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Trieste Science+Fiction Festival 2025 - 3 film da non perdere

Viaggi interdimensionali, spettri vendicativi e sanguinose vendette nel multiverso sono alla base dei film che più ci hanno colpiti all'ultima edizione del prestigioso festival di fantascienza 

Il Trieste Science+Fiction Festival, la più importante manifestazione italiana dedicata alla fantascienza nei diversi media, ha da poco concluso l'ultima edizione.

 

Attivo sin dal 2000 e organizzato dallo storico cineclub triestino La Cappella Underground, l'edizione 2025, sotto la guida del direttore artistico Alan Jones, ha presentato oltre 50 anteprime cinematografiche, raccogliendo circa 20000 presenze in sala e agli eventi speciali organizzati nella suggestiva cornice del Sci-Fi Dome, struttura dedicata ai panel allestita per l'occasione in Piazza della Borsa. 

 

L'edizione 2025 del Trieste Science+Fiction Festival ha visto come ospite d'eccezione il celebrato scrittore di fantascienza Ted Chiang, autore del racconto Storia della tua vita, che ha ispirato il film Arrival di Denis Villeneuve, e come presidente della giuria del Premio Asteroide il regista Gabriele Mainetti, autore di Lo chiamavano Jeeg RobotFreaks Out e del recente La città proibita.

 

 

[Lo scrittore statunitense Ted Chiang e il regista Gabriele Mainetti sono stati gli ospiti di punta del Trieste Science+Fiction Festival 2025]

 

 

In questa 25ª edizione del Trieste Science+Fiction Festival le giurie hanno premiato Redux Redux di Kevin e Matthew McManus (vincitore del Premio Asteroide e del Premio Wonderland) e Arco di Ugo Bienvenu (Menzione Speciale dell’Asteroide e Premio del Pubblico).

 

Il Méliès d’Argent per i lungometraggi è andato a The Shrinking Man di Jan Kounen, mentre il Méliès d’Argent per i corti ha premiato Animali di Marius Rolfsvåg.

Il Premio della Critica SNCCI è stato assegnato a Lesbian Space Princess di Emma Hough Hobbs e Leela Varghese, e il Premio CineLab Spazio Corto a The Other Lives di Nicolò Folin.

 

Anche noi di CineFacts abbiamo partecipato al Trieste Science+Fiction Festival e abbiamo scelto per voi tre titoli tra i più interessanti.

 

"Fatevi un favore" e recuperateli appena saranno disponibili, non ve ne pentirete! 

 

 

[Sam Riley in BULK, il nuovo film di Ben Wheatley presentato in prima italiana al Trieste Science+Fiction Festival 2025]

 

BULK

di Ben Wheatley (Regno Unito)

 

Tra tutti i registi più interessanti usciti dal Regno Unito dal 2000 a oggi, Ben Wheatley è uno dei più difficili da incasellare.

Sorto agli onori delle cronache con l'efferato Kill List, l'autore dell'Essex spesso assistito dalla compagna e sceneggiatrice Amy Jump si è destreggiato tra kolossal Made in Netflix (Rebecca), trip lisergici (I disertori), commedie nerissime (Killer in viaggio) e persino ambiziosi adattamenti (High Rise - La rivolta, tratto da Il condominio, profetico romanzo di James G. Ballard).

 

Reduce dal successo di Shark 2 - L'abisso, Wheatley presenta nel 2025 ben due titoli: l'action thriller Normal, presentato all'ultimo Toronto International Film Festival, e BULK (stilizzato in caps lock), col quale l'autore inglese dà sfoggio a tutta la propria sfrenata fantasia.

 

Estremamente difficile riassumere la trama di BULK, il film più a basso budget e sperimentale della carriera di Wheatley, ma ci proviamo: il giornalista Corey Harlan (Sam Riley) viene rapito dal minaccioso Karl Sessler (Noah Taylor) e condotto dalla misteriosa Aclima (Alexandra Maria Lara), che spedisce il nostro riluttante eroe in una missione interdimensionale alla ricerca dello scienziato Mark Monero (Anton Chambers), autore di un esperimento fallito nell'ambito della teoria delle stringhe.

