Articoli
#articoli
Kneecap è un film che va ascoltato prima ancora che guardato.
Scritto e diretto da Rich Peppiatt, che aveva già collaborato con i Kneecap per il video del loro singolo Guilty Conscience, il film è la storia “vera” della nascita del trio hip-hop di West Belfast, ma anche la storia di un’intera generazione e di una battaglia che continua ancora oggi per il riconoscimento dell’autonomia culturale – laddove non ancora quella politica – del Nord dell’Irlanda.
[Il trailer di Kneecap]
Naoise Ó Cairealláin e Liam Óg Ó Hannaidh sono due ragazzi di Belfast appartenenti alla cosiddetta ceasefire generation, ovvero i nati negli anni ’90 durante i processi di pacificazione nel Nord dell’Irlanda che posero fine ai Troubles, come comunemente viene chiamato il conflitto che si svolse a partire dagli anni ’60.
Vivono nel quartiere di lingua irlandese e hanno una storia politica alle spalle, soprattutto Naoise: il padre Arlo (Michael Fassbender) era un provo, un membro dell’IRA che per sfuggire alla cattura ha finto la propria morte.
Pur consci della finzione, la moglie Dolores (Simone Kirby) e il figlio Naoise vivono tra sconforto e disagio sociale, emarginati per il loro passato e ancora perseguitati dalle autorità britanniche.
Naoise e Liam sono come tanti ragazzi di periferia, si arrabattano come possono in giornate passate nell’indolenza tra sesso, droga e rap.
“Avete sentito parlare di trauma intergenerazionale?
La nostra storia è diventata la nostra biologia. Il trauma dei nostri antenati si è inserito nel nostro DNA.
Disturbo da stress post traumatico.
I disordini? Io ho disordini!”.
[Tra le attività consuete di Naoise e Liam c'è quella di prendere a freccette una foto di Margaret Thatcher]
JJ Ó Dochartaigh è un pacifico insegnante di una scuola in lingua irlandese; la compagna Caitlin (Fionnuala Flaherty) è un’attivista per la campagna per l’Irish Language Act, un provvedimento per riconoscere l’irlandese come lingua ufficiale del Nord dell’Irlanda.
JJ viene chiamato in commissariato come interprete: Liam, arrestato dalla detective Ellis (Josie Walker), si rifiuta di interloquire in inglese scatenando la furia della poliziotta unionista.
È in questa prima occasione – ispirata a un episodio accaduto realmente a Naoise Ó Cairealláin – che JJ scopre la bravura di Liam nello scrivere canzoni, appuntate su un taccuino giallo e firmate “Mo Chara”, ovvero “amico mio” in irlandese.
JJ, Liam e Naoise si ritrovano così in un polveroso garage a registrare, in preda ai fumi di varie sostanze, le prime tracce del progetto che saranno poi i Kneecap.
[JJ, Naoise e Liam tra droghe, musica e hurling (uno dei tre sport gaelici) in Kneecap]
Kneecap, Made in Belfast
Bisogna organizzare le prime esibizioni e scegliere un nome: cosa rappresenta meglio Belfast se non Kneecap?
Kneecap è la rotula e kneecapping era la pratica paramilitare di colpire alle ginocchia usata durante i Troubles, ma anche una tecnica di “giustizia di vigilanza”, ovvero le forme autogestite di controllo e prevenzione del crimine molto comuni durante i periodi di tensione; potrebbe ricordare il nostro termine italiano “gambizzare”.
Kneecap è però anche un gioco di parole con ní cheapaim, irlandese per “non credo”, che suona come kneecap him, cioè “colpiscilo alle ginocchia”: un uso satirico e risignificante che è espressione di un preciso momento storico e della sua rivitalizzazione da parte di una generazione più giovane.
JJ è però un rispettabile insegnante di scuola, non può farsi vedere insieme a Naoise e Liam: ecco dunque che nasce “DJ Próvaí”, che si esibisce con un passamontagna sul volto.
Anche il balaclava, simbolo delle proteste e dei Troubles, viene caricato di ulteriore significato: riporta i colori della bandiera irlandese e quindi di una rivendicazione culturale centrale.
[I Kneecap al loro primo grande concerto]
La lingua infatti è la chiave di tutto.
Si stima che nella Repubblica d’Irlanda i parlanti del gaeilge - comunemente noto come gaelico irlandese ma più correttamente irlandese - siano circa ottantamila, di cui seimila solo nel Nord dell’Irlanda.
Se la Repubblica irlandese ha potuto legiferare liberamente in termini di ufficializzazione della lingua a livello costituzionale, così non è per il Nord dell’Irlanda, appartenente ancora al Regno Unito e dunque sotto una legislazione differente.
