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Father Mother Sister Brother - Recensione: casa è dove è il cuore - Leone d'oro 2025

L'atteso ritorno alla regia di Jim Jarmusch lo vede nuovamente alle prese con il film antologico, in un toccante ritratto degli affetti e dei rapporti familiari

Father Mother Sister Brother è l'atteso (e gradito) ritorno alla regia di Jim Jarmusch, guru del Cinema indipendente statunitense, che si cimenta nuovamente con un film a epidodi dal cast corale comprendente Adam Driver, Tom Waits, Cate Blanchett, Charlotte Rampling, Vicky Krieps, Indya Moore e Luka Sabbat.

 

Co-produzione tra Stati Uniti, Irlanda e Francia, Father Mother Sister Brother è stato presentato in concorso all'82ª Mostra del Cinema di Venezia e vede Jarmusch tornare a parlare di legami familiari a vent'anni da Broken Flowers, scegliendo nuovamente la struttura a episodi "dislocati" per il mondo (come già in Taxisti di notte), ambientati nel New Jersey, a Dublino e a Parigi. 

 

Ogni episodio di Father Mother Sister Brother fa riferimento a una delle figure familiari del titolo. 

 

 

[Il trailer di Father Mother Sister Brother]

 

 

In Father una coppia di fratello e sorella (Adam Driver e Mayim Bialik) si reca a far visita al padre vedovo (Tom Waits) nella sua casa di campagna di un nevoso New Jersey.

 

In Mother due sorelle molto diverse tra loro, la scapestrata Lilith (Vicky Krieps) e la goffa Timothea (Cate Blanchett) si recano nella casa "di bambola" della madre (Charlotte Rampling), scrittrice di romanzi rosa.

In Sister Brother Skye (Indya Moore) e Billy (Luka Sabbat) si recano a Parigi nell'appartamento dismesso dei genitori recentemente morti in un incidente aereo, per recuperare i loro ultimi ricordi. 

 

I tre episodi di Father Mother Sister Brother, pur accomunati dallo stile calmo e riflessivo della messa in scena, rappresentano tre situazioni diverse tra loro, in cui il registro passa dall'ironico del primo episodio, sostenuto dalla bravura e dalla voce inconfondibilmente "randagia" di Tom Waits, al tenero del secondo, dove il gesto di tenersi per mano di due sorelle è più che sufficiente a colmare il cuore di una madre inevitabilmente non più così presente nelle loro vite, fino allo struggente del terzo, in cui l'amore reciproco tra sorella e fratello costruisce una rete di salvataggio ed elaborazione del lutto. 

 

I tre episodi, però, presentano tutti dei tratti in comune: i continui riferimenti all'acqua e alla sua importanza, le inquadrature dall'alto di té e caffé - richiamo esplicito a un'altra antologia di Jarmusch, Coffee and Cigarettes - la presenza di gruppi di giovani skater impegnati in evoluzione che vengono trasformate in poesia da un semplice ralenti.

 

 

[Luka Sabbat e Indya Moore in una scena di Father Mother Sister Brother]

 

Dopo la per me deludente horror comedy I morti non muoiono, che riusciva solo molto debolmente a veicolare la funebre riflessione di Jarmusch su quel "sad and beautiful world" destinato a una fine ingloriosa, con Father Mother Sister Brother Jarmusch torna alla poesia del più riuscito Paterson, legandola a una riflessione sulla fragilità e, allo stesso tempo, solidità dei legami familiari. 

 

Il cast di Father Mother Sister Brother si dimostra perfettamente in linea con la sceneggiatura ridotta all'osso di Jarmusch, un mosaico di botta e risposta al rallentatore che crea un anti-tempo in pieno contrasto con la frenesia dei nostri giorni (l'unico, effettivo, momento di "tensione" vede Charlotte Rampling agitarsi per la presenza di uno smartphone a tavola).

Tra un episodio e l'altro Jarmusch si regala anche fiammate impressioniste di immagini che diventano forme e colore, assistito al lavoro dietro la macchina da presa dai veterani Frederick Elmes e Yorick Le Saux, nonché dalle sue stesse musiche, delle "schitarrate" che somigliano a pennellate di colore su una tela immaginaria. 

 

In Father Mother Sister Brother anche le inquadrature sono minime ed essenziali, eppure sono capaci di svelare un mondo e di connettere storie e personaggi disseminati in tutto il mondo, legandoli all'universale sentimento di comunione familiare. 

I personaggi si incontrano, si siedono, si parlano: il Cinema di Jarmusch rende le loro interazioni astratte, quasi "innaturali", eppure invita ogni spettatore a riconoscersi in esse.

 

Non manca, in tanta tenerezza, la coolness tipica di Jarmusch a partire dalla scelta di inserire in colonna sonora Spooky di Dustin Springfield, rivisitata da Anika,co-autrice delle musiche insieme a Jarmusch.  

A chiudere il film è però un altro pezzo: la struggente These Days di Nico, brano nostalgico e rivolto a un passato che finalmente si accetta di mettere alle spalle.

 

"These days I seem to think a lot  

About the things that I forgot to do"

"In questi giorni mi capita spesso di pensare  

alle cose che ho dimenticato di fare".

 

Una chiusura malinconica gestita con tatto da un Maestro uguale a nessun altro, che regala uno dei film più inaspettatamente commoventi di Venezia 2025. 

____ 

 

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1 commento

Giacomo Camilli

6 mesi fa

Caro Lovisato può essere questo Leone d'oro interpretato come un un premio alla carriera? Non rischia di finire surclassato dall'attenzione giustamente ricevuta dal film sulla bambina uccisa a Gaza?

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