Seguono caos multimensionale e avventure psichedeliche e completamente imprevedibili.

 

Immaginate il Wheatley de I disertori dirigere un episodio di Doctor Who sullo stile di Agente Lemmy Caution - Missione Alphaville di Jean-Luc Godard, ma con il budget di una spesa al discount: ecco a voi BULK, un film di piccoli mezzi ma di infinita inventiva, che trae il massimo da un cast composto da sole quattro persone (più la voce narrante di Bill Nighy) e sperimenta con i formati (il film è girato con iPhone, GoPro e su VHS), lasciando spazio al gusto artigianale di creazione di trucchi cinematografici tra Georges Méliès e Ray Harryhausen, tra prospettive forzate, miniature e trasparenti.

 

Il ritmo e la narrazione di BULK sono volutamente brutali: il film si svolge come un nastro di Moebius in un multiverso criptico dal quale uscire è apparentemente impossibile.

Lo spettatore non ha altra scelta che abbandonarsi totalmente nelle mani del regista, che lo immerge in un'atmosfera tech noir sempre in bilico tra rielaborazione metafilmica e autentico divertissement narrativo.

 

BULK è un film dalla libertà creativa sorprendente da parte di un autore che continua a fare Cinema senza abbandonarsi al cinismo del mercato, anche quando sembra compromesso; anzi, i geniali titoli di coda (autopubblicati dallo stesso regista sotto forma di fanzine) fungono quasi da guida al Cinema do-it-yourself, dunque come una chiave per accedere alle porte della massima libertà creativa, atto piratesco nei confronti delle best practice del Cinema mainstream.

 

Estremamente difficile da proporre al grande pubblico, BULK è un titolo che sembra nato per essere un midnight movie adorato da una cerchia ristretta ed esclusiva di fan.

 

 

[Una scena di Mag Mag, esordio alla regia di Yuriyan Retriever e folle parodia del genere j-horror, presentato al Trieste Science+Fiction Film Festival 2025]

 

MAG MAG

di Yuriyan Retriever (Giappone)

 

In Giappone arrivare al Cinema dalla stand-up comedy porta bene - basti pensare a un certo Beat Takeshi Kitano.

 

Per questo motivo l'attenzione verso Mag Mag, esordio alla regia della vulcanica Yuriyan Retriever, è inevitabilmente alta; soprattutto quando la talentuosa comica (già protagonista della serie Netflix The Queen of Villains e concorrente di America's Got Talent) sceglie come proprio progetto di esordio una parodia delJ-Horror, tra i generi più ammirati e riconoscibili del Cinema giapponese.

 

La Mag Mag del titolo (interpretata dalla stessa Retriever) è un'entità sovrannaturale che, quando si innamora della malcapitata vittima di turno, la perseguita fino a ucciderla succhiandole gli occhi dalla testa.

Sulle tracce del temibile spettro si mettono due donne: la prima smaniosa di vendicare il ragazzo di cui si è innamorata (o meglio, su cui si è ossessionata, arrivando a creare un "tempio" che ricorda l'inventiva di film come Blind Beast o Femina Ridens), la seconda decisa a salvare il figlioletto, rimasto vittima della maledizione di Mag Mag dopo che il fantasma ha ucciso il marito.

 

Fare una parodia lineare del J-Horror, con la semplice amplificazione all'assurdo degli elementi caratteristici del genere, avrebbe sicuramente rappresentato la strada più comoda per l'esordiente regista.

Invece Retriever decide di non limitarsi a ridicolizzare il genere, ma a rendergli contemporaneamente omaggio (come nel caso del cameo del leggendario regista di Ju-on Takashi Shimizu), usando il linguaggio del J-Horror per affrontare temi scottanti come il bullismo e la violenza domestica.

Il tutto condito da picchi di assurdismo e gag scatologiche degne di certo Cinema diSion Sono e Takashi Miike.