La rivitalizzazione delle lingue cosiddette minoritarie o regionali è spesso una delle istanze fondamentali dei processi di autonomia o indipendenza.
L’hip-hop irlandese dei Kneecap non solo si inserisce nel discorso, ma se ne fa parte integrante e uno dei principali promotori anche verso le nuove generazioni, senza che si passi necessariamente attraverso l’istituzione scolastica. Unendosi poi al racconto delle difficoltà, delle paure e delle istanze di una generazione intera, quello dei Kneecap diventa un messaggio in cui tanti possono riconoscersi.
La lingua si fa anche scontro generazionale, tra padri che hanno vissuto un conflitto e figli che ne hanno dovuto raccogliere i cocci: ciò è riassunto perfettamente dal personaggio di Arlo, un ottimo Michael Fassbender che sedici anni dopo il potente Hunger di Steve McQueen, in cui ha dato corpo e voce a Bobby Sands, attivista repubblicano morto dopo uno sciopero della fame, torna in un film che in maniera singolare ne è un po’ la continuazione, quasi una seconda parte.
[Naoise e il padre Arlo, un ruolo perfetto per Michael Fassbender]
Cosa è rimasto?
“Tu non parli irlandese. Potrai conoscere le parole ma non capisci la lingua.
È la luce che ci guiderà alla libertà”.
Queste sono le parole di Arlo al figlio Naoise, mentre ne contesta la condotta libertina apparentemente non devota alla causa.
Dal suo canto Naoise non comprende come il padre, un tempo così agguerrito, si sia ritirato a una vita quasi ascetica da insegnante di yoga, rinunciando di fatto alla lotta, sia essa incarnata anche in una battaglia legale a seguito del suo arresto.
“Come chiami un membro dell'IRA che è diventato un istruttore di yoga?
Bobby Sandals”.
La battuta di scherno di Naoise contro il padre Arlo fa ancora più ridere ripensando che, come detto, è stato proprio Fassbender a interpretare Bobby Sands nel film del 2008.
Irlanda del Nord (Northern Ireland) o Nord dell’Irlanda (North of Ireland)?
Anche queste sottigliezze sono politica e hanno due significati diversi: i Kneecap parlano infatti di Nord dell’Irlanda e non di Irlanda del Nord, che è la dicitura amministrativa ufficiale.
“Se mischi verde e arancione ottieni il marrone. A nessuno piace il marrone.”, dice la detective Ellis alla nipote Georgia (Jessica Reynolds), che ha scoperto frequentare Liam: lei, unionista convinta, non può accettare tali miscugli tra una protestante e un feniano, cioè un cattolico.
Anche il termine “feniano” viene acquisito, risignificato e rivendicato, dai Kneecap ma non soltanto, come simbolo identitario.
[Liam, vestito di verde "feniano", è inseguito da un gruppo di orangisti, gli unionisti protestanti fedeli al Regno Unito]
Saoirse don Phalaistín
Rap, hip-hop, street art.
Ogni mezzo artistico può diventare uno strumento di affermazione politica e sociale: i murales di Belfast, come già quelli famosissimi sui muri di Derry – città simbolo degli scontri negli anni ’80 e ’90 – raccontano storie accomunate tra loro dalla ricerca della liberazione.
“Ho un compito per voi: voglio che stasera guardiate alla TV il film western americano, ma voglio che lo guardiate dal punto di vista degli indiani”, dice Arlo ai piccoli Naoise e Liam.
Guardare dal punto di vista degli indiani vuol dire guardare la questione dal punto di vista degli occupati, dei colonizzati, degli oppressi, dei subalterni, che siano irlandesi o, guardando ai giorni nostri, palestinesi.
Kneecap non sarebbe probabilmente arrivato in Italia se non legato a doppio filo con l’attualità e con il posizionamento chiaro ed esplicito del trio sul genocidio in corso a Gaza.
I Kneecap sono infatti tra i più importanti e agguerriti sostenitori della causa palestinese e ciò gli ha portato non pochi guai, in patria e non solo.
[Uno dei tanti murales di Belfast che testimonia la vicinanza del popolo irlandese a quello palestinese]
Voglio però partire dall’inizio.
Dal 1948 la Palestina è sotto occupazione, una condizione che gli irlandesi e in particolare i nordirlandesi conoscono molto bene.
I fatti del 7 ottobre 2023 hanno solo dato un pretesto ulteriore all’entità Israele per inasprire un genocidio in atto da decenni.
La devastazione di Gaza ne è la prova, l’uccisione in massa di giornalisti e personale sanitario ne è la conferma.
