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IT: Welcome to Derry - Recensione: l'universo di King secondo HBO

Andy Muschietti ritorna sul celebre soggetto di Stephen King, questa volta con un passo televisivo che gli concede il tempo di esplorare Derry e i suoi personaggi, addirittura lasciando per un attimo in disparte la figura iconica di Pennywise 

Titolo originale: It: Welcome to Derry
Genere: Drammatico, Fantasy, Horror
Regia: Andy Muschietti
Showrunner: Jason Fuchs, Brad Caleb Kane
Cast: Jovan Adepo, James Remar, Matilda Lawler
Uscita Italia: 26 ottobre 2025
Durata: 480 minuti
Paese: USA
Distribuzione Italia: Sky Atlantic, NOW

IT: Welcome to Derry ci porta nella piccola cittadina di Derry, all’inizio degli anni '60. 

 

La prima inquadratura della serie è la luce di un proiettore, poi il controcampo: il faccione predicante di Robert Preston nel film Capobanda, poi il buio della sala.

 

L’incubo di IT: Welcome to Derry parte da qui, in una sorta di genesi simbolica di una storia che nasce dalla finzione, quindi dal mito, per giocare proprio all'interno di un celebre immaginario – non è un caso che la puntata si chiuderà in quella medesima sala, in un cruento epilogo che vedrà l’orrore uscire direttamente dallo schermo – pur saldamente intenzionati a creare qualcosa di nuovo.

 

[Trailer ufficiale di IT: Welcome to Derry]

 

 

Dal lontano romanzo di Stephen King nel 1986 le trasfigurazioni del pagliaccio più famoso dell’immaginario contemporaneo non sono poi così tante: una miniserie televisiva nel 1990 e due film nel 2017 e nel 2019.

 

A ogni modo si tratta comunque di un testo seminale e – anche se non direttamente – presente in numerosi piccoli epigoni, abitando come un fantasma il Cinema e la serialità di lì in avanti.

Tuttavia l’universo misterioso nascosto nelle pagine di IT ha ancora degli angoli bui da scoprire e forse nel tempo non ha trovato una rappresentazione che gli rendesse giustizia. Questa nuova serie targata HBO parte proprio da questo presupposto e, per ammissione dello stesso showrunner Andy Muschietti, scaturisce da quei brandelli non sviluppati che si possono rintracciare nel romanzo, piccoli indizi di una preistoria dell’universo creato da King.

 

Questo tipo di approccio, che quindi esula da un adattamento letterale e si muove più che altro su un territorio inedito, quello di "spin off prequel", consente di svincolarsi dalla materia più iconica del romanzo (tra l’altro, quella dalla resa più difficile) e godersi una certa libertà; inoltre la forma della serialità televisiva concede un passo tale da poter costruire lentamente il proprio universo narrativo, giocato più che altro sulle atmosfere e sull’ambiente piuttosto che su un unico personaggio, la cui onnipresenza nelle trasposizioni precedenti in qualche modo sviliva e cannibalizzava la matrice originale della storia.

 

IT è sempre stato qualcosa di più di un personaggio.

 

 

[IT: Welcome to Derry: Chris Chalk nel ruolo di Dick Hallorann]

 

 

Derry e Pennywise sono profondamente intrecciati e il confine tra personaggio e ambiente si fa sempre più labile.

 

Derry è una città costantemente trasfigurata, dagli angoli più privati come una cameretta da letto, fino ai non-luoghi più quotidiani, come un supermercato.

Tra le architetture sgangherate e le sembianze di Pennywise, ogni luogo di Derry è pronto ad assorbire e trasformarsi nel più vivido degli incubi.

Quest'intenzione estetica è rinsaldata dall'assenza di Pennywise, che attraversa queste prime puntate come una presenza tangibile ma rimossa, tradita soltanto dagli occhi gialli che spezzano il buio: una scelta che conferisce alla storia quella tensione dell’invisibile tipica del fuoricampo.

 

Il male è incarnato in un ambiente che terrorizza i giovani protagonisti e porta il segno di una corruzione morale in atto. Il mondo degli adulti è ormai corrotto e la prospettiva privilegiata da cui prende vita la storia, quella dei bambini, sembra l’unica con un briciolo di speranza.

 

D’altronde, sin dalla sua materia letteraria, IT non è altro che un bildungsroman sull’oscurità che si cela dietro la superficie lucida e ridente del perbenismo statunitense. 

 

 

[IT: Welcome to Derry: Clara Stack è Lilly Bainbridge]

 

 

L’orrore di IT: Welcome to Derry esplode in un violento e apprezzabile body horror, che oltre a rendere uno stile un po’ rétro, ne riporta anche gli stilemi, su tutti il tema della maternità è ricorrente: dal claustrofobico viaggio in auto della prima sequenza, al neonato infernale nella sala, fino al cruento parto splatter nella camera di Ronnie nella seconda puntata.

 

C’è una sorta di rapporto morboso tra genitori e figli, volto forse a problematizzare ulteriormente quella profonda distanza col mondo degli adulti.

Dopo queste prime tre puntate IT: Welcome to Derry sembra riuscire a reggere il fardello del nome che porta, con una resa atmosferica e un’attenzione alla costruzione dell’ambiente che funzionano.

 

Sebbene sia tutto abbastanza patinato e la scrittura indugi in molti frangenti, solleticando forse un eccesso di temi, le speranze per le prossime puntate sembrano ben riposte.

___

 

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