 

Come il genere che omaggia e schernisce, Mag Mag è strutturato in maniera episodica, secondo brevi blocchi narrativi tesi a culminare in un jump-scare talmente esagerato da far sorridere, soprattutto quando inserito in un contesto metacinematografico sempre sul punto di trasformarsi in consapevole presa per i fondelli, senza mai però scadere nell'esercizio futile a se stesso e, anzi, azzeccando un manipolo di sequenze memorabili che lasciano ben sperare sul prosieguo della carriera della regista, personalità radicale e assolutamente fuori dagli schemi.

 

Interessante sotto diversi punti di vista, Mag Mag si fa notare anche dal punto di vista produttivo: si tratta infatti del primo titolo della neonata K2 Pictures, fondata da Muneyuki Kii e già capace di arruolare lo stesso Takashi Miike e Hirokazu Kore'eda.

 

 

[Michaela McManus nella suggestiva scena iniziale di Redux Redux, diretto dai fratelli Kevin e Matthew McManus e presentato al Trieste Science+Fiction Festival 2025]

 

 

REDUX REDUX

di Kevin e Matthew McManus (USA)

 

Una donna nel deserto dà alle fiamme un uomo legato a una sedia: l'immagine, potentissima, fa già capire l'andazzo senza fronzoli di Redux Redux dei fratelli Kevin e Matthew McManus, film di fantascienza indipendente che non perde tempo a cercare l'impatto indelebile con lo spettatore.

 

Vincitore del Premio Asteroide del Trieste Science+Fiction Film Festival, Redux Redux segue da vicino le peregrinazioni multidimensionali di Irene (interpretata da Michaela McManus, sorella dei registi), una madre incapace di rinunciare al gusto della vendetta sull'uomo che ha ucciso la figlia.

Moderna Sarah Connor, armata di revolver e poco pratica cabina di trasporto per il multiverso, viaggia da una dimensione all'altra nella speranza di incontrare un mondo in cui la figlia sia ancora viva.

L'incontro con una giovane ragazza scappata di casa (Stella Marcus), nuova vittima designata del serial killer, sarà in grado di darle una nuova ragione di vita.

 

Thriller mozzafiato dal concept forse troppo grande per l'economia produttiva del film, Redux Redux ha l'enorme pregio di non stancare mai nei suoi 107 minuti di adrenalina, violenza e colpi di scena, merito anche della protagonista, eroina implacabile e dura come la roccia, capace di donare però al suo personaggio anche una dose di sensibilità disarmante.

I fratelli McManus sono bravi a non cadere nella trappola di complicarsi la vita da soli alla ricerca di arzigogolate spiegazioni scientifiche, prediligendo la storia e i personaggi alla plausibilità del viaggio multidimensionale, immergendo lo spettatore in medias res in questo curioso mix di Terminator e Ricomincio da capo.

 

Piccole note dolenti: il film si scollaccia leggermente nel terzo atto e un filo di cinismo in più non sarebbe guastato; dal punto di vista tecnico, invece, la fotografia e il colore del film cercano di mascherare la povertà di mezzi con filtri che finiscono per rendere Redux Redux poco impattante a livello visivo.

Ma sono minuzie in un'opera originale e serrata che emoziona e coinvolge dall'inizio alla fine, come dimostrato dalla conquista del Premio Asteroide, conferito dalla giuria presieduta da Gabriele Mainetti.

 

Buone notizie: il film sarà distribuito in Italia da Blue Swan

 

Speriamo di vederlo in qualche sala e non direttamente sulle piattaforme di streaming: il Cinema di genere indipendente ha dimostrato di poter dire la sua anche al botteghino, e manifestazioni come il Trieste Science+Fiction Festival sono fondamentali nel creare buzz e aspettativa per un pubblico affamato di originalità.

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CineFacts segue tantissimi festival, dal più piccolo al più grande, dal più istituzionale al più strano, per parlarvi sempre di nuovi film da scoprire, perché amiamo il Cinema in ogni sua forma e non potevamo mancare al Trieste Science+Fiction Festival!  

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