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Fikkefuchs, di Jan Henrik Stahlberg - Fish & Chips 2019

[Il contenuto di questo articolo potrebbe non essere adatto a un pubblico di minori]

 

Fikkefuchs (Bedbugs il titolo internazionale con cui lo ritroviamo nel programma) di Jan Henrik Stahlberg è l'altra faccia della medaglia rispetto a Touch Me Not, la nota autoironica, dissacrante, politicamente scorretta e divertente di Fish & Chips che, sotto questa patina esagerata e irriverente, offre comunque spunti interessanti e cinema di ottimo livello.

 

Thorben, interpretato da Franz Rogowski - che qualcuno ricorderà per il bellissimo Victoria - è un ragazzo con evidenti problemi nel relazionarsi con l'altro sesso: nella sequenza di apertura lo vediamo squadrare insistentemente una cassiera e poco dopo aggredirla tentando di stuprarla al grido di "Fikkefuchs" (caccia alla volpe in italiano).

 

Questo tentato gesto lo porterà a seguire un percorso di riabilitazione, ma lui, strafottente sin dal primo momento, fuggirà per raggiungere il suo idolo: Rocky, il padre mai conosciuto che aveva abbandonato la madre anni prima e di cui lei, a detta sua, aveva sempre decantato le doti di amante e di "maschio alpha".

 

 

 

 

Il padre, restio ad accettare la notizia di avere un figlio, è un uomo di cinquant'anni che crede di essere ancora un Don Giovanni, ma che in realtà ha perso tutto il suo appeal con le donne, come dimostrato dalla sua prima apparizione in cui cerca invano di abbordare delle ventenni che invece gli ridono in faccia.

 

Dopo un primo momento di distanza i due si avvicinano e Richard, questo il suo vero nome, cerca di istruire il figlio nell'arte di conquistare le donne: non attraverso l'irruenza sboccata e volgare che lo aveva caratterizzato fino ad allora, ma attraverso "lo charme, la simpatia e l'insistenza".

 

Iniziano una serie di lezioni tra mentore e giovane discepolo, ma arrivati all'atto della prima "prova pratica" Thorben scopre l'inettitudine del padre e una nottata di falliti abbordaggi e alcool finisce tra vomito e diarrea in una vasca da bagno con il figlio che lava il quasi incosciente padre. 

 

Il giorno seguente Throben scopre che Rocky ha un tumore alla prostata e, per fargli riassaporare almeno una volta i fasti del passato, lo porta ad un corso di seduzione tenuto dalla signora Wilson consigliatogli da un amico che dopo averlo seguito era riuscito a conquistare una donna bellissima.

 

Il corso sembra funzionare e Rocky conquista una bellissima giovane ragazza (la stessa che avevamo visto con l'amico di Thorben) di cui si innamora, ma dietro c'è una grandissima fregatura: la donna è stata pagata per andare con uno dei corsisti e l'abbordaggio al bar era solo una messa in scena per alimentare il mito del corso. 

 

Thorben decide quindi di ricattare la signora Wilson perchè il padre possa credere per il poco tempo che ancora gli resta che l'amore sbocciato in quella serata fosse vero e con la giovane conquista i due e gli altri corsisti vanno in vacanza vacanza in Grecia a spese della docente.

 

 



Come si può intuire dalla narrazione il film è un contesto in cui il politicamente scorretto e una comicità molto spinta e volgare trovano un habitat perfetto: queste due componenti funzionano per tutto il film e la loro assurdità e la loro esagerazione, anche grazie a due interpreti in stato di grazia, funziona sempre e riesce a far scorrere il film piacevolmente.

Si ride di gusto e molto.

 

Ma la vera qualità di Fikkefuchs è ciò che viene mascherato dietro al gusto per la risata sguaiata e dissacrante: Stahlberg costruisce un racconto di formazione in cui, oltre a vedere Thorben scontrarsi con i suoi problemi e osservare la sua crescente consapevolezza, ci ritroviamo ad osservare ed a paragonare i due uomini che in questo continuo incontro-scontro tra le mentalità di due epoche molto differenti palesano il cambiamento del rapporto con il sesso e con il corteggiamento.

