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Bugonia - Recensione: salvate i complottisti - Venezia 2025

Yorgos Lanthimos ed Emma Stone tornano in laguna dopo il trionfo di Povere creature! con un film grottesco carico di implicazioni sociali

Titolo originale: Bugonia
Genere: Commedia, Drammatico, Fantascienza  
Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Will Tracy (da Save the Green Planet! di Jang Joon-hwan)
Cast: Emma Stone, Jesse Plemons, Alicia Silverstone, Aidan Delbis, Stavros Halkias
Uscita Italia: 23 ottobre 2025
Durata: 120 minuti
Paese: USA
Distribuzione Italia: Universal Pictures

Bugonia rappresenta l'ennesimo capitolo della storia d'amore tra Yorgos Lanthimos e la Mostra del Cinema di Venezia.

 

Dopo aver vinto un premio per ciascuna delle sue precedenti opere in concorso, l'autore greco torna al Lido per la terza volta con Emma Stone (la quarta in assoluto) presentando un film che ancora una volta unisce nomi affermati del panorama hollywoodiano a giovani emergenti.

Oltre alla già citata Stone, al sempre più rilevante Jesse Plemons e a un'inaspettata Alicia Silverstone, il cast presenta nomi come l'esordiente Aidan Delbis e lo stand-up comedian Stavros Halkias in un mix recitativo che - al solito - si presenta come irresistibile.

 

Come di consueto Lanthimos prova a presentarci elementi di novità a ogni opera. In questo caso si tratta del primo remake della carriera del regista greco: Bugonia è infatti tratto da Save the Green Planet, film coreano di Jang Joon-hwan, ed è stato prodotto dagli stessi Lanthimos e Stone oltre che - tra gli altri - da Ari Aster.

 

[Trailer ufficiale di Bugonia]

 

 

Bugonia racconta la storia di due giovani ossessionati dalle teorie del complotto che decidono di rapire la CEO di una grande azienda, convinti che sia un’aliena giunta sul pianeta Terra con l'obiettivo di distruggerla.

 

Il contesto di riferimento della sceneggiatura di Will Tracy - che ha dichiarato di aver visto solo una volta l'originale coreano per distaccarsene - sono dunque gli Stati Uniti come contenitore ed estremo catalizzatore di differenze sociali, in cui le teorie complottistiche ribollono e si instaurano sotto la superficie di una società apparentemente in rivolta verso il cambiamento.

Un ambiente tanto parossistico da rendere flebile il discrimine tra realistico e grottesco.

 

Lo script, che il regista ha definito come già perfettamente completo sin dal momento in cui l'ha letto, risente di un'imprecisione nel suo assunto iniziale: com'è possibile rapire la CEO di una multinazionale senza che casa sua sia attorniata da sistemi di sicurezza e telecamere?

Bugonia non è puntualissimo nello spiegare il piano ideato dai complottisti Teddy e Don, né sui motivi per cui una donna di tale potere scelga di non munirsi di precauzioni: il film mira a ricostruire una sensazione di paranoia e oppressione in cui certe domande potrebbero finire in secondo piano.

 

Lo spettatore è, infatti, risucchiato dalla ricostruzione del contesto familiare di provenienza di Don e Teddy, i due personaggi di Plemons e Delbis, accettando immediatamente la loro solitudine e la loro cieca disposizione a compiere ogni tipo di gesto.

 

 

[Emma Stone è sempre più il volto a cui ricondurre gli ultimi anni di carriera di Lanthimos: Bugonia in questo non fa eccezione]

 

 

Su questo substrato Lanthimos ha impiantato gli elementi stilistici e tonali del percorso evolutivo della sua poetica, risultando capace di mescolare più generi con il classico tocco weird che ha contraddistinto la carriera dell'autore greco.

 

L'opera assume, dunque, un andamento del tutto sincopato: un passo divertito che sembra perennemente ballare sull'orlo della disperazione che attanaglia la mente umana.

Il titolo del film che trae spunto dalla bugonia - l'episodio delle Georgiche di Virgilio che illustra la credenza molto radicata nell'antichità della generazione spontanea della vita - funge da monito rispetto al concetto sottostante all'opera: la stessa esistenza umana, così come ogni fenomeno del pianeta Terra, non può essere dato per scontato. 

 

Pur abbandonando la complessità concettuale e metaforica di alcuni dei suoi lavori più riusciti, Yorgos Lanthimos riesce comunque a confezionare un'opera pienamente in linea con le sue intenzioni, ribadite peraltro nella conferenza stampa di presentazione di Bugonia: consegnarci un ottimo prodotto di intrattenimento capace di recapitare un messaggio con efficacia, lasciando comunque margini di riflessione allo spettatore. 

 

 

[Anche in Bugonia il regista greco non rinuncia alle scelte registiche che lo rendono riconoscibile]

 

 

Il messaggio di Bugonia arriva spogliando gradualmente l'opera del suo abito farsesco: il risultato potrà sembrare più semplicistico per i puristi della filmografia dell'autore greco, ma non intacca la bontà di una pellicola a mio avviso complessivamente convincente.

 

Nel complesso il film si colloca perfettamente accanto a Kinds of Kindness nella filmografia del regista: a differenza del suo precedente divertissement, però, Bugonia mostra maggiori compattezza ed equilibrio, tanto sul piano narrativo quanto sul piano delle intuizioni sostanziali e formali. 

 

Emma Stone e Jesse Plemons si donano completamente in ruoli che ne enfatizzano marcatamente la deformazione fisica: il lavoro del direttore della fotografia Robbie Ryan è uno dei fiori all'occhiello di Bugonia, per come riesce a enfatizzare le storture dei personaggi e del mondo delineato, senza mai privare ciò che è nel quadro dell'ultima oncia di realismo necessaria a costruire l'equilibrio del film. 

 

 

[Aidan Delbis debutta in Bugonia con una prova che potrebbe valergli il Premio Mastroianni]

 

 

Dopo aver vinto il Premio Osella per la sceneggiatura di Alps, il Leone d'argento - Gran premio della Giuria per La favorita e un trionfante Leone d'oro per Povere creature!, Lanthimos potrebbe per una volta faticare a trovare spazio nel palmarès veneziano. 

 

L'assunto per cui secondo me Bugonia sia da annoverare tra le sue opere minori non deve fuorviarvi: si tratta di una visione di cui non vi dovrete privare.

____ 

 

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