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VAS è il primo film di Gianmaria Fiorillo, regista e sceneggiatore napoletano che per la propria opera d’esordio ha scelto un tema sempre più noto per via dell’aumento dei casi di hikikomori, un isolamento volontario e prolungato che interrompe ogni interazione reale e che si sviluppa a causa dell'unione tra ansia sociale e abuso del mondo virtuale dei social.
VAS è un acronimo usato in medicina per indicare la Visual Analogue Scale, la cosiddetta "scala del dolore".
Il dolore infatti, per quanto fondamentale per formulare una diagnosi e una cura, non è un indicatore misurabile dall’esterno ma solo dalla valutazione data da chi lo sta provando.
VAS indica una misurazione del dolore che nella nostra società è principalmente fisico, quasi che le pene del corpo siano più facilmente oggettivabili rispetto a quelle della mente.
Eppure la VAS è usata anche e soprattutto per misurare il dolore interiore, emotivo, psicologico, che per secoli è stato declassato a “malattia mentale” e che solo negli ultimi anni sta pian piano ricevendo la corretta attenzione come fenomeno sociale oltre che sanitario.
[Trailer ufficiale di VAS]
Camilla
Camilla (Demetra Bellina) è una ragazza trasferitasi a Milano in cerca di fortuna, ma che da mesi non riesce a uscire di casa nemmeno per i colloqui di lavoro.
Questa chiusura al mondo, che non le permette né di lavorare né di fare la spesa, viene compensata dalla realtà che si è creata online: scrive un romance a puntate su WritePad e chatta con sconosciuti su CamFun.
Camilla è convinta che il successo sia a portata di mano grazie al suo romanzo autopubblicato online e l’odierno andamento editoriale dei romance nati proprio su Internet fornisce l’illusione perfetta che questo tipo di successo sia alla portata di tutti.
La ragazza non sa cosa sia la VAS, non pensa di provare dolore né che il proprio modo di vivere sia frutto di un forte disagio.
Non incontra l’amico Adriano (Gabriel Lynk) da tempo immemore, ma i due sono costantemente insieme attraverso lo schermo delle videochiamate.
[Demetra Bellina è Camilla in VAS]
Matteo
Matteo (Eduardo Scarpetta) è un traduttore di graphic novel napoletano, che non esce di casa da mesi e intrattiene decine di incontri online con ragazze, chattando spesso in privato con molte di loro. L’idea di uscire gli è ormai estranea.
Scopre il profilo CamFun di Camilla e la videochiama.
Lei, pensando sia l’amico Adriano, risponde senza guardare lo schermo: è il primo di numerosi incontri tra due persone devastate dal dolore, la cui VAS è certamente più alta di quanto immaginino.
È Matteo infatti che fa scoprire la VAS a Camilla, che da quel momento la utilizzerà come titolo del suo nuovo romanzo su WritePad, molto più oscuro e sofferente del primo e, paradossalmente ma non sorprendentemente, molto più di successo.
Ogni capitolo di VAS riporta come titolo un tipo particolare di sofferenza fisica: Camilla mette in narrativa ciò che lei e Matteo sperimentano online, dall’autolesionismo al dolore indotto e comandato. Quello che si crea tra loro è un rapporto di sottomissione legato all’uso del dolore come strumento di un piacere illusorio.
Questo perché indursi del dolore fisico è quasi sempre il modo più semplice per nascondere, mettere a tacere e ignorare quello psicologico: Matteo e Camilla sono due anime distrutte che insieme cercano di superare il dolore portandolo all’estremità massima della VAS.
[Eduardo Scarpetta è Matteo in VAS]
Il mondo
VAS è un film di interni, a causa delle difficoltà dei protagonisti, ma anche di interiorità: Camilla vuole scrivere mettendo sulla pagina ciò che vive, ma in realtà non ha una vita da raccontare e arriva a crearne una alternativa, dolorosa e pericolosa, pur di scrivere qualcosa.
Anche Matteo ha zero contatto con la realtà: tutte le relazioni che stringe online non hanno poi riscontro concreto non perché non possa farlo, ma perché non vuole, non riuscendo a uscire dalla propria bolla.
Il mondo diventa così uno schermo su cui la VAS di Matteo e Camilla si estende, si percorre interamente e si sfibra nella sofferenza di due persone, moltiplicandosi invece che stemperarsi nell’affrontare un percorso comune, dividendone il peso.
[In VAS Matteo e Camilla instaurano lentamente un rapporto profondo, percorrendo insieme tutta la scala del dolore]
VAS ha i colori accesi e saturi di un viaggio psichedelico, primissimi piani distorti come se fossero visti perennemente attraverso una webcam.
La musica tensiva, a cura del duo napoletano Golden Rain, richiama i suoni e trilli tipici delle notifiche di app e social.
Il tono spesso thriller di VAS permette al baratro verso cui tendono Matteo e Camilla di trascinarci rapidamente verso un punto di non ritorno in cui ansie, paure e dolori si incistano, aumentando se possibile una VAS già esasperata.
Eppure c’è una luce, una consapevolezza che il dolore vero è quello reale, che la sua finzione online è solo una disperata richiesta d’aiuto.
Dunque se insieme si può raggiungere il grado massimo della VAS, insieme la si può anche ripercorrere al contrario, magari uscendo al bar sotto casa, magari prendendo un treno per salvare un’amica da un tentativo di suicidio.
Magari guardandosi finalmente negli occhi attraverso il riflesso di una vetrina.
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