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La vita va così - Recensione: questa terra è di chi resta - Roma 2025

Riccardo Milani apre in Grand Public la XX edizione della Festa del Cinema di Roma con un film nobile e appassionato, ma che inciampa in dialoghi artificiosi e risvolti prevedibili: dal 23 ottobre al cinema 

Titolo originale: La vita va così
Genere: Commedia, Drammatico
Regia: Riccardo Milani
Sceneggiatura: Riccardo Milani, Michele Astori
Cast: Virginia Raffaele, Aldo Baglio, Diego Abatantuono 
Uscita Italia: 23 ottobre 2025
Durata: 118 minuti
Paese: Italia
Distribuzione Italia: Piper Film, Medusa

La vita va così ha aperto la XX edizione della Festa del Cinema di Roma, portando sul grande schermo la vicenda di un pastore che si rifiuta di cedere alle lusinghe dei potenti in nome di qualcosa di più importante del denaro. 

 

Una storia di ingiustizie sociali e terre da salvare, tematiche care al regista Riccardo Milani che torna a collaborare con lo sceneggiatore Michele Astori dopo il successo di Un mondo a parte.

 

Ambientato in Sardegna, La vita va così presenta un cast di nomi importanti: Virginia Raffaele, Aldo Baglio, Diego Abatantuono, Geppi Cucciari e Giuseppe Ignazio Loi; quest’ultimo vero pastore sardo di 84 anni alla sua prima apparizione cinematografica.

 

[Trailer ufficiale de La vita va così]

 

 

Alle soglie del nuovo millennio, su una costa incontaminata della Sardegna del sud, Efisio Mulas (Giuseppe Ignazio Loi), pastore solitario e custode di un tempo che sembra non esistere più, difende con ostinazione la sua terra dai progetti di Giacomo (Diego Abatantuono), potente imprenditore deciso a trasformarla in un resort di lusso.

 

Mariano (Aldo Baglio), capo cantiere stakanovista e senza legami, cerca di convincerlo a vendere, mentre Francesca, la figlia di Efisio interpretata da Virginia Raffaele, si trova sospesa tra l’attaccamento alle proprie radici e l’urgenza di cambiamento che attraversa il paese.

Quando la disputa approda in tribunale, a dirimerla è Giovanna (Geppi Cucciari), giudice originaria di quei luoghi.

Mentre la comunità guarda con speranza al futuro e accusa il vecchio pastore di essere d’intralcio al progresso, il rifiuto di Efisio resta l’unica voce a difesa di identità e territorio.

 

Fin dalle prime scene La vita va così costruisce il proprio ritmo su una costante contrapposizione: da un lato la vita lenta e semplice di un piccolo paese dove non accade mai nulla, dall’altro la frenesia della metropoli milanese, dove sorgono nuovi grattacieli e falliscono industrie da un giorno all’altro.

 

Una cena di Capodanno a base di pomodori secchi diventa l’antitesi di un banchetto sfarzoso nella villa degli investitori; così come in città i cancelli si aprono al passaggio degli amministratori delegati, in campagna le recinzioni chiudono i passaggi per il pascolo, raccontando con estrema chiarezza il divario tra questi due mondi. 

 

 

[La vita va così: Mariano (Aldo Baglio) a capo di una folla di cittadini in una scena del film]

 

 

A ricordare al pubblico che La vita va così sono gli stessi protagonisti del film, attraverso vent’anni di storia scandita da eventi epocali: dall’introduzione dell’Euro all’elezione di Papa Benedetto XVI, che - come osserva profeticamente Mariano - "Ha la faccia di uno che si dimette"

 

Ne La vita va così a scontrarsi non sono solo le immagini ma anche i significati: gli abitanti del paese intravedono nel progetto del resort di lusso nuove opportunità di occupazione e di profitto - senza pensare alle conseguenze di quello che oggi chiameremmo overtourism - al contrario dell’inamovibile Efisio, consapevole che la promessa di lavoro è solo un ricatto e che la terra non si vende, perché è di tutti.

Il personaggio di Efisio Mulas incarna dunque un simbolo di resistenza politica, silenziosa ma ostinata; una lotta contro un capitalismo spietato che porta ricchezza ma senza equità, promosso da chi si riempie la bocca di parole come “ecosostenibilità” e “edilizia green” e non si fa scrupoli a spazzare via con una colata di cemento tutto ciò che lo separa dal profitto.

 

Il principale difetto de La vita va così è che l’intreccio ha dei risvolti a dir poco prevedibili e per non risultare banale finisce per omettere.

Sul finale inoltre, la pellicola si dilunga inutilmente e alcuni personaggi si perdono in scene eccessivamente didascaliche e inutilmente verbose. Le interazioni tra Raffaele e Cucciari sembrano, a mio parere, venute fuori da un breviario di frasi fatte, mentre la recitazione di Raffaele risulta impostata e sopra le righe.

 

La vita va così rimane, in mia opinione, un film simpatico, tenero e divertente ma con una struttura debole: un’apertura tiepida per la XX edizione della Festa del Cinema di Roma.

____ 

 

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