Durante un concerto all’O2 Forum di Kentish Town a Londra nel novembre 2024, Liam “Mo Chara” ha esposto la bandiera di Hezbollah, organizzazione islamista e antisionista libanese con frange estremiste.
Il gesto si inscrive perfettamente nelle dimostrazioni provocatorie che i Kneecap portano avanti da anni, ma è costato al rapper l’accusa di terrorismo nel maggio 2025 a seguito del Terrorism Act 2006 e un’azione legale che lo ha già visto comparire in aula per ben due volte.
Per discutere di cosa siano Hamas e Hezbollah e di quanto l’occhio occidentale non riesca a (o non voglia) leggerne le complessità non è questa la sede: rimando solamente ai discorsi, alle interviste e agli articoli di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati.
Una voce preziosa, preparata e che noi tutte e tutti dovremmo proteggere dalle accuse e dagli attacchi che non hanno risparmiato nemmeno una figura dalla caratura morale, prima che istituzionale, come la sua.
Nel giugno 2025 i Kneecap hanno partecipato al Glastonbury Festival, nonostante l’invito agli organizzatori da parte del Primo Ministro Britannico Keir Starmer a cancellare la loro partecipazione.
I Kneecap si sono dunque esibiti, ma BBC non ha mandato in onda la loro esibizione, continuando un posizionamento censorio internazionale che ha toccato tanti artisti in diverse manifestazioni musicali e culturali.
[I Kneecap davanti alla Corte di Westminster per la prima udienza contro Liam "Mo Chara" il 18 giugno 2025]
Contro questo impegno allarmante, che non vede come priorità il porsi contro un genocidio, ma censurare gli artisti che ne parlano, proprio i Kneecap insieme ai connazionali del sud Fontaines D.C., ai Massive Attack e a Brian Eno hanno costituito un sindacato a sostegno degli artisti che hanno subito intimidazioni a causa delle proprie posizioni pro-Palestina.
Rimanendo al solo Regno Unito, di cui i Kneecap sono cittadini, è di questi giorni l’inasprimento dell’applicazione del Terrorism Act 2006, che ha visto numerosi arresti di semplici cittadini contrari al genocidio, in particolare contro chiunque abbia espresso parole di supporto a Palestine Action, un’associazione nata nel 2020 che nel luglio 2025 è stata proscritta dal governo britannico come associazione terroristica a seguito di un atto dimostrativo di vandalismo.
Secondo questa legge sono stati arrestati e poi rilasciati, per citarne solo alcuni, il ministro battista James Grote e lo sceneggiatore Paul Laverty, collaboratore di lunga data della pietra miliare del Cinema civile Ken Loach.
Ma se questa situazione non fosse già paradossale, eccone un altro tassello.
Un’altra famosissima irlandese, la scrittrice Sally Rooney, autrice di bestseller come Persone normali e Parlarne tra amici, rischia l’accusa di terrorismo per aver apertamente dichiarato il proprio sostegno a Palestine Action, sostegno anche economico attraverso i ricavati dei diritti d’autore delle proprie opere vendute nel Regno Unito.
Già anni fa si era espressa a favore della Palestina negando la vendita dei diritti di traduzione dei propri libri in Israele, sfruttando con coscienza la propria voce.
[Lo sceneggiatore Paul Laverty con indosso una t-shirt di Palestine Action, motivo per il quale è stato arrestato il 25 agosto 2025 dalla polizia scozzese]
Tutto questo per dire cosa?
Che anche se ci occupiamo di Arte, Musica o Cinema non siamo esterni al mondo, anzi: proprio perché ci occupiamo di Arte, Musica o Cinema siamo dentro al mondo più di chiunque altro.
Un film come Kneecap può aprire dibattiti importanti ad ampio raggio, da una questione nazionale a un’altra in perfetta continuità, perché non siamo isolati nemmeno quando siamo isole. I ponti di solidarietà, lotta, affermazione del diritto di esistenza e sopravvivenza sono più solidi di quanto i nostri governi possano farci credere.
Kneecap racconta una storia di rivalsa, ma non si ferma lì.
Grazie a una regia dinamica, all’uso di animazioni grafiche e in stop motion, il film esalta le musiche dell’ultimo album dei Kneecap uscito in contemporanea, Fine Art, e se ne fa interprete per un pubblico più vasto, quello che non si fa fermare dalla stringa dei sottotitoli ma che vede in essa la possibilità di conoscenza, connessione ed empatia artistica che si fa solidarietà sociale e politica.
____
CineFacts non ha editori, nessuno ci dice cosa dobbiamo scrivere né soprattutto come dobbiamo scrivere: siamo indipendenti e vogliamo continuare a esserlo, ma per farlo sempre meglio abbiamo bisogno anche di te!
Articoli
Articoli
Articoli
