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Romería: diario sotto il sole - intervista a Carla Simón - Roma 2025

Romería è il terzo film di Carla Simón, che torna a raccontarci una storia dagli spunti autobiografici: abbiamo avuto la possibilità di intervistarla in occasione dell'omaggio a lei dedicato da Alice nelle Città, nel corso della Festa del Cinema di Roma 2025

Con Romería Carla Simón ha finalmente potuto chiudere una trilogia sulla propria infanzia. 

 

Dopo aver raccontato l'estate in cui ha cambiato famiglia venendo adottata dai propri zii con il suo sensazionale debutto Estate 1993 e una congiuntura difficile vissuta quella stessa famiglia con Alcarràs, Orso d'oro a Berlino 2022, l'autrice spagnola è passata a raccontarci il passaggio tra l'infanzia e l'età adulta con la sua terza opera.

 

Un passaggio avvenuto nell'estate del 2004, grazie a un incontro atteso diciott'anni con la famiglia paterna.

 

 

[Carla Simón ha presentatoRomeríaalla XXIII edizione di Alice nelle Città nel corso della Festa del Cinema di Roma 2025]

 

 

Romería racconta la storia di Marina - una nuova alter ego della regista - che si sposta dalla campagna catalana a Vigo, sulle sponde dell'oceano atlantico, per incontrare la famiglia di quel padre che non ha mai conosciuto e ottenere dei documenti che le permettano di ottenere una borsa di studio universitaria in Cinema. 

 

A guidarla ci sono il diario della madre e una serie di consapevolezze sul suo passato che verranno fortemente messe in dubbio dall'incontro con quei parenti sconosciuti.

In piena continuità con quanto narrato nelle sue opere precedenti, anche i genitori di Marina sono morti di AIDS e la protagonista dell'opera si porta dietro lo stesso carico di pregiudizi e dubbi che caratterizzano la piccola Frida di Estate 1993.

Ancora una volta il confine tra Carla Simón e le protagoniste dei suoi film si assottiglia fino a scomparire: Romería è l'ultima testimonianza del Cinema-ricordo della regista.

 

Un ricordo, mai come in quest'opera, mediato e contraddetto da prospettive esterne.  

Uno sforzo di memoria condensato in pochi giorni, che si fa a sua volta diario - grazie a una suddivisione interna in capitoli - ma anche sogno e immaginazione, quando la protagonista si immerge totalmente nella rievocazione della gioventù dei genitori sfogliando le pagine scritte da sua madre, così utili per scavare nella propria identità perduta. 

 

Come suggerisce anche il titolo, che allude al tradizionale viaggio mistico spagnolo verso un santuario, Romería è un autentico viaggio alla scoperta delle proprie origini e di quelle radici che troppo presto sono state recise.  

Un viaggio narrato con il solito tono limpido e caloroso, distantissimo dai moti della rabbia e della frustrazione che una storia simile potrebbe celare. 

 

Abbiamo potuto vedere Romería in anteprima e intervistare la regista in occasione della Festa del Cinema di Roma 2025: a Carla Simón è stata dedicata una retrospettiva dalla sezione autonoma Alice nelle Città e, inoltre, le è stato conferito il Womenlands Excellence Award per lo straordinario contributo artistico e culturale. 

 

 

[Ancora una volta l'ingresso in una nuova famiglia e la riscoperta della propria identità sono i temi fondanti di Romería]

 

 

Jacopo Gramegna 

Tutti i tuoi film sono per definizione film estivi.

Questa volta è cambiato il paesaggio in cui hai scelto di immergerci, sei passata dalla campagna di Estate 1993 e Alcarràs al mare di Romería, ma ne hai preservato l'ambientazione estiva: perché pensi che l'estate sia così importante per le tue storie?

Ritieni che in qualche misura sia la migliore stagione per mantenere vivi i nostri ricordi?

 

Carla Simón 

[ride, ndr] Sì, probabilmente è così per via delle cose che sono accadute nella mia famiglia nel corso delle varie estati.

I bambini non vanno a scuola, così tutti devono adattarsi al loro stile di vita. Le persone vanno in vacanza e le famiglie passano più tempo insieme, così sono naturalmente portata a pensare che tante cose interessanti accadano in estate.

