dalla loro condizione attuale di cineasti: quello della maternità in adolescenza, con il carico di complesse scelte che comporta nelle vite di giovanissime donne.
Il risultato è, come al solito, un'opera di grande sensibilità e bellezza.
[Trailer ufficiale di Giovani madri]
Giovani madri racconta le storie di Jessica, Julia, Ariane, Perla e Naïma, interpretate rispettivamente da Babette Verbeek, Elsa Houben, Janaina Halloy Fokan, Lucie Laruelle e Samia Hilmi: cinque ospiti di una comunità per ragazze madri di Liegi.
Per ciascuna di loro la maternità è connessa ad altri traumi della loro vita.
Jessica patisce l'essere stata abbandonata da una madre che non ha ancora conosciuto, Julia è prossima al matrimonio ma deve fronteggiare la paura di ricadere nella tossicodipendenza, Ariane vuole affidare sua figlia per garantirle quella vita che lei non ha mai potuto vivere a causa della sua burrascosa condizione familiare, Perla vive la maternità come un'occasione di legarsi al suo ragazzo appena uscita di galera e Naïma sogna di lavorare mettendosi alle spalle le minacce ricevute dalla sua famiglia a causa della sua gravidanza.
Cinque storie apparentemente situate ai margini ma che, invece, convergono dritte verso uno dei nodi focali della società occidentale: la necessità di contemperare la genitorialità con i propri percorsi di vita.
Un tema che sembra sempre più attuale, soprattutto in un'Europa mai in così grande difficoltà nel far sentire i giovani a proprio agio con le scelte di vita che sono costretti a compiere.
[Giovani madri è il film dei fratelli Dardenne con il cast più nutrito in assoluto]
Alcuni dei temi già trattati nel corso della filmografia dei registi belgi (genitorialità, abbandono, confronto con il mondo del lavoro, tossicodipendenza) tornano, ma sotto una nuova ottica, del tutto plasmata dalla modernità.
I fratelli Dardenne, pur conservando il proprio approccio sociorealista, si rinnovano fornendoci per la prima volta nella loro carriera un'opera i cui gli episodi e i personaggi si intrecciano, portando a una visione corale e sfaccettata, mediando l'abituale immersività del proprio stile narrativo e registico con la pluralità dei punti di vista mostrati.
Un prisma che riflette sfumature diverse della stessa materia.
La sceneggiatura di Giovani madri, premiata con merito all'ultimo Festival di Cannes, riesce a delineare con grande precisione problematiche e obiettivi di ciascuno dei numerosi personaggi in scena, senza mai tralasciare la visione d'insieme e soprattutto il senso di umanità che - per loro stessa ammissione - dev'essere l'imperativo che caratterizza ogni personaggio della filmografia di questi due giganti del Cinema Europeo.
In un'opera di 105 minuti nella quale riescono anche a restare coerenti con l'abituale compattezza del loro Cinema, il risultato ottenuto è del tutto mirabile: rinnovare costantemente la propria filmografia senza mai abbandonare i punti cardine della stessa è una dote dei grandi autori.
[In Giovani madri tornano anche alcune delle inquadrature più iconiche della filmografia dei fratelli Dardenne]
I Dardenne, d'altronde, sono senza alcun dubbio due dei più importanti esponenti della Storia della Settima Arte europea e mondiale: Giovani madri lo conferma.
Ancora una volta la poetica umanista e senza attenuanti di Jean-Pierre e Luc Dardenne si palesa davanti ai nostri occhi, sconcertandoci e trovando la giusta misura tra la durezza del mondo che racconta e la tenerezza dei sentimenti che sfiora.
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