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The Testament of Ann Lee è il nuovo film di Mona Fastvold, scritto di consueto con il compagno di lavoro e di vita Brady Corbet e con Amanda Seyfried nel ruolo del titolo, la predicatrice inglese che ha diffuso negli Stati Uniti la setta quacchera degli shakers.
A un anno esatto di distanza da The Brutalist, Fatsvold e Corbet tornano a Venezia per raccontare ancora di pellegrinaggio e ricerca di un'utopia.
[Amanda Seyfried al photocall di The Testament of Ann Lee - ph. Aleksander Kalka©]
La giovane Ann Lee (Amanda Seyfried) cresce nella Manchester del Settecento come umile lavoratrice di una fabbrica tessile, prima di trovare un senso di comunione nella setta degli shakers, branca del quaccherismo caratterizzata dalle danze incontrollabili dei propri adepti, a simboleggiare la trascendenza e l'estasi dell'incontro con Dio.
Sposata con il carpentiere Abraham (Christopher Abbott), Ann affronta una serie di gravidanze che si concludono tutte con la morte del bambino, convincendo la donna di essere stata punita per i peccati della carne e di essere promessa sposa di Cristo stesso.
Insieme al marito e a un gruppo di fedeli adepti - tra cui l'orgoglioso Brother William (Lewis Pullman) e Mary (Thomasin McKenzie, anche narratrice) che vedono in lei una Madre spirituale, Ann parte per lo stato di New York alla ricerca di una casa per la sua famiglia di sorelle e fratelli, ma come spesso accade nei film di Fastvold e Corbet, gli Stati Uniti non si dimostreranno così accoglienti come Ann pensava.
The Testament of Ann Lee è un febbricitante musical religioso, realizzato da un'autrice che insieme al compagno sta definendo un'estetica ben precisa, fatta di rigore geometrico e scatti di incontrollabile frenesia passionale.
Daniel Blumberg, di nuovo alle musiche, calibra l'incidere epico di The Brutalist con una rielaborazione in chiave musical di diversi autentici inni shaker.
Mona Fastvold compie un importante passo in avanti nella propria abilità di messa in scena, soprattutto se mettiamo a confronto la grandiosità di The Testament of Ann Lee con il rigore e la freddezza accademica di The World to Come.
Il film è meticolosamente ricercato, con una cura straordinaria nella resa degli ambienti e dei costumi, grazie al grande lavoro di Letícia Bartos, che ricorda la precisione nella ricostruzione del Cinema di Robert Eggers.
L'estetica da folk horror, d'altronde, è palpabile per tutto il film, urlato e interpretato come fosse un'opera di Andrzej Zulawski dallo sguardo, però, al femminile.
Maternità e rapporto col corpo sono infatti le chiavi attraverso le quali Fastvold ci fa accedere al mistero spirituale della mistica Ann Lee, ma troviamo anche tracce di The Brutalist nella concezione strutturale e distruttiva della creazione.
Ann Lee come László Tóth è un'architetta: se in The Brutalist il personaggio di Adrien Brody erigeva una cappella come monito di una minaccia ineluttabile, Mother Ann costruisce un rifugio spirituale per il proprio popolo, una casa che è anche tempio di sfogo estatico, in un contrasto affascinante tra rigore geometrico (anche della messa in scena) e cinesi corporea inarrestabile.
[La regista Mona Fastvold al photocall di The Testament of Ann Lee - ph. Aleksander Kalka©]
Nella sua visceralità e urgenza The Testament of Ann Lee non è sicuramente un'opera che lascia indifferenti, grazie alle splendidi immagini catturate in pellicola 70mm da William Rexer, ma l'impatto iniziale lascia presto spazio alla ripetizione ossessiva di canti e balli rituali, la cui eccessività, invece che colpire, porta a mio avviso alla stanchezza.
Il film, infatti, sembra a volte navigare da una danza all'altra, come fosse un atto performativo più che un'opera di fiction.
Rimane l'interpretazione trascendente di un'attrice brava e sottoimpiegata come Amanda Seyfried, che dona anima e corpo al ruolo che vale una carriera.
Anche quando The Testament of Ann Lee diventa troppo denso o verboso la presenza di Seyfried illumina la scena, riuscendo comunque a coinvolgere lo spettatore, credibile com'è nel ruolo di guida spirituale della comunità e del film stesso.
Il resto del cast di the Testament of Ann Lee l'ho trovato in parte, soprattutto i sempre bravi Christopher Abbott e Thomasin McKenzie, ma brilla in particolare la performance di Lewis Pullman nel ruolo di Brother William.
Grandioso tanto nei suoi pregi quanto nei suoi difetti, The Testament of Ann Lee è un film che sicuramente attirerà l'attenzione, anche solo per la magnetica presenza di Amanda Seyfried e l'ambiziosa maestria di Mona Fastvold.
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