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Good Boy è la storia di Indy, un Nova Scotia Duck Tolling Retriever che si trasferisce insieme al suo padrone Todd nella fattoria di famiglia.
Una volta arrivati, Indy inizia a percepire la presenza di entità malevole che infestano questa vecchia casa di campagna e, non potendo avvertire il suo padrone, cerca di affrontare questi demoni prima che possano fargli del male.
La particolarità di Good Boy sta nel fatto che Indy non rappresenta solo il filo conduttore della vicenda, ma ne è vero protagonista attivo: lo spettatore, infatti, assiste al film esclusivamente dal punto di vista del cane, che come ricorda il regista, appartiene a una specie animale che da secoli protegge l’uomo da pericoli invisibili.
"Tutti quelli che hanno avuto un cane si sono chiesti perché quest’ultimo abbai dal nulla nel cuore della notte, o semplicemente rimanga a fissare un angolo vuoto.
Come persone non possiamo fare a meno di pensare al peggio; quindi, volevo immaginare cosa potrebbe significare per un cane entrare in una casa stregata con i suoi sensi unici".
A rimarcare il fatto che sia il cane il vero protagonista di Good Boy, Todd e gli altri personaggi non vengono mai inquadrati in volto; in scena si vedono solo le gambe delle sedie e i tappeti, gli arredamenti tipici di una casetta di campagna e il cane che se ne va in giro per le stanze.
Nelle note di regia Ben Leonberg dichiara che "i migliori film sono nati dalle limitazioni" e spiega che in molte pellicole, soprattutto negli horror, si escogitano espedienti narrativi eccezionali per poter far fronte al problema di un budget limitato.
Per Leonberg circoscrivere Good Boy al punto di vista del cane ha significato poter realizzare la pellicola in un lasso di tempo maggiore rispetto alla norma e dedicare quindi più attenzione alla buona riuscita delle riprese, approfittando soprattutto della possibilità di avere Indy a disposizione in ogni momento, dato che l'animale è il vero cane del regista e di sua moglie Kari.
[Trailer ufficiale di Good Boy]
Valentino Ciotoli
Nel tuo film il protagonista è un cane e noi spettatori vediamo l’intera storia dal suo punto di vista.
Quest’impostazione visiva mi ha molto ricordato i cartoni animati che guardavo da bambino, come Tom & Jerry o Garfield, dove tutto viene mostrato dalla prospettiva degli animali e gli umani sono in scena solo dalle ginocchia in giù.
Penso che questo crei un contrasto molto interessante, visto che come spettatori siamo abituati ad associare i personaggi animaleschi a storie umoristiche e divertenti, mentre questo si rivela essere un film horror: questo contrasto è qualcosa che hai ricercato fin dall’inizio o si è concretizzato durante la realizzazione della pellicola?
Ben Leonberg
Abbiamo sempre abbracciato l’idea di seguire uno stile di ripresa che si concentrasse sul piano visivo di Indy; non volevamo invece mostrare molto degli esseri umani.
Questa è stata sia una scelta pratica che creativa.
A livello creativo volevamo ancorare il più possibile la storia alla prospettiva di Indy: non appena abbiamo trovato il modo di lavorare con Indy per ottenere una sua interpretazione, abbiamo deciso di puntare tutto sul fatto che sarebbe stato l’unico personaggio con un punto di vista.
Ogni inquadratura sarebbe stata su di lui o dal suo punto di vista, con una sola eccezione verso la fine del film.
E poi, nella pratica, il vantaggio di tutto questo è che ci ha permesso di recitare con Indy.
Poter essere lì con lui ha reso tutto molto più accurato: le battute che vengono pronunciate dai personaggi sono state aggiunte successivamente con l’ADR, After Dialogue Replacement.
Quando in scena si vede Todd, quello in realtà sono io, le mie mani, le mie gambe; a volte c’è anche Kari.
Kari interpreta anche il vicino di casa e entrambi abbiamo interpretato le forze soprannaturali disseminate nel film.
Poiché Indy ci conosce e ci vuole bene, abbiamo potuto girare scene in cui si vede realmente amore e affetto; questo ci ha permesso anche di essere in scena con lui, in modo da poterlo guidare e dargli le giuste indicazioni per costruire il film attorno a lui.
[Good Boy: il regista Ben Leonberg e Indy sul set]
VC
C'è una battuta pronunciata da Vera, la sorella di Todd, che mi ha davvero colpito.
Lei dice: “Loro erano sempre sorridenti, anche quando stavano morendo dentro”, riferito alla generazione di loro nonno.
Il padrone del cane, in Good Boy continua a vomitare sangue, sintomo che qualcosa lo stia consumando dall’interno; poi abbiamo le ombre, i demoni che si nascondono nell’oscurità e gli incubi del subconscio.
Credo che tutto questo abbia anche qualcosa a che fare con la salute mentale: in che modo il film può fornirci una chiave di lettura per comprendere i mostri che tutti noi ci portiamo dentro?
Ben Leonberg
Volevamo assolutamente giocare con l’ambiguità della realtà e forse anche con il modo sovrannaturale di osservarla.
È vero, come dicono i personaggi del film che i cani vengono utilizzati in alcuni contesti clinici per diagnosticare tumori, epilessia o altre patologie, ma nel film noi non sappiamo esattamente cosa stia percependo il cane.
Qual è per lui la differenza tra una patologia necrotica come il cancro e le ombre o le altre forze maligne che si vedono nel film? Possiamo supporre che per lui siano la stessa cosa.
E poi penso che il film riguardi molto il rapporto che hanno le persone con i cani, visto che il protagonista è, in un certo senso, qualcuno che ha abbandonato il mondo esterno e scelto un cane come suo unico sistema di supporto.
Non vuole neanche parlare con sua sorella, vuole solo stare con questo cane che lo amerà incondizionatamente, qualunque cosa accada.
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