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Per quanto divisiva, controversa e per certi versi anche pretenziosa, l'ultima fatica di Francis Ford Coppola è un'opera di assoluta rilevanza e MegaDoc si insinua proprio nel travagliato percorso produttivo e nella lunga gestazione che hanno accompagnato Megalopolis e che gli conferiscono un'aura maledetta.
Concepito oltre 30 anni prima della sua effettiva uscita, Megalopolis ha visto la luce solo grazie all'autofinanziamento del regista che ha investito il suo patrimonio personale, vendendo importanti quote delle sue proprietà vinicole.
[Il trailer di MegaDoc]
Per stessa ammissione del regista Mike Figgis, l'approccio con il quale si è lanciato nel progetto di MegaDoc è quello di una mosca sul muro che tenta di catturare quanto più materiale possibile, con tutto ciò che ne consegue anche a livello logistico: praticamente senza troupe, con un'attrezzatura essenziale e la tendenza a seguire il flusso di ciò che accade.
Ciò evidentemente si riflette nella forma del documentario, per lo più eseguito con una macchina a mano spesso sporca e impulsiva.
MegaDoc è un film molto piccolo e ciò gli consente, proprio in virtù di quella sua anima semplice, di attaccarsi ai piccoli momenti, ai frammenti di vita sul set di un'opera tanto enorme quanto economicamente disastrosa.
Attraverso il buco della serratura MegaDoc offre uno scorcio sul rocambolesco e folle mondo che si nasconde dietro un'epopea come Megalopolis, abitato dalle personalità più disparate tra alterchi verbali, frustrazioni e conversazioni esilaranti.
La concessione da parte di Coppola di dare a Figgis accesso a tutto il materiale d'archivio, compresi vecchi filmati delle letture di sceneggiatura di più di vent'anni prima, consente al regista di MegaDoc di rimbalzare tra il vecchio e il nuovo, creando degli incroci tra gli interpreti del passato e quelli del presente.
Il cuore di tutta l'operazione rimane comunque l'attenzione su Francis Ford Coppola e l'inestimabile testimonianza di un artista nel pieno del suo processo creativo, dalle sperimentazioni più istintive alle crisi sul set, fino all'ironia più divertente.
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