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Il mago del Cremlino - Recensione: i fantasmi della Russia

Olivier Assayas adatta con maestria il romanzo di Giuliano da Empoli, dipingendo la seduzione del Potere e le sue conseguenze etiche con l'aiuto di un Paul Dano in stato di grazia

Il mago del Cremlino è il nuovo film del celebrato autore francese Olivier Assayas.

 

Adattamento del romanzo omonimo di Giuliano da Empoli, il film ci porta nel cuore oscuro della Russia post-sovietica raccontando l'ascesa di Vladimir Putin (Jude Law) vista dagli occhi del suo spin doctor (Paul Dano). 

 

Aiutato da un esperto in materia come l'autore di Limonov, Emmanuel Carrère, Assayas mette in scena un fine thriller politico che attraversa un ventennio di Storia russa, sospesa tra il sogno di un futuro di libertà e la realtà di un Potere ineluttabile.  

 

[Una clip tratta da Il mago del Cremlino]

 

 

Mosca, 2022.

Uno studioso statunitense dello scrittore Evgenij Ivanovič Zamjatin (Jeffrey Wright) entra in contatto tramite social media con Vadim Baranov (Paul Dano), ex-politico in ritiro, che racconta al curioso visitatore la sua storia. 

 

Mosca, 1992.

Il Muro è caduto e così l'Unione Sovietica.

Il giovane Vadim, teatrante d'avanguardia dall'acuta intelligenza e sapiente osservatore dei tempi, è uno dei tanti sognatori di una Russia finalmente aperta alle opportunità.

Ben presto in Vadim la seduzione dell'Arte lascia posto a quella del Potere e il giovane entra nelle grazie dei businessmen Dimitry Sidorov (Tom Sturridge) e Boris Berezovsky (Will Keen). 

 

Vadim impara a manipolare la verità per professione, dapprima come produttore di reality show e poi come eminenza grigia di Boris Eltsin, di cui presto comprende l'inaffidabilità come guida del popolo russo.

Insieme a Berezovsky, Vadim individua nell'ex funzionario del KGB Vladimir Putin (Jude Law), il candidato ideale; una volta diventato presidente Putin si rivelerà difficile da manipolare, costringendo Berezovsky all'esilio e facendo di Vadim il proprio assistente. 

 

Combattuto tra la propria infinita ambizione, il timore verso lo "Tsar" Putin e l'amore per Ksenia (Alicia Vikander), Vadim conoscerà sulla propria pelle i limiti del controllo e le conseguenze delle sue scelte.

 

 

[Jude Law e Paul Dano in una scena de Il mago del Cremlino]
 

 

C'è qualcosa nel Cinema di Assayas che ha a che fare con i fantasmi.

 

Personal Shopper è solo l'esempio più letterale, ma possiamo trovare spettri un po' ovunque nei suoi film: il fantasma del virtuale in Demonlover, il fantasma dell'utopia giovanile in L'eau froide, il fantasma del Cinema stesso in Irma Vep e ne Il mago del Cremlino il fantasma di un futuro irrealizzato, secondo il concetto di hauntology tanto caro a Mark Fisher.

 

D'altronde gli stessi narratori de Il mago del Cremlino sono fantasmi, personaggi fittizi che ci raccontano una storia reale.

Il Vadim Baranov di Paul Dano è ispirato alla figura di Vladislav Surkov, braccio destro di Putin fino alla sua esclusione dal gabinetto nel 2020, mentre lo studioso di Zamjatin (l'autore di Noi, romanzo che ha ispirato anche 1984 di George Orwell), interpretato da Jeffrey Wright, ha funzione di confessionale per Vadim, spinto dall'urgenza di narrare, per una volta, i fatti come sono senza manipolarli. 

 

Nella ghost story di Assayas la Russia diventa la "casa stregata", luogo infestato da un passato (quello dell'Unione Sovietica) che continua a presentare il conto a un futuro che non riesce a esprimersi libero.

Incapace di catturare questo fantasma, Vadim diventa il suo strumento e alchimista, "Il mago del Cremlino" del titolo.

 

Paul Dano è l'interprete perfetto per Vadim: costantemente calmo e controllato, l'attore riesce a mantenere un'aura di estrema confidenza e, allo stesso tempo, celato terrore per la miccia che ha contribuito ad accendere e che, ora che non può più spegnere l'incendio, è costretto a circoscrivere, illuso momentaneamente di poterlo controllare.

Per Vadim l'intera Russia è un teatro d'avanguardia di cui essere regista e autore insieme e i suoi attori, il popolo, dei corpi da disporre a piacimento, più che da rendere protagonisti della scena.

 

Se a Dano viene chiesto di umanizzare l'infallibile Vadim, l'uomo che vede nel futuro ma è incapace di vivere il presente, il resto del cast de Il mago del Cremlino ha il compito di non far cadere il film nella farsa caricaturale: Jude Law si cala con coraggio in uno dei suoi ruoli più difficili, confermandosi interprete abile e maturo e creando un ponte ideale con un'altra figura di potere, lo Young Pope di Paolo Sorrentino.

 

 

[Paul Dano è Il mago del Cremlino nel nuovo film di Olivier Assayas]

 

Il cast de Il mago del Cremlino vede brillare i propri interpreti, vanno in particolare menzionate le prove di Will Keen, al quale viene chiesto di interpretare una figura autenticamente tragica perché autrice della sua stessa caduta, e di Alicia Vikander, palliativo al nichilismo di Vadim e unica ancora dell'uomo al presente. 

 

Se Il mago del Cremlino non spreca un minuto dei 156 di durata il merito è anche di una sceneggiatura a orologeria, alla quale Olivier Assayas ha collaborato insieme allo scrittore Emmanuel Carrère, anche protagonista di un cameo, il cui Eduard Limonov ormai quasi più appartenente alla leggenda letteraria che a quella del reale appare nel film come capo del Partito Nazional Bolscevico. 

Carrère e Assayas trasformano la complessità del romanzo "a chiave" di Giuliano da Empoli in quella che a mio avviso è una sceneggiatura adulta e intelligente, che restituisce i temi cari a entrambi gli autori: il racconto biografico come fabbrica di miti per il primo, il fallimento della rivoluzione e la manipolazione invisibile per il secondo. 

 

Yorick Le Saux contribuisce all'estetica de Il mago del Cremlino, fatta di spazi gelidi come la Russia (anche se il film è girato in Lettonia) così come l'anima di chi la plasma, come gli interni di una casa stregata.

 

L'ennesimo prezioso tassello nel lavoro mirabile di un Maestro del Cinema. 

____ 

 

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1 commento

Claudio Serena

24 giorni fa

Secondo me un punto di forza del film è la narrazione imparziale. Quello che viene raccontato può avere un diverso impatto in base agli occhi di chi guarda.
Chi disprezza Putin troverà gli elementi che lo hanno portato a disprezzarlo. Allo stesso tempo chi lo ama troverà quelle caratteristiche che glielo fanno amare.

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