close

NUOVO LIVELLO

COMPLIMENTI !

nuovo livello

Hai raggiunto il livello:

livello

#CineFacts. Curiosità, recensioni, news sul cinema e serie tv

#articoli

After the Hunt - Recensione: il controllo e il desiderio

Luca Guadagnino continua a evolvere il suo Cinema del desiderio e del controllo; fuori concorso all'82ª Mostra del Cinema di Venezia

Titolo originale: After the Hunt
Genere: Drammatico, Thriller 
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura: Nora Garrett
Cast: Julia Roberts, Ayo Edebiri, Andrew Garfield, Michael Stuhlbarg, Chloë Sevigny
Uscita Italia: 16 ottobre 2025
Durata: 138 minuti
Paese: USA / Italia
Distribuzione Italia: Eagle Pictures

After the Hunt è l'ultimo film del prolifico Luca Guadagnino, presentato (sorprendentemente) fuori concorso all'82ª Mostra del Cinema di Venezia, che vede l'autore dirigere un cast stellare comprendente Julia Roberts, Ayo Edebiri, Andrew Garfield, Michael Stuhlbarg e Chloë Sevigny.

 

Esordio alla sceneggiatura della promettente Nora Garrett, After the Hunt è un thriller atipico e intellettuale nel quale desiderio, controllo e potere - temi cardine del Cinema di Guadagnino - sono esplorati nel contesto dell'alta educazione statunitense e della cultura contemporanea.  

 

[Il trailer internazionale di After the Hunt, prodotto da Amazon-MGM e da Frenesy]

 

 

Alma Imhoff (una straordinaria Julia Roberts) è una carismatica professoressa di filosofia morale nella prestigiosa Università di Yale, dove ha ottime probabilità di ottenere una cattedra permanente.

 

Sposata con lo psichiatra Frederik (Michael Stuhlbarg), Alma ama circondarsi della compagnia di Hank (Andrew Garfield), affascinante assistente alla cattedra, e Maggie (Ayo Edebiri), promettente studentessa di famiglia facoltosa.

La confessione di Maggie di una molestia subita da Hank genererà una spirale fuori controllo di verità personali, segreti inconfessabili e strategie di adattamento, che porterà Alma a misurarsi con lo scarto decisivo tra riflessione etica e applicazione della morale. 

Un ticchettio opprimente accompagna l'inizio di After the Hunt e la routine quotidiana di Alma a presagire che il suo mondo sta per cambiare irrimediabilmente.

 

Con il suo nuovo film Luca Guadagnino conferma di aver trovato una poetica e una cifra stilistica ben precise, realizzando il terzo film nel giro di due anni e, forse, un'ideale trilogia sulla forza irrazionale del desiderio, impossibile da contenere tra le fragili barriere delle convenzioni sociali. 

 

Un tema già esplorato nelle opere più mature di Woody Allen penso soprattutto a Crimini e misfatti e Irrational Man), che Guadagnino prende come riferimento e cita esplicitamente nei titoli di testa, e di Pedro Almodóvar, il cui manifesto de Il fiore del mio segreto è sapientemente piazzato in bella vista, a rimarcare il debito di After the Hunt con il Cinema che l'ha preceduto.

Guadagnino non è però tipo da ammirare semplicemente il passato, impegnato com'è a creare nel presente un suo personalissimo stile, assistito come al solito da professionisti di tutto rispetto.

Innanzitutto, una novità:Malik Hassan Sayeed, allievo di Spike Lee al primo lungometraggio dopo Belly del 1998, sostituisce alla fotografia Sayombhu Mukdeeprom, mantenendo il gusto di Guadagnino per i giochi di luce e per le angolazioni ardite e dinamiche.

 

Al montaggio di After the Hunt, invece, nessuna sorpresa: a Marco Costa è nuovamente affidato il compito di creare dinamismo con stacchi rapidi e talvolta "brutali", accompagnando le violente emozioni dei protagonisti.

 

 

[Julia Roberts e Andrew Garfield in una scena di After the Hunt]


A questo proposito vanno spese lodi al cast di After the Hunt, in particolare per una Julia Roberts ispirata in una nuova iterazione della Lydia Tár di Cate Blanchett.

