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Material Love - Recensione: Love, Money and the City

Un po’ commedia, un po’ dramma, un po’ romantico, un po’ performativo; un film che si ferma al godibile e che sa solo ciò che non è: un erede all’altezza di Past Lives

Material Love è il secondo film scritto e diretto da Celine Song, che appena due anni fa ha esordito dietro la macchina da presa con il delizioso Past Lives, storia delicata e sofferta di un triangolo amoroso profondo e candidamente affrontato, che ha portato all'autrice una nomination ai Premi Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale e al film quella come Miglior Film.

 

Si sa che un esordio brillante è un’arma a doppio taglio per ogni autore, alzando l’asticella delle aspettative sul secondo attesissimo lavoro. 

Material Love non ha deluso le mie aspettative come film in sé, ma sicuramente lo ha fatto come secondo lavoro di una penna così apprezzata come quella di Celine Song.

 

Past Lives e Material Love non hanno nulla in comune, se non la presenza di tre attori protagonisti e le scelte registiche sempre molto curate e fotograficamente apprezzabili. 

 

[Il trailer ufficiale di Material Love]

 

 

Lucy (Dakota Johnson) è una rampante trentenne newyorkese single che lavora come combina-coppie, matchmaker in originale, ovvero aiuta donne ormai sfiduciate ma con un buon portafoglio a trovare l’amore della vita.

 

L'obiettivo è il matrimonio: in bianco, pieno di fiori e damigelle in tinta unita pronte a sostenere la sposa come delle novelle cavaliere della tavola rotonda, rigorosamente ornata di tovaglia di pizzo, cristalli e argenteria. 

Durante il matrimonio di una delle sue clienti, Lucy conosce Harry (Pedro Pascal), facoltoso e affascinante fratello single dello sposo. Mentre i due conversano al tavolo scelto per loro – il “tavolo dei single” – Lucy incontra e saluta affettuosamente John (Chris Evans), suo ex-fidanzato impiegato come cameriere nel catering del matrimonio.

 

Fin qui Material Love potrebbe essere la più classica delle commedie romantiche: lei, lui, l’altro, un vecchio amore perduto per questioni di sopraggiunta incompatibilità e un nuovo avvenente pretendente che mette sul piatto un sogno da cifre da capogiro.

 

Eppure, non lo è.  

 

 

[Dakota Johnson è Lucy in Material Love]  

 

 

I am a material girl

 

Siamo tutti un po’ cresciuti con le commedie anni ’90, in cui i matrimoni la facevano da padroni come culmine romantico delle varie storie, da Quattro matrimoni e un funerale a Il matrimonio del mio migliore amico; se Material Love fosse ambientato negli anni ’90 non ci sarebbe alcun problema.

 

Ma il film è ambientato ai giorni nostri ed è qui che gli occhi strizzano di perplessità riguardo a ciò che ci viene mostrato. 

Davvero il mondo è ancora così?

Perché io, trentaduenne del 2025, non riesco a percepire come plausibile nessuna delle situazioni che il film mi mostra? È una questione di latitudine, di mia incapacità a mantenere la sospensione dell’incredulità oppure di portafoglio? 

Tutto il discorso dentro cui Material Love si muove mi fa optare per la terza opzione. 

 

La nostra è una generazione troppo povera, e impoverita, per percepire come reale un mondo che ci sembrava molto più comune negli anni ’90, figli degli yuppie e speculatori anni ’80, non ancora padri delle bolle finanziarie e dei disastri degli anni ’00. 

 

Ciò che mi fa storcere il naso ancora di più è che quella che viene mostrata non è la vita di un milionario – tolto magari il personaggio di Harry – ma quella di coetanei che pretendono di essere come noi, nella nostra stessa drammatica situazione di precariato e incertezza, ma nei quali non ci si riesce a riconoscere neanche lontanamente. 