Inoltre, tutti i miei film - incluso Romería - sono caratterizzati da tematiche molto pesanti e mi piace il contrasto tra la lucentezza e la leggerezza dell'estate e la difficoltà delle mie storie.

Mi piace che ci sia sempre un po' di luce ad animarle.

 

JG 

La peculiarità di Romería è quella di coinvolgere allo stesso tempo i tuoi ricordi e quelli delle persone che ti circondano.

Il diario di tua madre, le registrazioni video e i ricordi dei tuoi parenti assumono un ruolo fondamentale, anche se a volte contraddittorio: in un Cinema tanto personale quanto il tuo qual è il ruolo della memoria degli altri nel tuo processo creativo?

 

Carla Simón 

Sono elementi cruciali perché mi danno la possibilità di scrivere altri personaggi. 

Parlo molto con la mia famiglia per capire i loro punti di vista e allargare i miei personaggi. Tutto questo mi aiuta a essere un po' più oggettiva nel mio racconto, pur conservando la consapevolezza che i ricordi siano molto soggettivi e selettivi.

Il punto di vista di ognuno, così come le loro esperienze e le loro emozioni, sulla stessa materia è diverso. Io lo so bene e me ne servo.

 

Diversamente potrei fare affidamento solo del mio punto di vista sulle storie e rischierei di risultare monodimensionale.

 

 

[Romería ci presenta il notevole debutto di Llúcia Garcia, impegnata in un doppio ruolo]

 

 

JG 

Come si trova l'attrice perfetta per una storia così personale? Cosa ti ha colpito di Llúcia Garcia?

 

Carla Simón 

C'è voluto un lunghissimo percorso per trovare l'attrice che cercavamo.

In questo film avevamo bisogno di un'attrice che interpretasse i due ruoli richiesti da Romería: una donna che potesse essere madre, ma anche figlia. C'erano persone adatte a essere una cosa o l'altra, ma nessuna che potesse essere entrambe.

 

Abbiamo visionato oltre 300 ragazze ma abbiamo trovato Llúcia per strada: stava tornando da un meeting di boyscout, l'abbiamo notata e invitata a venire al casting.

Ricordo chiaramente di aver avuto la sensazione di essere in qualche modo davanti allo stesso tipo di adolescente che ero io; si trattava di una ragazza che poteva vivere il viaggio del film nello stesso modo in cui l'ho vissuto io, guidata più dalla curiosità che dalla rabbia.

Volevo che fosse curiosa del suo percorso e che preservasse una certa innocenza ma che allo stesso tempo avesse la forza per interpretare una madre.

Ha dovuto imparare tante cose, non aveva mai recitato, ma credo sia riuscita a entrare nei personaggi perché era davvero vicina a loro.

 

JG 

Mi piacerebbe chiudere esplorando proprio la tua relazione con la maternità.

I tuoi film raccontano il tuo essere una figlia con delle ferite; in Romería si percepisce però anche un passaggio alla prospettiva materna, che già ci avevi mostrato nel cortometraggio Letter to my mother for my son: come convivono in te queste due tematiche identitarie? 

 

Carla Simón 

Nei miei primi tre lungometraggi mi esprimo dalla prospettiva di una figlia.

Assumo la prospettiva delle nuove generazioni, ma credo che questo stia per cambiare proprio per via della mia maternità.

Sono stata improvvisamente travolta da molte emozioni nuove, che ancora non sento di essere riuscita a trasferire pienamente nei miei film.

 

Forse nel cortometraggio che citavi un po' ci sono riuscita, perché avevo da poco dato alla luce una nuova vita, ma anche in Romería mi sono sforzata di guardare ai miei genitori come degli esseri umani, non attraverso la loro genitorialità.

Credo che questa mia condizione possa ormai condizionare tutto ciò che scriverò da questo momento in poi: si sono aggiunte delle nuove prospettive alla mia vita e sono sicura che da queste prospettive assumerò una nuova distanza dalle mie storie.

 

Ora sono parte di quella generazione intermedia che ho fino a questo momento raccontato con uno sguardo da bambina e da adolescente.

___ 

 

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