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Orfeo - Recensione: un sogno a occhi aperti su pellicola

Orfeo è l'esordio al lungometraggio di Virgilio Villoresi, un'opera di ingegno e artigianato, una love story che mescola il mito, il fantastico e la sperimentazione per dare vita a un sogno a occhi aperti su pellicola

Titolo originale: Orfeo
Genere: Drammatico, Fantasy
Regia: Virgilio Villoresi
Sceneggiatura: Alberto Fornari, Virgilio Villoresi 
Cast: Luca, Vergoni, Giulia Maenza, Aomi Muyock, Vinicio Marchioni 
Distribuzione: Double Line
Uscita Italia: 27 novembre 2025
Durata: 74 minuti
Paese: Italia 

 

Orfeo è il lungometraggio d'esordio dell'artista, regista e sceneggiatore Virgilio Villoresi: presentato fuori concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il film è tratto dal romanzo Poema a fumetti di Dino Buzzati, considerato il primo graphic novel italiano, e verrà distribuito nelle nostre sale dal 27 novembre a cura di Double Line

 

La pellicola, frutto di una gestazione di due anni e mezzo, è una perla rara che celebra il Cinema in tutte le sue forme mescolando citazioni celebri, linguaggi e tecniche cinematografiche che spaziano dal pre-Cinema alla stop motion, passando per l'uso di sperimentazioni artigianali, tecniche ottiche, found footage e l'utilizzo di pellicola 16mm.

 

Villoresi ha preferito al green screen dei veri fondali disegnati a mano e al posto di oggetti finti ha usato antichi cimeli scovati nei meandri dei mercatini vintage di cui è appassionato e collezionista, scegliendo di girare tutta la sua opera prima in un teatro di posa senza utilizzare il digitale.

 

Per questo Orfeo è un viaggio visivo ipnotico e visionario, curato nei minimi dettagli, capace di sorprendere a ogni fotogramma.

 

[Trailer ufficiale di Orfeo]

 

 

Orfeo è qualcosa a cui i nostri occhi non sono più abituati. 

 

In un’epoca in cui alla fatica si preferisce la comodità, il comfort, le scorciatoie e le strategie, dove ormai tantissime delle immagini che vediamo o dei testi che leggiamo sono post-prodotti, generati con l'intelligenza artificiale o creati ad hoc per vendere, questo film meraviglioso torna a farci sognare e a ricordarci cosa sia veramente la fantasia, quella realizzata con la fatica, la manualità, la pazienza, la precisione, ma anche con gli errori, l'esaurimento e la stanchezza. 

Soprattutto la piena soddisfazione di qualcosa di creato con le proprie mani, la propria testa, il proprio cuore e non da soli, ma in squadra. 

 

Ogni singola persona della troupe e del cast, come ha sottolineato anche il regista, è stata parte imprescindibile di un’opera collettiva, un’orchestra di talenti che ha dato forma a un sogno inizialmente personale e poi condiviso.

 

Dai costumi alle scenografie, dal trucco agli interpreti alle luci: in Orfeo si percepisce, come raramente accade, la collaborazione di tutti i reparti, dove il regista per primo monta le luci e sistema i fondali. 

 

 

[Orfeo: dettaglio di una parte di scenografia] 

 

 

Per realizzare un'opera di tale complessità e meraviglia non poteva che essere così.

 

Dentro Orfeo si può scorgere tutta la magica follia dell’autoproduzione, di un sognatore che riesce a trascinare altre persone nel suo sogno visionario, ma non è solo follia: prima del pubblico la troupe ha sicuramente visto in questo film e nel suo creatore una profonda conoscenza della Storia del Cinema, ma soprattutto un gigantesco amore per la Settima Arte, tanto per i suoi maestri quanto per gli autori dimenticati.

 

Orfeo è Georges Méliès, mago, inventore, padre dell’illusione cinematografica, è Fritz Lang, architetto dell’incubo moderno, è Jean Cocteau con il suo Orfeo sospeso tra sogno e morte ed è il surrealismo di Federico Fellini, è l'artigianalità di Jan Švankmajer, Guillermo del Toro e Tim Burton, creatori di mondi in un altrove magico e gotico, è Dario Argento con il suo horror barocco intriso di colore e musica. 

 

E Orfeo è anche Mario Bava, naturalmente, citato più volte in modo esplicito con il suo immaginario visivo, ma ci sono anche echi di Hayao Miyazaki e di Haruki Murakami. 

 

 

[Orfeo: Giulia Maenza è Eura] 

 

 

Più che un film, Orfeo è un artefatto, del tutto anti-commerciale, che si prende la libertà di non essere attuale, né alla moda, né strategico, ma di essere in piena libertà creativa semplicemente una storia, un atto artistico che spazia senza alcuna lungimiranza, reinventando il Cinema del passato e trasportandoci in una dimensione onirica capace di catapultarci in un abisso inconscio fatto di presenze, ombre, magie, voci, musica, porte chiuse e porte aperte. 

 

Il film di Virgilio Villoresi reinventa il mito di Orfeo rielaborando in forma cinematografica il romanzo grafico di Dino Buzzati. 

Orfeo è un ragazzo che fin da bambino immagina storie attorno a una villa abbandonata di fronte a casa sua: pianista solitario e visionario, durante una serata al Polypus - il locale dove suona - incrocia lo sguardo di Eura. 

Tra loro nasce un amore assoluto, ma lei cela un segreto e un giorno scompare, finché una sera Orfeo la vede entrare in una piccola porta proprio di fronte alla villa.

Da lì inizia un viaggio negli abissi della mente, descritto come un aldilà visionario abitato da creature come le Melusine, il Mago dei Boschi, parate di scheletri e la Giacca, un diavolo custode. 

 

Forse però è troppo tardi per salvare Eura perché, come sappiamo dal mito, lei appartiene a un altro mondo. 

 

 

[Orfeo: Luca Vergoni nella Stanza Bianca]

 

 

Dà un volto tormentato e sognante a Orfeo Luca Vergoni, che avevamo già visto ne La scuola cattolica nel ruolo di Angelo Izzo. 

 

La sua amata perduta, Eura, è la bravissima e magnetica Giulia Maenza, figura centrale del desiderio e della sparizione che muove tutta la narrazione. 

A completare il cast Aomi Muyock e l'enigmatico Vinicio Marchioni che incarna la figura dell’Uomo Verde, personaggio misterioso che guida e osserva il protagonista nel suo viaggio. 

 

Orfeo è un film realizzato con la dedizione di chi crede ancora nel potere delle storie e dell’immaginazione, che ci ricorda che l'impossibile non esiste, perché quando credi davvero ogni cosa è possibile (come diceva un altro grande mago, quello di Oz). 

 

L'amore è eterno e il Cinema e la letteratura sono gli strumenti più importanti attraverso cui l’uomo tenta, da sempre, di superare i confini del tempo e della morte.

____ 

 

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