 

 

[Material Love: Pedro Pascal è Harry, l'affascinante milionario che Lucy frequenta nonostante l'iniziale riluttanza]

 

 

Lucy è una materialista e non è un segreto, visto anche il titolo originale Materialists, che nella nostra sempre viva abitudine italiana all’eccesso didascalico abbiamo reso come Material Love senza nemmeno tentare un’azzardata traduzione. 

 

Lucy cerca l’amore, ma un amore che abbia anche un bel portafoglio. Insomma, il principe e non il povero.

Ciò che però non quadra è come un discorso così materialista ma quantomeno cinicamente onesto vada di pari passo alla stima continua del “valore” di donne e uomini secondo metri di valutazioni discutibili – altezza, anni, forma fisica, colore dei capelli, forma del viso e via discorrendo – ma soprattutto all’analisi verbosa e sfibrante di cosa sia veramente l’amore e di come lo si possa trovare provvidenzialmente unito a un ottimo conto in banca.

 

Lucy non è Amy March, sorella minore di Piccole donne, che ha sempre avuto come obiettivo quello di sposare un uomo ricco, viste le ristrettezze economiche in cui era cresciuta insieme alle sorelle anche per motivi legati alla Guerra Civile Americana. 

Amy è ben consapevole che ai suoi tempi la liberazione di una donna, priva di poter far valere i propri talenti e metterli a frutto lavorativamente, passava anche dalla disponibilità economica fornita da un buon matrimonio.

Un punto di vista differente da quello delle sorelle Jo e Meg, l’una indipendente e l’altra sposa povera per amore, ma non meno femminista per l’epoca.

Amy è una materialista, ma con un criterio.

 

Material Love ci mostra invece discorsi sull’amore un tanto al chilo e su come possa piegarsi alle voglie materiali.

Emblematico è il discorso che Lucy fa a Charlotte, la sposa dell’inizio, per risolvere un momento di incertezza pre-nuziale: il tuo futuro marito ti fa sentire valorizzata perché è migliore del marito di tua sorella, è più alto e bello, più ricco e di successo quindi, anche se non sei convinta di voler diventare una sposa, fallo ugualmente perché non te ne pentirai.

 

Certi discorsi non mi avrebbero disturbato se sentiti in Pretty Woman, ma non certo in Material Love, una storia contemporanea che ha la pretesa di disquisire su amore e capitalismo senza però trovare una quadra; specialmente dalla stessa autrice che ha trattato in maniera così delicata e tenera un triangolo amoroso nella sua opera precedente. 

 

   

[Di Past Lives Celine Song conserva in Material Love la delicatezza della messa in scena, visivamente molto accattivante] 

 

 

The boy with the cold hard cash isn’t always Mister Right

 

Divisa tra Harry, che ha iniziato a frequentare, e John, al quale si è riavvicinata, Lucy deve anche affrontare una profonda crisi personale legata al lavoro: una delle sue clienti storiche, Sophie (Zoë Winters), è stata violentata al primo appuntamento da Mark, match trovatole proprio da Lucy, e ha denunciato la Adore, l’azienda di matchmaking per cui Lucy lavora.

 

Il dramma in Material Love si innesta così introducendo l’incognita sul banco: come poter sapere se il candidato ideale - bella casa, bel conto in banca, attributi fisici richiesti e ottima istruzione - sia allo stesso tempo una brava persona? 

Non si può.

Perché tutte quelle qualità che danno “valore” non servono assolutamente a niente se non supportate da un essere umano integerrimo e in quel caso non ci sono soldi o altezza che tengano. Anzi, questi sono spesso usati come scudo per poter compiere ogni possibile sopruso. 

 

Mentre la crisi per via della vicenda di Sophie continua, Lucy si trova a mettere in discussione anche la propria frequentazione con Harry: il fascinoso milionario è perfetto, come continua a ripetergli lei, ma l’amore non scatta. 

Così, il giorno prima della partenza per l’Islanda, viaggio dei sogni per Lucy, e dopo aver trovato un anello di fidanzamento nella valigia di Harry, la ragazza decide di troncare quello che sin dall’inizio considerava un ottimo investimento ma che, improvvisamente, non è più importante perché l’amore non si è palesato.