 

Da un lato abbiamo la ricerca di una sfida, la voglia sfruttare la propria cultura, di ammaliare e come nella caccia di riuscire a conquistare la preda, dall'altra la compulsiva voglia di emulare ciò che si vede nei siti porno e che si sente nei testi delle canzoni, la continua spinta non solo verso l'apparire, ma costantemente unita al gesto di riprendersi e di condividere e commentare le proprie imprese online, il tutto condito dall'assoluto annullamento del rispetto per la controparte. 

 

Stahlberg non risparmia nessuno dei due, nonostante ne mostri le differenze e i cambiamenti: sono due personaggi meschini, che ritornano sui loro comportamenti sbagliati e che palesano una costante misoginia tavolta mascherata talvolta palese.

 

E in quest'ottica dopo una buona porzione di film in cui li vediamo interagire tra loro è significativo il fatto che si ritrovino allievi dello stesso corso. 

 

La morte finale e la chiusura così malinconica non sembrano mostrare redenzione o perdono da parte dell'occhio del regista.

Nonostante la conclusione sia molto diversa per i due personaggi - da un lato il rifugiarsi in una bugia (forse non così inconsapevomente) dall'altra il tanto agognato premio nelle fattezze di una giovane greca che non capisce una parola di tedesco e le volgari richieste che le vengono avanzate - il giudizio sui loro operati sembra univoco. 

 

 



Un film che parla, oltre che della sessualità, del modo in cui il mondo è cambiato nell'epoca dei selfie, delle continue dirette e dell'infinità quantità, e non qualità, di informazioni reperibili sempre e ovunque.

 

Il personaggio di Thorben e la scelta registica di Stahlberg di inserire spesso videochiamate, video di canali YouTube e brevissimi inserti di pagine pornografiche ormai diventate celebri (in una scelta che ricorda molto per ritmi, tematiche e realizzazione Don Jon di e con Joseph Gordon-Levitt) vanno moltissimo in questa direzione e sono uno degli aspetti più interessanti del film.

 

Il differente tenore culturale tra l'uomo "del passato" che non aveva facile accesso all'informazione e quello "del futuro" che avrebbe tutto a disposizione, ma che non è in grado di comprenderlo ed apprezzarlo sembra netta.

 

Un'opera che vive della sua comicità e della sua ottima capacità di modificare il ritmo all'occorrenza della narrazione (fantastica la prima parte di lezioni del padre in cui il trascinarsi dei suoi lunghissimi monologhi viene resa perfettamente dal montaggio audio e video) e di tener stretto ed attento lo spettatore per tutta la durata, ma che alla fine lascia un alone di incompiutezza: una lucidissima analisi ed un continuo contrappunto tra più coppie di visione del mondo e del rapporto tra uomini e donne che forse non arriva compiutamente ad una sua conclusione e che, a causa di ciò, non convince completamente pur restando uno spunto davvero interessante.

 

Nonostante questo la comicità, che in almeno tre/quattro scene non può che rimanere indelebile nella memoria per lunghissimo tempo, e la qualità del montaggio e del lungo discorso portato avanti rendono Fikkefuchs in film davvero divertente e interessante.

 

Introdotto da:

 

 



Kinky Kitchen, una divertentissima serie di mini-cortometraggi d'animazione realizzati da Bea Holler, in cui assistiamo in maniera assolutamente ironica e non esplicita ad "amplessi" tra gli oggetti e i cibi di una cucina dai colori pop e sgargianti.

 

Il limone e lo spremiagrumi, la padella e le uova, il mattarello e la pasta da stendere strappano risate e stupiscono per la semplicità, ma allo stesso tempo per la cura del dettaglio: divertentissimi prodotti di cui si può avere una piccola preview sul sito internet della realizzatrice (nello showreel dell'anno passato).

 

Un bellissimo antipasto di ciò che poi abbiamo visto in Fikkefuchs.

 

 

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