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A House of Dynamite - Recensione: siamo pronti a esplodere

Il ritorno di Kathryn Bigelow a distanza di otto anni da Detroit è un thriller politico che attraverso lo scoppio di un'ipotetica guerra nucleare analizza la natura suicida dell'uomo moderno

A House of Dynamite è il nuovo film diretto da Kathryn Bigelow, distribuito da Netflix, con protagonisti Rebecca Ferguson e Idris Elbain concorso alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia.

 

Un conto alla rovescia scandisce il passare dei secondi.

Il timer è l’oggetto dell’attenzione di decine di persone dentro una sala. Primi piani inquadrano visi rigati di lacrime.

 

Schermi digitali mostrano un’unica, apocalittica immagine in movimento: l’icona di un missile nucleare che come punto d’arrivo ha Chicago. 

 

[Il trailer di A House of Dynamite]

 

 

Kathryn Bigelow, al ritorno al Cinema dopo otto anni da Detroit, prende di mira il cuore degli Stati Uniti mostrando la fragilità emotiva dei volti del potere.

 

Per farlo seziona i punti di vista del racconto secondo tre prospettive diverse, con l’obiettivo di indagare come il nostro ruolo sociale condizioni inevitabilmente quello morale. A House of Dynamite non è solamente un thriller politico girato con la nevrosi di un dramma da camera, ma anche una riflessione sul nostro presente governato da tensioni politiche pronte a esplodere. 

 

La paura per l’”atomica” non è più un retaggio novecentesco figlio della Guerra Fredda, bensì è una diretta discendente della famosa pistola in scena che prima o poi sparerà, per parafrasare Cechov.

 

Ecco che la casa di dinamite che dà il titolo al film è semplicemente una costruzione che mattone per mattone stiamo contribuendo a edificare senza pensare a una reale conseguenza diretta di queste azioni.

La corsa agli armamenti (difensivi/pacifisti?) appare intangibile, finalizzata alla sola deterrenza; nel momento in cui però la minaccia diventa reale emerge l'inadeguatezza di un sistema militare che ha comunque come epicentro sempre e solo la coscienza. 

 

Bigelow insiste perciò nel mostrare il lato umano delle persone ai vertici della piramide decisionale, insistendo sul dramma privato che non può non riflettersi nella sfera pubblica, creando un ulteriore tensione narrativa. Ad aggravare ulteriormente la precarietà di questo sistema è l’incertezza dovuta alla falsificazione delle immagini.

 

Durante A House of Dynamite il dubbio serpeggia tra le persone chiamate in causa per prendere una decisione sul missile nucleare: e se fosse solamente un errore del sistema? Un’immagine falsa segnalata dai radar volta a creare un'escalation militare globale?

 

 

[A House of Dynamite prende in esame il ruolo di diverse figure militari all'interno dell'esercito statunitense]

 

 

L’indagine per scoprire la realtà viene messa in scena con un meccanismo narrativo che potrebbe ricordare Rashomon, ma i punti di vista differenti aggiungono solo ulteriore caos nel sapere dello spettatore creando uno spaesamento informativo che è figlio dell’accumulo di notizie in cui siamo immersi quotidianamente.

 

Così è la ricerca della verità in A House of Dynamite il motore di una crescente tensione che raggiunge l’apice alla fine di ognuna delle tre prospettive messe in scena senza però, coerentemente con l’idea alla base del film, fornire certezze. 

Sono 18 i minuti che separano l’impatto tra il missile nucleare e la città di Chicago, un lasso di tempo che Bigelow dilata facendo sentire tutto il peso della mancanza di organizzazione politica e militare. 

 

Al di là del thriller, A House of Dynamite è un film che piega a sé le regole del Cinema, mostrando con impietosa sicurezza la natura dinamitarda e suicida dell’uomo.

_____

 

CineFacts segue tantissimi festival, dal più piccolo al più grande, dal più istituzionale al più strano, per parlarvi sempre di nuovi film da scoprire, perché amiamo il Cinema in ogni sua forma: non potevamo dunque mancare l'appuntamento con la Mostra di Venezia! 

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