 

Verrebbe da dire che il senso della vita sta tutto qui: amore o benessere? Fa’ la tua scelta, ma non cercare di convincerci che è possibile trovare entrambi con una facilità disarmante e che sia soprattutto possibile per tutti: la lotteria è tale perché solo con un’infinitesimale probabilità sarà vinta da qualcuno.

 

 

[Material Love: il personaggio di Sophie interpretato da Zoë Winters avrebbe a mio avviso meritato un approfondimento maggiore]

 

 

Perché Material Love cerca di convincerci che l’obiettivo dell’essere umano sia sempre quello di trovare la relazione più vantaggiosa tralasciando dal discorso per parecchio tempo il coinvolgimento dei sentimenti? 

 

Ho come l’impressione che Celine Song abbia voluto mettere troppa carne al fuoco in discorsi esistenziali sull'amore e la stabilità economica, tentando di razionalizzare quella che è molto più spesso una disequazione che un’equazione, con una quantità di incognite e variabili che non si possono contare. 

Ecco che la stessa Lucy torna all’origine, a John, scoprendo che lo ama ancora nonostante l’avesse lasciato perché troppo povero e lei, neanche a dirlo, troppo materialista.

E glielo ripete ancora: non sa se potrà accettare di mangiare in ristoranti di merda per tutta la vita pur di tornare con lui, che ama però immensamente. 

 

Una fine scontata che cozza col titolo e il suo Material Love.

 

Qui, oltre ad avere gli occhi a fessura, scuoto anche la testa: può esserci una dichiarazione d’amore così maleducata e cinica? L’essere inesorabilmente devastati emotivamente da arrivare a dire certe cose alla persona che si sta dicendo di amare è forse parte del DNA dei Millennial oppure, semplicemente, sto osservando il comportamento spocchioso di un personaggio, quello di Lucy, che non riesco a capire? 

 

 

[Material Love: Lucy finirà per sposare il suo John, interpretato da Chris Evans. E va bene così!]  

 

 

If I was a rich girl

 

Material Love, come già detto, ha tutti gli elementi classici del caso: Lucy è una donna indipendente con un buono stipendio; John è al verde, non ha un lavoro fisso, è un attore mancato e a 37 anni vive ancora con due coinquilini. 

 

Sullo sfondo una New York vitale e colorata che sembra uscita dalla sceneggiatura (e anche dai tempi) di Sex and the City, senza però la caustica ironia che ha fatto la fortuna della serie. 

 

Lucy è una Carrie Bradshaw wannabe senza considerare affatto che la New York in cui si muove non è più quella di Carrie Bradshaw né la New York patinata e irraggiungibile de Il diavolo veste Prada: il mondo è ormai andato in un’altra direzione.

 

 

[In Material Love l'estetica di Lucy è costruita a metà tra Carrie Bradshaw di Sex and the City e Andy Sachs de Il diavolo veste Prada, volendo attingere forse a entrambi i personaggi senza però riuscirci fino in fondo]

 

 

Material Love è un ibrido che, a mio parere, funziona solo come intrattenimento.

 

Andrebbe bene così se non avesse delle pretese più alte nei nostri confronti, ovvero quelle di sollevare un dibattito sull’amore del terzo millennio, in bilico tra sentimento e stabilità economica. 

Material Love non è una commedia, non guizza in nessun momento, non approfondisce affatto la parte drammatica legata alla violenza sessuale subita da Sophie, non rivolge uno sguardo critico a nulla: si perde piuttosto in discorsi che lasciano il tempo che trovano, disquisizioni astratte scollate da ciò che ci viene mostrato. 

 

Oltre all’intrattenimento, Material Love mi lascia due riflessioni: la certezza insofferente che Lucy vorrebbe una vita al di sopra delle proprie possibilità economiche e il dubbio di aver sbagliato sala durante la scena iniziale d’ambientazione preistorica, di cui comprendo la poetica romantica metaforica, ma molto meno il senso.

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