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La trama
Him narra le vicende di Cameron Cade (Tyriq Withers), un giovane quarterback, stella promessa del football.
Un giorno tutto cambia: un improvviso trauma cranico sembra interrompere bruscamente la sua ascesa. In suo aiuto sovviene il leggendario Isaiah White (Marlon Wayans), ex campione osannato e amato da tutti, che lo ospita nel suo tempio ovvero la sua privatissima palestra personale, lontana da tutto e da tutti.
Isaiah White, che dapprima sembra ospitale dispensando consigli brillanti a Cameron, rivela la sua natura crudele.
[Trailer ufficiale di Him]
Nello sport conta solo il successo
Il film parte con presupposti tematici interessanti, come il voler evidenziare e criticare il mondo dello sport e di come gestisce gli atleti, che spesso vengono visti come veri e propri strumenti utili per il successo spersonalizzandoli, un mondo fatto di padroni e schiavi ove anche allo spettatore, al fan numero uno, non importa della salute dell’atleta, poiché immediatamente pronto a cambiare fazione per un qualunque motivo.
In Him sembra inoltre esserci anche l’intenzione di una critica un po’ più velata ove atleti non bianchi subiscono trattamenti diversi rispetto a quelli neri.
Peccato, però, che tutto questo rimanga estremamente teorico, mentre il film prende a cibarsi di aspetti che alla lunga scocciano, come il voler a tutti i costi creare delle visual accattivanti, dimenticando il resto.
Per quanto riguarda il piano meramente estetico, infatti, le immagini sono appetibili e interessanti, salvo poi lasciare spazio a scene che richiamano alle classiche pubblicità che troviamo sui social e sul web.
Tipping stesso ha ammesso (fieramente) di aver voluto questa cosa e di essersi ispirato in particolar modo agli spot sportivi, ma a mio avviso ciò che ne risulta è un disastro visivo in cui il film sembra forzatamente e inutilmente intervallato da spazi pubblicitari.
[Una scena di Him]
Due protagonisti che si sbilanciano a vicenda
Him parte presentando Cameron Cade, ossessionato dal mondo sportivo, che farebbe di tutto pur di raggiungere la gloria, essere il GOAT: la tragedia cambia il suo modo di vedere le cose ma Isaiah White, con il suo invito, gli dà una nuova speranza.
I presupposti per un’evoluzione del protagonista ci sono tutti, ma sembrano non essere messi in atto, portando avanti un personaggio che ha poco appeal, impassibile anche di fronte ad avvenimenti bizzarri, ai quali si ritrova ad assistere spesso attivamente.
Non si può dire lo stesso, invece, del carismatico White, che ne esce vincitore grazie all’interpretazione di Marlon Wayans, bilanciando momenti seriosi e momenti folli, intrisi di una bizzarra comicità.
Il problema fondamentale a mio avviso è che i due in scena non stanno bene insieme, soprattutto quando vi sono molti dialoghi poiché Marlon Wayans con la sua esperienza non fa altro che evidenziare l’inesperienza di Tyriq Withers.
Him non sembra sapere dove voglia andare a parare dal punto di vista narrativo: mentre succedono cose al limite dell’assurdo, un piattissimo Cameron accetta qualsiasi cosa Isaiah gli propini, all’apparenza facendosi problemi che non si concretizzano; non importa quanto Isaiah peggiori di scena in scena: Cameron è lì, immobile e fermo a lanciare sguardi mentre l’altro si cimenta nei suoi deliri d’onnipotenza.
Oltre a ciò non mancano escamotage narrativi che ho torvato banali, come quello di eliminare completamente la tecnologia e dunque la possibilità che il protagonista possa rapportarsi con l’esterno.
Iconoclastia debole e dimenticabile
I richiami alla cristianità o comunque i riferimenti a cristianesimo/cattolicesimo non solo risultano scontati già dal nome del film, ma sfociano in immagini estremamente didascaliche e al limite, per niente interpretabili e piuttosto ovvie, fino al finale inutilmente eccessivo e decontestualizzato.
Una curiosità bizzarra è che questo film doveva inizialmente chiamarsi GOAT, che avrebbe rimandato sia all’essere il migliore di tutti i tempi sia alla figura demoniaca che spesso viene rappresentata da vari animali, tra cui le capre.
Il nome Him, fin troppo esplicito, rende il tutto ancora più debole, accanto a una divisione in atti non propriamente solida.
Persino i nomi degli atti sono espliciti! Insomma, un didascalismo estremamente pigro che alla lunga mi ha annoiata.
Tirando le somme
Partito con ottime premesse Him secondo me fallisce completamente nelle intenzioni, mettendo in scena estremismi che spesso e volentieri sono confusi, distaccati dal contesto e che danno luce a quello che è definibile come un disastro.
Nemmeno le visual, a volte davvero accattivanti, riescono a salvare questo lavoro che ha senza dubbio spirito, ma anche tanta confusione nella sua applicazione.
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