 

Diversi i punti in comune tra il film di Todd Field e quello di Guadagnino: lo sbilanciamento dei rapporti di forza nelle relazioni, le molteplici sfaccettature di verità e narrazione (con annesse stilettate alla cosiddetta cancel culture), la sensazione di intoccabilità che deriva dal privilegio e le conseguenze della sua privazione.

Nora Garrett fornisce una solida struttura a questi temi tramite la rielaborazione di teorie filosofiche spesso enunciate nelle scene di lezione del film. I personaggi parlano per crearsi una corazza fatta della certezza della propria superiorità culturale e intellettuale, rimarcata tramite le frequenti inquadrature di libri e biblioteche private; quando smettono di parlare diventano fragili, vulnerabili nello spirito e persino nel corpo.

 

After the Hunt è pieno di dolore, qualcosa di ben più concreto rispetto all'astrazione del concetto: si soffre di bramosia (Frederik), di presunzione (Hank), di percepita inadeguatezza (Maggie); chi soffre di più però è Alma, vera costante e protagonista che patisce il dolore fisico delle proprie ulcere, ma anche quello spirituale (dell'anima, appunto), di chi ha tentato di azzerare le emozioni, di fare di sé una tabula rasa pronta a essere mossa solo dalle proprie motivazioni pratiche. 

 

Intuitivo e calzante rendere Alma una professoressa di filosofia morale, di farle enunciare con sicurezza e nonchalance Minima Moralia di Theodor W. Adorno e la teoria del panopticon di Michel Foucault.

I richiami allo "stato di polizia" teorizzato dal filosofo francese ben si sposano nella critica ai molteplici punti di osservazione e ai costrutti di una cancel culture che nel film taglia di netto ogni livello di discussione.;

Di Foucault però ci viene in mente anche la figura del parresiastes, colui che deve dire la verità perché non può fare altrimenti (figura svolta, a corte, dal giullare del re).  

 

In After the Hunt, a mio avviso, troviamo due iterazioni del parresiastese non è un caso che siano rappresentati da due interpreti fedeli di Guadagnino come Stuhlbarg e Sevigny, che già in altre opere del regista erano incapaci di dire bugie o di essere altro che sé stessi.

Sono i personaggi di Fred e Kim ad ancorare l'ennesimo triangolo disfunzionale di Guadagnino, con il brusco e dionisiaco Hank (un bravissimo Andrew Garfield) e la "detentrice" della distruttiva verità Maggie (Ayo Edebiri sempre più in rampa di lancio).

 

Ci sarebbe tanto ancora da dire su un'opera così matura, un film di adulti per adulti, dall'intelligenza forse troppo ostentata ma mai veramente a sproposito.

Tante le sfaccettature di un film che osa mettere lo spettatore in una posizione poco confortevole e in un mondo, come ben enunciato, che vuole azzerare il pathos riscrivendo l'ethos. 

 

Concludo con un pensiero (e un plauso) credo condiviso: l'evoluzione di Luca Guadagnino, in After the Hunt, passa nuovamente dal lavoro straordinario di Trent Reznor e Atticus Ross, incredibili realizzatori in note di interi mondi personali e di specchi dal riflesso scomodo.

____

 

CineFacts segue tantissimi festival, dal più piccolo al più grande, dal più istituzionale al più strano, per parlarvi sempre di nuovi film da scoprire, perché amiamo il Cinema in ogni sua forma: non potevamo dunque mancare l'appuntamento con la Mostra di Venezia!

Se vuoi sostenere la redazione e fare in modo che CineFacts migliori ogni giorno, prova a dare un'occhiata al nostro Patreon!

Chi lo ha scritto

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE

Top8

Articoli

Articoli

Lascia un commento



close

LIVELLO

NOME LIVELLO

livello
  • Ecco cosa puoi fare:
  • levelCommentare gli articoli
  • levelScegliere un'immagine per il tuo profilo
  • levelMettere "like" alle recensioni